Tumori: Manifesto per umanizzare le cure, ruolo chiave per lo psico-oncologo
In Parlamento attivo un fronte trasversale per il riconoscimento dei caregiver, l’innovazione farmaceutica e l’estensione dell’oblio oncologico
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I punti chiave
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L’umanizzazione delle cure in oncologia passa anche attraverso l’attivazione di un percorso psicologico dedicato, adeguatamente strutturato e, soprattutto, personalizzabile. I numeri parlano chiaro: ogni anno, in tutto il mondo, vengono effettuate oltre 20 milioni di diagnosi di cancro, un numero considerevole che le proiezioni al 2050 stimano crescere fino a 35 milioni. E anche se l’innovazione terapeutica ha fatto grandi progressi, resta il forte impatto emotivo della patologia, che spesso porta i pazienti a sviluppare ansia e depressione, con conseguenze sfavorevoli sulla prognosi complessiva.
Adesioni ampie e trasversali in Parlamento
Questi temi sono al centro del Manifesto per l’umanizzazione delle cure in oncologia, realizzato da Merck in collaborazione con le associazioni di pazienti Ailar, Walce e Palinuro e con i clinici di riferimento in ambito oncologico. Ampio e trasversale il fronte politico che ha sottoscritto il Manifesto nel corso di un evento promosso alla Camera da Simona Loizzo (Lega) che ha visto l’adesione, tra gli altri, di Luciano Ciocchetti (Forza Italia), di Ilenia Malavasi (Pd) e del presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Walter Rizzetto (FdI). Tutti impegnati sui fronti cruciali non solo della psico-oncologia ma anche dell’inserimento dello psicologo di base nelle nascenti Case di comunità promosse dal Pnrr, del riconoscimento e del sostegno dei caregiver, dello sviluppo dei farmaci innovativi e dell’estensione dell’oblio oncologico.
Il ruolo centrale delle associazioni dei pazienti
“L’obiettivo - spiega Simona Loizzo - è quello di inserire all’interno dei percorsi di cura gli stessi pazienti con un ruolo da protagonisti. Non è un caso che abbiamo presentato un emendamento che punta a coinvolgere le associazioni di pazienti nei processi decisionali relativi alle cure. Non possiamo infatti dimenticare l’impatto psicologico devastante che una malattia oncologica può avere sulla persona, ed è per questo che è urgente inserire la figura del psico-oncologo nel sistema sanitario, come già proposto dalla nostra legge”.
Otto priorità e call to action
Sono otto le priorità messe a fuoco dal Manifesto che sollecita una call to action: garantire il benessere psicologico del paziente, eliminare le discriminazioni, riconoscere e valorizzare il ruolo dei caregiver, creare un percorso di specializzazione per gli psico-oncologi, garantire la presenza degli psico-oncologi nei team multidisciplinari, rafforzare la rete di supporto territoriale, sensibilizzare la società per ridurre lo stigma, promuovere una comunicazione medico-paziente chiara ed empatica.
Necessaria un’azione comune di tutti gli attori pubblici e privati
Per realizzare pienamente l’obiettivo di umanizzazione dei percorsi terapeutici è, tuttavia, necessario un rinnovato impegno che veda la piena adesione di tutti gli attori, pubblici e privati, del sistema salute. “Grazie ai notevoli progressi compiuti dalla ricerca, nel giro di pochi anni i pazienti oncologici hanno visto moltiplicarsi le opportunità di guarigione – dichiara Ramon Palou de Comasema, presidente e amministratore delegato Healthcare di Merck Italia - ma non va trascurata l’importanza di tutelare il benessere complessivo del paziente, come parte integrante del percorso terapeutico. Il Manifesto per l’umanizzazione delle cure in oncologia parte proprio da questo presupposto e mira a mettere a punto azioni specifiche e concrete, attuate grazie alla collaborazione di tutti noi firmatari. E’ un grande impegno, ed è solo l’inizio di un percorso”.

