Il colloquio

Negoziati guerra in Est Europa, Trump: riunione venerdì a Monaco fra Russia, Ucraina, Usa. Ma Kiev smentisce

Trump ha annunciato che lui e Putin hanno «concordato di lavorare insieme, molto da vicino, anche visitando le rispettive nazioni». Poi la chiamata a Zelensky

Articolo aggiornato il 13 febbraio alle 22.52

Ucraina, Trump: "Colloqui con Putin fanno progressi"

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Donald Trump ha annunciato una riunione venerdì 14 febbraio a Monaco, dove comincerà la Conferenza, fra “rappresentati della Russia, dell’Ucraina e degli Stati Uniti”. Ma la presidenza ucraina chiarisce che non sono previste “discussioni con funzionari russi a Monaco”, nell’ambito della Conferenza per la sicurezza.

In precedenza, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, il presidente Usa aveva dichiarato: “Credo a Putin quando si tratta della pace in Ucraina. Mi piacerebbe riaverlo al G7: la Russia dovrebbe sedersi al tavolo”. Trump intende anche incontrarsi con la Cina e la Russia non appena le cose si sistemeranno per parlare delle spese della difesa: “Voglio dire ai presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin” che dovremmo dimezzare il budget militare, ha detto Trump secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg.

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La telefonata con Putin

«Ho appena avuto una lunga e altamente produttiva telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. Abbiamo discusso di Ucraina, Medio Oriente, energia, intelligenza artificiale, il potere del dollaro e vari altri argomenti»: lo ha scritto Donald Trump su Truth, annunciando la telefonata avuta con il presidente russo Putin, confermata anche dal portavoce del Cremlino Peskov, che ha parlato di una conversazione durata circa un’ora e mezza.

«Entrambi abbiamo riflettuto sulla grande storia delle nostre nazioni e sul fatto che abbiamo combattuto insieme con tanto successo nella Seconda Guerra Mondiale, ricordando che la Russia ha perso decine di milioni di persone e noi, allo stesso modo, ne abbiamo perse tante! - ha proseguito - Ognuno di noi ha parlato dei punti di forza delle rispettive nazioni e dei grandi vantaggi che un giorno avremo lavorando insieme». Ventiquattro ore dopo il presidente è tornato su Truth e ha scritto «Una bella chiacchierata con la Russia e l’Ucraina ieri. Buone possibilità di mettere fine a quella orribile e sanguinosa guerra».

Trump ha annunciato che lui e Putin hanno «concordato di lavorare insieme, molto da vicino, anche visitando le rispettive nazioni. Abbiamo anche concordato di far iniziare immediatamente i negoziati (sull’Ucraina) ai nostri rispettivi team e inizieremo chiamando il presidente ucraino Zelensky per informarlo della conversazione, cosa che farò adesso. Ho chiesto al segretario di Stato Marco Rubio, al Direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la sicurezza Nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato speciale Steve Witkoff di guidare i negoziati che, sono fermamente convinto, avranno successo».

Il presidente russo, ha confermato il suo portavoce Peskov, ha concordato con l’inquilino della Casa Bianca che una «soluzione di lungo termine» in Ucraina può essere raggiunta attraverso i negoziati. «Putin ha sottolineato la necessità di affrontare le cause profonde del conflitto e ha concordato con Trump sul fatto che una soluzione a lungo termine potrebbe essere raggiunta attraverso negoziati pacifici», riporta l’agenzia Tass.

Trump e il Cremlino: anche l’Ucraina parteciperà ai negoziati

Peskov ha anche aggiunto che «In un modo o nell’altro, ovviamente, l’Ucraina parteciperà ai negoziati». «Naturalmente, ci sarà un binario bilaterale russo-americano di questo dialogo e un binario che, ovviamente, sarà collegato al coinvolgimento dell’Ucraina», ha detto Peskov rispondendo alla domanda se il Cremlino ritenga che l’Ucraina sarà un partecipante alla pari nei negoziati.

Dopo la dichiarazione di Peskov, è intervenuto anche il presidente Usa Donald Trump, confermando: l’Ucraina avrà un posto al tavolo delle trattative: volevo «assicurarmi che anche Putin volesse un accordo». Lo ha detto Donald Trump,

«Voglio ringraziare il presidente Putin per il tempo e gli sforzi dedicati a questa chiamata e per la liberazione, ieri, di Marc Fogel, un uomo meraviglioso che ho salutato personalmente ieri sera alla Casa Bianca». Così ha concluso il presidente americano il lungo post che ha annunciato la telefonata con il presidente russo. Marc Fogel è l’insegnante americano che è stato rilasciato ieri da Mosca, dopo essere stato condannato a 14 anni di carcere per detenzione di droghe leggere, che l’uomo usava per la sua salute. Tra l’altro la Casa Bianca ha annunciato il rilascio di un detenuto americano e tre altre persone dalla Bielorussia, secondo quanto riportato da Cnn.

In serata il presidente americano ha rilanciato, annunciando che l’incontro con il leader russo avverrà in Arabia Saudita, senza dare altri dettagli, sottolineando che la tregua in Ucraina potrebbe avvenire «in un futuro non troppo distante», ma che un’adesione di Kiev alla Nato non sarebbe «realistica».

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La chiamata a Zelensky

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha da parte sua confermato di aver avuto successivamente una «conversazione significativa» il suo omologo statunitense. «Abbiamo parlato a lungo delle opportunità di raggiungere la pace, abbiamo discusso della nostra disponibilità a lavorare insieme a livello di squadra e delle capacità tecnologiche dell’Ucraina, compresi i droni e altre industrie avanzate. Sono grato al Presidente Trump per il suo interesse in ciò che possiamo realizzare insieme», ha scritto in un post su X.

«Nessuno desidera la pace più dell’Ucraina. Insieme agli Stati Uniti, stiamo tracciando i nostri prossimi passi per fermare l’aggressione russa e garantire una pace duratura e affidabile». Con Trump «abbiamo concordato di mantenere ulteriori contatti e di pianificare i prossimi incontri», ha precisato Zelensky.

In un secondo post, il presidente ucraino ha ribadito di aver apprezzato l’iniziativa del presidente Usa e «il suo genuino interesse per come possiamo realizzare insieme una vera pace». «Abbiamo discusso di molti aspetti, diplomatici, militari ed economici, e il presidente Trump mi ha informato di ciò che Putin gli ha detto - ha aggiunto -. Crediamo che la forza dell’America, insieme all’Ucraina e a tutti i nostri partner, sia sufficiente a spingere la Russia verso la pace».

Il segretario del Tesoro americano Scott Bessent in visita a Kiev, dove ha incontrato Zelensky, ha confermato che gli Stati Uniti hanno come obiettivo quello di «concludere un accordo di cooperazione economica» con l’Ucraina «in cambio del proseguimento del loro sostegno materiale all’Ucraina e agli ucraini». «So che al nostro team è stata data la prima bozza dell’accordo dagli Stati Uniti sulla partnership tra i nostri Paesi. Voglio davvero che il nostro team studi questo documento e faremo di tutto per studiarlo e firmarlo il prima possibile», ha detto il presidente ucraino Zelensky, come riporta Rbc-Ukraine. «Gli Stati Uniti sono il nostro partner principale. Faremo di tutto per studiare tutti i dettagli del documento e arrivare alla Conferenza di Monaco, perché non vogliamo perdere tempo», ha aggiunto Zelensky.

Ventiquattro ore dopo Zelensky ha detto che l’Ucraina non accetterà alcun accordo raggiunto tra Mosca e Washington senza essere direttamente coinvolta nel negoziato. Il leader ucraino, riportano i media nazionali, ha anche sottolineato che l’Europa deve essere al tavolo dei negoziati quando la guerra finirà.

Zelensky ha poi confermato che con Trump non hanno discusso dell’adesione alla NATO o delle elezioni ucraine, ma ha riconosciuto che gli Stati Uniti non sono favorevoli all’adesione dell’Ucraina all’Alleanza. Il fatto che il presidente americano abbia chiamato prima Putin non significa che cambino le priorità degli Stati Uniti, ha sostenuto, pur ammettendo che è stato “spiacevole”.

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Hegseth traccia le linee rosse di Trump: «Irrealistico ritorno ai confini ucraini pre-2014»

Proprio oggi a Bruxelles, dove si riuniva il Consiglio Nato-Ucraina, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha tracciato le “linee rosse” di Donald Trump sulla Nato e sull’Ucraina, invitando l’Europa a impegnarsi con maggiore determinazione. In un breve discorso dal tono combattivo, Hegseth ha giudicato «irrealistico» il ritorno dell’Ucraina ai confini pre-2014, cioè inclusa la Crimea. Allo stesso modo l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica in seguito ai negoziati di pace «non è realistica», ha sottolineato l’ex editorialista di Fox News. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, riporta l’Afp, vuole la pace in Ucraina e la fine del «massacro», ha ricordato Hegseth davanti agli altri 31 ministri della Difesa della Nato e al collega ucraino Roustem Oumerov. Ma affinché ciò accada, gli europei devono impegnarsi molto di più sul campo, e pure a livello finanziario. Ad esempio, non è possibile che gli Stati Uniti dispieghino soldati in Ucraina nell’ambito di un accordo di pace, ha sottolineato. Spetterà agli europei e agli altri Paesi trovare le «solide» garanzie di sicurezza necessarie per mantenere una pace «duratura» in Ucraina, ha avvertito Hegseth. «Se le truppe di peacekeeping vengono schierate in un dato momento, devono essere parte di una missione non Nato e non coperta dall’articolo 5» dell’Alleanza, che prevede l’assistenza dei membri della Nato in caso di attacco contro uno di loro. In futuro i Paesi europei dovranno fornire all’Ucraina una quota «schiacciante» di aiuti civili e militari, ha affermato. Gli Stati Uniti intendono fare la loro parte, ha spiegato, contribuendo ad abbassare il prezzo dell’energia, la principale risorsa della Russia, per costringerla a sedersi al tavolo delle trattative.

Ue: da un cattivo accordo solo un’altra guerra

Il giorno dopo è intervenuta l’Ue. «Nessuna pace senza Kiev al tavolo delle trattative» perché «un cattivo accordo porterà solo ad altra guerra». Lo ha detto una portavoce della Commissione Europea in risposta a una domanda sulla telefonata fra Trump e Putin sull’ipotesi di negoziati immediati di pace scavalcando l’Ucraina e la stessa Unione Europea. Non si deciderà «nulla sull’Ucraina senza che l’Ucraina sia seduta al tavolo e supporteremo Kiev per tutto il tempo necessario».

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«Qualsiasi soluzione rapida sull’Ucraina è un affare sporco che abbiamo già visto in passato, ad esempio a Minsk, e semplicemente non funzionerà. Non fermerà le uccisioni, la guerra continuerà», ha detto l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas alla Nato. «Se facciamo un paragone, possiamo fare un parallelo con il 1938: non è una buona tattica di negoziazione se si dà via tutto prima ancora che le discussioni siano iniziate. È appeasement, e non funziona». Ha continuato: «Se stiamo dicendo che l’Ucraina non avrà l’adesione alla Nato, ma qualche altra garanzia di sicurezza, allora la domanda che deve trovare una risposta da parte di tutti è: quali sono queste garanzie di sicurezza?» si chiede Kallas, parlando alla Nato. «Un accordo fatto alle nostre spalle semplicemente non funzionerà perché per qualsiasi tipo di accordo deve essere attuato dagli europei e dagli ucraini».

Crosetto: un suicidio solo soldati europei

Per l’Italia interviene prima il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Che ci siano dialoghi per la pace lo trovo un fatto positivo, è la priorità numero uno sia in Ucraina, sia in Medio Oriente». Così il ministro interpellato dai cronisti nel Transatlantico della Camera, sui contatti Usa-Russia. «Sul ruolo dell’Europa - ha aggiunto - è fondamentale che ci sia un ruolo non secondario. Ho sempre detto che non dobbiamo andare da soli, siamo due facce della stessa medaglia».

Su un’eventuale operazione di peacekeeping in Ucraina, portata avanti da forze europee senza la tutela dell’Articolo 5 del Trattato di Washington, come avanzato ieri da segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth “non è ancora iniziato il dibattito su questo tema e il giorno che inizierà io dirò che sarebbe un suicidio andare solo come Paesi europei”. Lo dice il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a margine della riunione ministeriale Difesa della Nato a Bruxelles. “Tu non puoi pensare - aggiunge - di avere, dopo una guerra come quella che c’è stata, un impegno che sia solo europeo. Deve essere un impegno sotto l’egida delle Nazioni Unite o comunque sicuramente extraeuropeo che veda coinvolti i Paesi arabi, che veda coinvolta l’India, che veda coinvolte le altre nazioni perché sicuramente non possiamo pensare che si riduca a quello che è stato il maggior fornitore di aiuti alla nazione che si è contrapposta alla Russia, per cui sarebbe folle. Io mi auguro che ci sarà perché vuol dire che è scoppiata la pace, ma a quel punto noi siamo disponibili all’interno di un contingente che vada al di là dell’Europa. Le stesse cose che abbiamo fatto in Libano, la stessa cosa che siamo disposti a fare a Gaza, lo stesso schema che abbiamo utilizzato con le nostre missioni di pace internazionale vale in questo caso. Se vogliamo pensare a un futuro di pace dobbiamo dare forza alle organizzazioni multilaterali. Bisogna rianimare l’Onu, ridargli una forza politica, che ha perso negli ultimi decenni, e questo può essere l’occasione per dare all’Onu una nuova speranza di diventare qualcosa di importante per l’umanità e per il mondo”.

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