Tessile a rischio: con lo shock energetico produzioni verso la Turchia
La denuncia di Sergio Tamborini (presidente Smi): «Il processo di reshoring dall’Asia si potrebbe fermare. Le nostre aziende sono pmi che non possono permettersi di produrre in perdita e che rischiano quindi la chiusura»
di Giulia Crivelli
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I punti chiave
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«Siamo flessibili per definizione e negli ultimi anni, anzi, decenni, abbiamo superato tante crisi e affrontato sconvolgimenti nazionali e globali. Ma questo shock energetico non può più essere definito un’emergenza, stiamo avvicinandoci a un punto di non ritorno». Sergio Tamborini è noto per la passione e la forza che mette in quello che fa ed è ottimista per natura e perché assomiglia più a imprenditore che a un “semplice” manager.
Tamborini (Smi): «I costi stanno crescendo dalla fine del 2021»
I toni non sono allarmisti, bensì realisti: il presidente di Sistema moda Italia, la componente più importante, in termini di aziende e fatturato, di Confindustria Moda parla al plurale perché sono tantissime le aziende della parte a monte della filiera del tessile-moda-accessorio (Tma) che non riescono più a gestire gli extra costi delle materie prime energetiche e, in parte, anche chimiche. «Il Tma non è visto come un settore energivoro e nel complesso è vero, se lo confrontiamo con altri comparti manifatturieri - sottolinea Tamborini, che è anche ad del gruppo Ratti, specializzato in tessuti pregiati –. Ma di fronte a rincari di otto-dieci volte, ogni settore è a rischio, anche il tessile, per i quale costi energetici valgono tra il 4 e il 10% del totale. Confindustria Moda e Smi avevano avvertito dei rischi legati alle materie prime energetiche alla fine dello scorso anno: nel 2021 i prezzi erano cresciuti progressivamente, raggiungendo livelli critici già a dicembre. L’invasione russa dell’Ucraina, come sappiamo, ha fatto precipitare la situazione e non si vede la fine del tunnel».
Sia Tamborini sia Marino Vago, imprenditore tessile e past president di Sistema moda Italia, sostengono da tempo che le cause dei rialzi delle materie prime energetiche sono molteplici e riguardano fattori di squilibrio tra la domanda e l’offerta preesistenti lo scoppio del conflitto in Ucraina, alcuni di carattere congiunturale altri di carattere più strutturale. «Gli interventi a medio e lungo termine riguardano una maggiore autosufficienza energetica dell’Italia e dell’Europa e una revisione dei meccanismi di determinazione dei prezzi del gas - aggiunge il presidente di Smi -. A breve però serve altro: la maggior parte delle aziende della parte a monte del Tma sono Pmi, che non possono permettersi di produrre in perdita e che rischiano quindi la chiusura».
Il rischio è che i marchi cerchino prezzi più bassi altrove
Alla nefasta perdita di posti di lavoro si aggiunge il pericolo che la parte a valle della filiera, i marchi della moda, cerchino fornitori in altri Paesi, a partire dalla Turchia, e che si inverta quel positivo processo di reshoring dall’Asia che si era innescato già prima del Covid e che la pandemia aveva accelerato. «Occorre una presa di coscienza della filiera: le aziende tessili dovranno aumentare sensibilmente i listini e la parte a valle deve accettare questa necessità. Se un’impresa chiude, raramente riapre. Ma non si può chiedere di operare in perdita: la sostenibilità economica, che un’azienda sia piccola o grande, quotata in Borsa o no, è alla base di tutto - spiega Sergio Tamborini -. Produrre utili significa poter fare investimenti in ricerca, offrire formazione extra alle persone, alzare gli stipendi, rafforzare il welfare aziendale. Lo scenario è grigio perché è tutta l’economia a dover affrontare l’ennesima crisi e, soprattutto, l'inflazione. Salvare le imprese significa salvaguardare le persone e le loro famiglie».
Come molti imprenditori e manager, Tamborini non si capacita della caduta del governo Draghi in un momento di estrema fragilità dell’economia e della società italiana: «Pochi giorni prima della crisi, come Confindustria Moda, avevamo ricevuto garanzie, convincenti, da parte del ministro Cingolani sulle trattative in corso a Bruxelles per introdurre il tetto al prezzo del gas a livello europeo - ricorda il presidente di Smi -. Ora che le liste sono state completate sembra che gli schieramenti tornino a parlare di problemi concreti e sentiamo molte rassicurazioni sui tavoli aperti o da aprire a Bruxelles. Aspettiamo fiduciosi novità sul price cap».


