Supporto formazione e lavoro, prime assunzioni a quota 11mila
Allo strumento di attivazione al lavoro partito il 1° settembre si sono iscritti finora in 160mila persone: tra loro figurano solo circa un terzo di ex percettori del Reddito di cittadinanza, mentre sono 56mila le domande accolte (si viaggia al ritmo di 6-8mila al giorno)
di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci
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Quasi 11mila assunzioni, in 24mila hanno avuto finora l’indennità mensile di 350 euro. Sono 4.100 le persone che stanno frequentando i corsi di formazione regionali, in 2.600 hanno fatto l’orientamento specialistico per l’attivazione al lavoro, e in 1.600 sono stati coinvolti in progetti di attività collettiva promossi dai comuni.
Sono i numeri del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), resi noti dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, lo strumento di attivazione al lavoro partito il 1 settembre, al quale si sono iscritti finora in 160mila persone, tra loro figurano solo circa un terzo di ex percettori del Reddito di cittadinanza, mentre sono 56mila le domande accolte (si viaggia al ritmo di 6-8mila al giorno).
Possono beneficiare di Sfl singoli componenti di nuclei familiari tra i 18 e i 59 anni in possesso di determinati requisiti di cittadinanza, soggiorno, residenza ed economici. Su 249mila potenziali occupabili rimasti negli ultimi mesi tra i percettori del Reddito di cittadinanza, solo il 20% dunque ha fatto domanda per il Sfl, ma trattandosi di persone appartenenti a nuclei con Isee sotto i 6mila euro, dunque in una situazione di difficoltà economica che hanno bisogno di un sostegno, è in corso una verifica da parte di ministero del Lavoro, Inps e Anpal sulle ragioni della loro limitata adesione; una parte potrebbe avere trovato un lavoro, ma tanto può essere “sommerso”.
Da settembre sono state 150mila le offerte di lavoro pubblicate sulla piattaforma Siisl (Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa), con l’avvertenza che un’offerta può prevedere anche più posti di lavoro. I corsi di formazione pubblicati prevedono in totale oltre 700mila posti. Dai numeri anche emerge una partecipazione ancora limitata ai corsi di formazione gestiti dalle regioni, per due motivi: alcune regioni del Centro Sud sono molto indietro nell’avvio dei corsi, alcune sono addirittura a quota zero.
Tra le regioni più ritardatarie spiccano il Molise, la Basilicata, la Sardegna, la Puglia, ma anche la Sicilia. Di contro, al Centro-Nord, con livelli di disoccupazione più bassi (Emilia Romagna,Toscana, Veneto, ad esempio) si fatica a comporre le classi perché si iscrive un numero troppo basso di persone. Il ministero del Lavoro punta ad un maggior coinvolgimento dei privati, attraverso le Agenzie per il lavoro, ma ci sono vincoli nelle normative Ue.



