Auto elettriche

Tesla, primo storico calo delle consegne nel 2024. Crollo in Borsa

Il totale per Tesla fa 1.789.226. Si tratta dell’1,1% in meno rispetto a un anno fa, al di sotto delle stime. La cinese Byd ormai a un soffio sui Bev

di Alberto Annicchiarico

Model Y nella Gigafactory Tesla  a Gruenheide, Germania. Patrick Pleul/via REUTERS

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Il duello tra Tesla e la gran rivale cinese Byd, nel 2024, è stato vinto ancora una volta, di un soffio, appena 24mila unità, dal produttore americano. Nonostante la gran rincorsa del gigante di Shenzhen. «Nel quarto trimestre abbiamo prodotto circa 459.000 veicoli, ne abbiamo consegnati oltre 495.000 (top dell’anno, ndr) e abbiamo distribuito 11 GWh di prodotti per l’accumulo di energia: un doppio record», ha scritto Tesla nel comunicato pubblicato mezz’ora prima del via alle contrattazioni a Wall Street. In realtà questi numeri sanciscono il primo storico calo per Tesla nelle consegne annuali, mancando la promessa di Elon Musk di una crescita nel 2024 e lasciando presagire un cambio di leadership nel 2025. Il titolo è subito affondato perdendo anche più del 6% della chiusura.

Mettendo i numeri sotto la lente il totale dell’anno per Tesla fa 1.789.226 unità consegnate, quasi tutte Model Y e Model 3. Si tratta dell’1,1% in meno rispetto a un anno fa, al di sotto delle stime di 1,806 milioni, secondo 19 analisti interpellati da Lseg. Va ricordato che le previsioni del ceo Musk per il 2024 avevano parlato di 2 milioni, ma già dopo il primo deludente trimestre il quadro era stato ridimensionato. Quanto a Byd ha chiuso il 2024 ben oltre i target prefissati: 4,25 milioni di veicoli passeggeri venduti (l’obiettivo era 4 milioni), di cui 1.764.992 milioni completamente elettrici (Bev, quelli in diretta competizione con Tesla, che non produce automobili ibride). Il punto è anche questo: il ritmo di crescita: +41% per Byd rispetto all’anno precedente (però Bev +12%, Phev +73%).

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Nel 2023 la casa di Austin aveva consegnato 1.808.581 veicoli elettrici puri, mentre Byd aveva superato quota 1.574.822 unità. Questo significa che Tesla aveva ancora un vantaggio di circa 233.759 veicoli rispetto a Byd, con una crescita del 38% per Tesla e addirittura del 73% per Byd rispetto all’anno precedente. Di questo passo il 2025 dovrebbe essere l’anno della consacrazione del gruppo fondato e presieduto dal miliardario Wang Chanfu e tra i cui grandi soci siede Warren Buffett.

Capitolo Wall Street. La casa di Austin ha visto esplodere la capitalizzazione del 90% e di oltre 700 miliardi di dollari dal giorno delle elezioni Usa fino a metà dicembre, quando la sua valutazione ha raggiunto un clamoroso top di 1.500 miliardi di dollari (15 volte più di Byd, con un p/e stellare, vicino ai colossi dell’Ai e dei big data), poi scesi a 1.300. Sebbene gli investitori abbiano scommesso che il ruolo politico di Musk a fianco del presidente eletto Trump finirà per tradursi in un ricco dividendo, il calo delle vendite annuali potrebbe indurre qualche ripensamento. E la tendenza della seduta odierna sembra confermare questa tesi, che sarebbe supportata da elementi concreti: la gamma Tesla è datata, il molto atteso modello più accessibile è da vedere, il geniale e imprevedibile Elon sta puntando sulla carta Cybercab (i robotaxi di Tesla, i cui flussi di cassa sono tutti da accertare) e sull’intelligenza artificiale, ovvero la guida autonoma.

Per Tesla un problema è la domanda negli Stati Uniti (da dominatrice assoluta è scesa sotto il 50% della quota di mercato), dove si fa sentire anche la competizione con General Motors, Ford, Hyundai-Kia. Non va meglio in Europa occidentale -15% a 211mila unità immatricolate tra gennaio e novembre (principali competitor Volkswagen, Skoda, e la “cinese” Volvo). E’ un problema, ma nel 2024 relativamente meno rispetto ad altri produttori stranieri (dalle big tedesche a General Motors, da Hyundai-Kia a Toyota, Nissan e Honda), anche la concorrenza più che agguerrita da parte dei brand locali in Cina, dove ormai proprio i costruttori cinesi si avvicinano al 70% della torta. L’ultimo caso eclatante è l’annunciata integrazione entro giugno di Honda con l’agonizzante Nissan e con Mitsubishi.

In Cina i produttori competitivi nell’elettrico, compresa Tesla (che dopo i primi 11 mesi contava 574mila unità vendute - top di 73mila a novembre - e +8,77%), nonostante la frenata dell’economia del Dragone hanno beneficiato della domanda interna (da metà 2024 auto a batteria e ibride plug-in di nuova immatricolazione rappresentano oltre la metà del mercato), spinta da politiche governative molto favorevoli alla transizione. Non a caso anche altri campioni elettrici cinesi come le ex startup Li Auto, XPeng, Nio e il giovane brand Zeekr (gruppo Geely, che in Europa possiede Volvo cars) hanno ottenuto risultati record. Dieci volte inferiori a quelli di Byd, ma con balzi incredibili, dal +33% di Li Auto nell’intero 2024 fino al +82% di Xpeng a dicembre. Del resto le vendite di veicoli elettrici in Cina dovrebbero superare gli 11 milioni di unità quest’anno, rispetto agli oltre 8 milioni dello scorso anno.

Numeri che contano, per Tesla, tornando alle quote di mercato. Perché al buon andamento delle vendite (in una top ten che a novembre vedeva presenti ben cinque Byd, a cominciare dalla Seagull al primo posto) corrisponde un assottigliamento della fetta: 9,70% a novembre, in crescita rispetto al 6,02% di ottobre, ma in calo rispetto all’11,87% dell’anno precedente.

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