Stellantis, consegne -12% nel 2024. E l’utile crolla: -70% a 5,52 miliardi
I ricavi del gruppo automobilistico frenano del 17% a a 156,9 miliardi. Margine Aoi del 5,5%, in netto calo rispetto al 12,8% dell’anno d’oro, il 2023. Male anche Maserati: consegne -57,5% e ricavi -55,5%
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Eccessiva attenzione ai costi, ritardi nel rinnovamento della gamma e politiche commerciali sbagliate in Nord America (prezzi troppo alti per modelli a fine ciclo, da cui eccesso di auto sui piazzali dei concessionari). Sono tra le cause che hanno spinto il gruppo Stellantis verso un bilancio del 2024 disastroso. Il gruppo ha chiuso l’anno con ricavi netti pari a 156,9 miliardi di euro, in calo del 17% rispetto al 2023, con consegne consolidate in diminuzione del 12% «per gap temporanei nella gamma prodotti e azioni di riduzione delle scorte ormai completate». L’utile netto è affondato: -70%, a di 5,5 miliardi. L’utile operativo rettificato, 8,6 miliardi, è diminuito del 64%. Il margine Aoi (rettificato) è precipitato al 5,5%, in netto calo rispetto al 12,8% dell’anno d’oro, il 2023 - quando già si prevedeva che il 2024 sarebbe stato «una anno turbolento» - e in fondo al range di previsione fornito a settembre. Proprio a fine settembre era stato lanciato un profit warning shock, che aveva minato la fiducia degli investitori e portato, il 1 dicembre, all’uscita di scena del ceo Carlos Tavares.
Dividendo più che dimezzato
Il flusso di cassa industriale 2024 è stato negativo per 6 miliardi di euro. La liquidità disponibile industriale complessiva si è attestata nel 2024 a 49,5 miliardi, con una posizione finanziaria netta industriale di 15,1 miliardi. Stellantis prevede di pagare un dividendo di 0,68 euro per azione ordinaria (1,55 euro l’anno scorso). Il cfo Doug Ostermann ha precisato che «ha un rendimento del 5%». Ostermann ha aggiunto che Stellantis «valuterà il riacquisto di azioni proprie nel corso del secondo semestre, sulla base della ripresa delle attività commerciali». E ha precisato che «il bilancio della società resta solido e ben posizionato».
Le scorte totali - uno dei detonatori della crisi, dal Nord America, come si diceva - al 31 dicembre 2024 sono diminuite del 18%, 268 mila unità in meno. Ma proprio in America, cuore pulsante del business di Stellantis, i conti sono stati un disastro: -27% di ricavi, con il margine operativo crollato dal 15,4% al 4,2%. Gli sconti tardivi sono serviti, ma il prezzo pagato sui conti è stato altissimo. E il mercato lo ha capito: senza nuovi modelli, che ora si dicono in arrivo, il gruppo rischia di perdere terreno proprio nei segmenti più redditizi.
La spada di Damocle dei dazi voluti da Trump
Quanto al passaggio generazionale del portafoglio prodotti, ha ricordato il gruppo nella nota, è stato avviato nel 2024 con il lancio dei primi modelli costruiti sulle piattaforme STLA Medium e STLA Large e l’utilizzo globale della piattaforma Smart Car attraverso il lancio in Europa, per esempio, delle Citroën C3/ë-C3. Ora in Nord America sono previste novità importanti per Jeep e Ram. In totale, sono una decina i nuovi modelli, che dovrebbero essere più accessibili sotto il profilo dei prezzi.
Ma a complicare il quadro ecco l’incertezza legata ai dazi del 25% sulle importazioni che l’Amministrazione Trump introdurrà dal 2 aprile e che colpirebbero particolarmente il gruppo, molto legato a produzioni in Messico e Canada. «Sosteniamo Trump» nel suo focus «sulla produzione negli Usa, ma le discussioni sono ancora in corso. Stiamo valutando quali possano essere le conseguenze per noi», ha dichiarato il presidente del gruppo John Elkann.

