«Tap, 3 miliardi di metri cubi di gas in più all’Italia nel 2022»
Il Managing Director di Tap spiega la strategicità dell’opera – per anni contestata – in questo momento storico di crisi energetica
di Celestina Dominelli
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Per capire la strategicità del Tap, il gasdotto transadriatico che trasporta in Europa il gas proveniente dai ricchi giacimenti del Mar Caspio, occorre partire da qui. «Dall’inizio dell’operazioni commerciali, il 31 dicembre 2020, a oggi, abbiamo trasportato 18,5 miliardi di metri cubi di gas, di cui quasi 16 miliardi solo in Italia - spiega il managing director del Tap, Luca Schieppati, in questa intervista al Sole 24 Ore -. E, nel solo 2022, prevediamo di portarne nel nostro Paese quasi 10 miliardi: 3 miliardi in più rispetto ai 7 miliardi del 2021».
Schieppati, manager di lunga esperienza con 30 anni di navigazione nel settore, sceglie di far parlare i numeri per spiegare come il Tap, con 25-28 milioni di metri cubi di gas al giorno giunti negli ultimi mesi al terminale di ricezione di Melendugno, in Puglia, sia diventato, dopo l’Algeria, il secondo principale fornitore dell’Italia a caccia di nuove rotte per affrancarsi dal gas russo.
Come si arriva a questo risultato?
Abbiamo lavorato molto in questi mesi portando a traguardo i contratti di trasporto a lungo termine che garantiscono 10 miliardi di metri cubi annui per 25 anni, di cui 8 miliardi destinati all’Italia, uno alla Grecia e un altro alla Bulgaria. Contestualmente, poi, abbiamo massimizzato la capacità a breve termine che in questa fase così critica per le forniture italiane ed europee ha contribuito ad aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti. Così facendo abbiamo superato gli impegni che avevamo assunto.
Quali erano gli accordi intercorsi tra gli azeri e il governo italiano?



