Tra AI, lavoro ibrido e talenti: uno sguardo sulle Hr del 2024
Un tema sempre più centrale sarà il possibile impatto della tecnologia degli algoritmi sul mercato del lavoro
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Quali tendenze caratterizzeranno il mondo delle risorse umane dei prossimi dodici mesi? Non occorre essere veggenti professionisti per affermare con ponderata certezza che uno dei trend a cui fare riferimento rimanda all’intelligenza artificiale e ai possibili impatti della tecnologia degli algoritmi sul mercato del lavoro. Una domanda intorno alla quale riflettere è quindi la seguente: quanto e come saranno colpiti i lavoratori della conoscenza dalla pervasività in azienda di strumenti come ChatGPT e simili? E ancora: ci sono effettivamente i presupposti per essere preoccupati del fatto che l’AI possa “rubare” il posto di lavoro a migliaia (milioni) di addetti?
Stando alle valutazioni di Indeed Hiring Lab, gli indici che misurano l’andamento degli annunci di lavoro confermano un graduale raffreddamento della domanda dopo il picco raggiunto all’inizio del 2022 ma anche la sostanziale frenata del fenomeno della “great resignation”, con tassi di abbandono tornati ai livelli pre-pandemici (comunque già elevati). Le prospettive per l’immediato futuro, insomma, sono positive e gli esperti parlano non a caso di un mercato delle professioni piuttosto “caldo”, anche se non come un tempo. Di quanto potrebbe succedere nel mondo delle Hr nel 2024 ne abbiamo parlato con Pawel Adrjan, Director Emea & Apac Economic Research di Indeed.
Proviamo a delineare alcune macro-tendenze che disegnano lo scenario del lavoro in Europa per i prossimi dodici mesi?
Il mercato del lavoro sta rallentando ma è probabile che il numero di disoccupati rimanga relativamente basso: i posti di lavoro vacanti sono diminuiti rispetto ai picchi del 2022/23 e la creazione di nuova occupazione viaggia a ritmi più lenti a causa della frenata della crescita economica. In generale possiamo dire che le aspettative occupazionali delle imprese sono più forti del difficile momento economico, anche se le assunzioni resteranno difficili in molti settori, soprattutto in quello dei servizi, della sanità e dei mestieri specializzati. In Italia, per esempio, il 38% delle aziende di servizi dichiara che la carenza di manodopera sta limitando la produzione. La crescita dei salari è un’altra tendenza da tenere d’occhio. Il nostro “wage tracker” ci dice che l’incremento delle buste paga è scesa dal picco del 5,2% della fine del 2022 al 3,8% dell’ottobre 2023, ma se si tiene conto dell’inflazione accumulata, i salari reali nella maggior parte dei Paesi non hanno ancora raggiunto i livelli toccati nel 2021. La continua ripresa degli stipendi sarà quindi importante per sostenere la spesa dei consumatori e l’economia generale in Europa.
Lo smart working si confermerà un modello di riferimento?

