Automotive

Tesla, Bmw e produttori cinesi contro l’Ue: la battaglia legale sui dazi

Non solo case cinesi contro Bruxelles. Il caso è al vaglio della Corte Generale dell’Ue. In gioco partite cruciali: dalla transizione ecologica alla competitività industriale. Mercoledì i conti di Tesla

di Redazione Finanza

Un modello in miniatura stampato in 3D di Elon Musk e il logo di Tesla. REUTERS/Dado Ruvic

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Tesla e Bmw, insieme a produttori cinesi di veicoli elettrici del calibro di Saic Motors (proprietario di MG Motor), BYD e Geely, hanno deciso di sfidare l’Unione Europea sui dazi imposti da ottobre alle auto elettriche prodotte in Cina. Questo confronto legale, ora al vaglio della Corte Generale dell’Ue (uno dei due organi giurisdizionali che compongono la Corte di Giustizia dell’Unione), mette in luce questioni che intrecciano protezionismo commerciale, transizione ecologica e competitività industriale.

Perché le tariffe doganali sono un problema

La Commissione europea ha deciso di aumentare i dazi dopo un’indagine che ha evidenziato il supporto statale cinese ai produttori locali, tale da determinare un ampio vantaggio (30%) in termini di competitività di prezzo. Questi nuovi dazi, che si aggiungono al 10% già esistente, colpiscono in modo diverso i vari marchi: Tesla deve affrontare un incremento del 7,8% (+ il 10% già in essere), Bmw (che in Cina produce modelli di punta del brand e Mini) del 20,7%, mentre Saic Motor, gruppo statale, è stato punito con il 35%. L’obiettivo di Bruxelles è proteggere i produttori europei dalla concorrenza cinese, considerata sleale. Non tutti concordano sulla strategia.

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La casa di Monaco di Baviera, ad esempio, ha dichiarato che queste misure non aiutano realmente i produttori europei a essere più competitivi. Anzi, secondo l’azienda tedesca, queste tariffe potrebbero ostacolare la transizione verso veicoli più sostenibili, penalizzando sia le imprese globali che i consumatori europei. Tesla, invece, non ha commentato direttamente la situazione, ma è evidente che la controversia si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra Elon Musk e l’Ue, che include anche temi come la moderazione dei contenuti sulla sua piattaforma X.

Ma anche Audi, del gruppo Volkswagen, ha dichiarato di non gradire le politiche difensive e appoggia la possibilità di cedere capacità produttiva nelle fabbriche europee a case cinesi pur di farle lavorare a pieno regime e preservare i livelli occupazionali.

Il futuro di questa partita dipenderà non solo dalle decisioni legali, ma anche dalla capacità delle aziende di innovare e adattarsi. Con il mercato dell’elettrico in stallo ma in continua evoluzione, il successo dipenderà dall’equilibrio tra competitività, accessibilità e sostenibilità. Gli occhi sono puntati sulle prossime mosse di Tesla e sugli sviluppi delle relazioni tra Europa, Stati Uniti e Cina.

Le conseguenze per il mercato e l’ambiente

Le nuove tariffe doganali rischiano di avere un impatto considerevole sul mercato europeo dei veicoli elettrici. Limitando l’importazione di modelli cinesi a costi più contenuti, teoricamente queste misure potrebbero rallentare la diffusione di auto elettriche più accessibili (ma a quale prezzo per il mercato del lavoro?), ostacolando così gli sforzi per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti. Inoltre, i consumatori europei potrebbero trovarsi a pagare di più per passare a un veicolo elettrico.

Auto elettriche, la crescita rallenta in tutto il mondo

La situazione non colpisce solo i produttori cinesi. Anche aziende europee come Bmw, che produce in Cina le versioni elettriche della Mini Cooper e della Mini Aceman, si trovano a dover affrontare, come detto, costi più alti per l’importazione. Proprio questa dinamica ha portato anche altri grandi gruppi cinesi come BYD e Geely, che in Europa controllo un brand del calibro di Volvo, molto forte sull’elettrico, a unirsi alla sfida legale contro Bruxelles, amplificando il confronto.

Tesla tra sfide e opportunità

Per Tesla, questa battaglia legale arriva in un momento estremamente delicato. Con la presentazione dei risultati finanziari del quarto trimestre 2024 in arrivo (mercoledì 29 gennaio, ndr), gli investitori guardano con attenzione ai piani della casa automobilistica più capitalizzata al mondo (1.300 miliardi di dollari) per un nuovo modello elettrico più accessibile, considerato cruciale per rilanciare le vendite dopo un anno difficile. Nel 2024, Tesla ha registrato un calo delle consegne annuali per la prima volta nella sua storia, a causa di una gamma datata e che si deve battere contro la crescente concorrenza in Cina: nel 2024 il produttore americano ha incrementato le vendite di oltre l’8% ma ha visto scemare la quota di mercato.

Nonostante ciò, la casa guidata da Elon Musk studia nuove strategie. Tra queste, il lancio dei robotaxi denominati Cybercab, in arrivo però nel 2026, e una versione aggiornata della vettura più venduta, la Model Y, di cui è in fase di lancio il restyling. Tuttavia, il mercato cinese resta l’incognita maggiore, con concorrenti come BYD che offrono soluzioni alternative e tecnologicamente all’avanguardia a prezzi molto competitivi. (Al.An.)

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