Le mosse dell’Europa

Ucraina, i “volenterosi” e il miraggio di un esercito europeo: ecco uomini e mezzi dei 27 paesi Ue

Un esercito europeo non si improvvisa, serve una programmazione di lungo periodo, ma i tempi per far fronte al nuovo scenario in Ucraina sono decisamente stretti

di Andrea Carli

Macron e Zelensky in prima fila al fianco di Starmer nella foto del Leaders' meeting on Ukraine

14' min read

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Per l’Europa non c’è solo la questione, di certo di non poco conto, di come rafforzare la propria difesa in vista di sempre più accentuato disimpegno degli Usa targati Trump, a cominciare dal nodo risorse. La domanda non è solo: “Come andare oltre alla fatidica soglia del 2% del Pil?”. La sfida da affrontare, in tempi peraltro stretti, è quella di garantire, nell’ipotesi in cui prenda forma l’“esercito dei volenterosi” proposto da Francia e Regno Unito a garanzia di un cessate il fuoco in Ucraina, un sistema di comando che faccia riferimento a un soggetto unico, superando un modello che, allo stato attuale, si caratterizza per divisioni, inefficienze, talvolta sovrapposizioni nell’acquisto dei sistemi d’arma. Con la conseguenza che il livello di interoperabilità non è adeguato.

Il miraggio dell’esercito europeo

Considerato che le decisioni che attengono la difesa sono per definizione sensibili, in quanto strettamente connesse agli interessi nazionali, pensare che, per ipotesi, 27 Stati europei con l’aggiunta del Regno Unito possano mettere in campo a breve una catena di comando con al vertice un unico centro decisionale, che possa delinearsi uno Stato maggiore capace di coordinare le mosse dei Paesi “volenterosi” appare, allo stato attuale, un’ipotesi più da manuale di studi strategici che uno scenario concreto. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato che i contingenti non si inviano come si invia un fax. Allo stato attuale un esercito europeo, formula non nuova ma che circola da decenni, al di là delle dichiarazioni politiche, ha la parvenza di un miraggio. Un esercito europeo non si improvvisa, serve una programmazione di lungo periodo, ma i tempi per far fronte al nuovo scenario in Ucraina sono decisamente stretti.

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L’Istituto Bruegel ricorda che l’Europa, compreso il Regno Unito, conta attualmente 1,47 milioni di militari in servizio attivo (SIPRI, 2024), ma l’efficacia è ostacolata dalla mancanza di un comando unificato. La Nato parte dal presupposto che il Comandante supremo alleato per l’Europa sia un generale statunitense di alto livello, ma questo può funzionare solo se gli Stati Uniti assumono un ruolo di leadership e forniscono strumenti strategici.

I partecipanti al vertice sull’Ucraina indetto a Londra dal Primo ministro del Regno Unito Keir Starmer.

La fuga in avanti di Macron e Starmer: 30mila peacekeeper europei da dispiegare in Ucraina

La fuga in avanti del presidente francese Macron e del primo ministro del Regno Unito Starmer, entrambe potenze nucleari, per creare una forza comune con 30mila peacekeeper europei da dispiegare in Ucraina, con gli Usa a garantire uno scudo nel caso in cui la parola dovesse tornare alle armi, ha destato le perplessità dell’Italia e di altri membri Ue. Un’operazione che non sarebbe riconducibile né alla Nato, in quanto la Russia non la accetterebbe, né della Ue, in quanto non tutti i 27 aderirebbero (non a casa l’iniziativa non è stata presa dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen).

L’Ispi: gli effettivi degli eserciti europei sono meno della metà di vent’anni fa

Da dove partiamo in concreto? L’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, pone l’accento sul fatto i sotto-investimenti dei decenni in cui l’Europa ha apprezzato il dividendo della pace richiederanno anni per essere recuperati. Oggi gli effettivi che compongono le fila degli eserciti europei sono meno della metà che vent’anni fa. E la situazione si aggrava se si guarda ai mezzi a disposizione. La Germania dispone di un ventesimo dei carri armati in forza alla Bundeswehr alla fine della Guerra fredda. La Francia un decimo, il Regno Unito un sesto. Va peggio per l’artiglieria, che ha dimostrato la propria efficacia in Ucraina: gli obici oggi disponibili nei tre principali eserciti europei sono meno di un decimo rispetto a quanti fossero nel 1992. E la prospettiva di un passo indietro degli Usa complica il quadro: in un recente articolo il Financial Times fa riferimento a uno studio di McKinsey, in base al quale in 11 categorie principali di sistemi d’arma, come aerei da combattimento, carri armati e cacciatorpediniere, gli Stati Uniti dispongono di 32 tipi di sistemi, mentre l’Europa ne possiede 172.

Cosa può accadere se gli Usa si sfilano

Secondo uno studio di Bruegel e del Kiel Institute for the World Economy, la sola Europa dovrà reclutare 300.000 nuovi soldati, acquistare 1.400 nuovi carri armati e raddoppiare circa la sua spesa per la difesa nei prossimi cinque anni per riuscire a difendersi se dovesse fare a meno del supporto degli Stati Uniti. Non solo: per essere autosufficiente in materia di difesa, l’Europa dovrebbe spendere 250 miliardi di euro del Pil in più all’anno nel breve termine per creare 50 nuove brigate con 300.000 nuovi soldati e compensare i soldati Usa oggi in Europa e quelli che arriverebbero nel caso di un attacco. Andrebbero poi acquisiti 1.400 carri armati, 2.000 veicoli da combattimento per la fanteria e 700 pezzi di artiglieria. Inoltre, bisogna accumulare adeguate scorte: «almeno un milione di proiettili da 155mm per garantire 90 giorni di combattimenti ad alta intensità», Questo sforzo è paragonabile alle grandi campagne di riarmo della Guerra Fredda (ad esempio la modernizzazione lampo della Bundeswehr negli anni ‘70 sotto il Cancelliere Schmidt). Sebbene lo sforzo richiesto sia straordinario, è fattibile: «Le economie di mercato possono farlo» notano gli analisti, se vi è la volontà politica.

La fotografia della “potenza di fuoco” dei 27 Paesi Ue

Una fonte che dà importanti indicazioni sulla “potenza di fuoco” è “The Military Balance 2024”: nonostante sia aggiornata a febbraio 2024, sottolinea il think tank Stroncature, le indicazioni che vengono fuori da questa pubblicazione sono ancora attuali. È una fotografia delle forze militari, degli effettivi, degli inventari delle attrezzature e dell’economia della difesa di oltre 170 Paesi. «Lo strumento militare c’è, va certo potenziato e fuso in un solo comando europeo. L’industria delle difesa è sì frammentata, ma di grande livello - osserva Nunziante Mastrolia del think tank Stroncature -. E anche i soldi ci sono: sta arrivando anche il capitale privato che investe nella difesa, quello che serve e che deve essere salda è la volontà politica di tutti i paesi messi insieme».

I militari in campo

Di seguito qualche indicazione con riferimento ai 27 paesi dell’Unione europea. Partiamo dai militari, concentrando l’attenzione sui principali paesi che potrebbero essere coinvolti in un’eventuale operazione di difesa della pace in Ucraina. La Francia ha 203.250 attivi; la Germania 183.400; il Regno Unito 144.400; l’Italia 160.900; la Polonia 150.000; la Spagna 124.200: la Svezia: 24.000. E poi i Paesi Baltici: l’Estonia (7.100), la Lettonia (6.600) e la Lituania (25.300 attivi).

Le forze terrestri (esercito)

Carri armati (MBT) – I 27 paesi dell’UE dispongono complessivamente di circa 3.900 carri armati, sommando i mezzi di tutti gli eserciti nazionali. Ad esempio, la Francia schiera 215 MBT Leclerc, la Germania 313 Leopard 2, la Polonia 476 tra Leopard 2, PT-91 e altri, la Grecia oltre 1.200 (in gran parte Leopard 1/2 e M48 A5). L’Italia contribuisce con 150 carri armati Ariete. In confronto la Russia schiera attualmente circa 1.750 MBT attivi (T-72, T-80, T-90 e modelli modernizzati), dopo aver subito la perdita di circa 2.900 carri in Ucraina (pari all’intera dotazione iniziale attiva). Mosca può attingere a scorte di migliaia di vecchi carri in riserva (fino a 4.000 ulteriori esemplari di T-55/62/72, ecc.), ma spesso di minor valore tecnologico.

Veicoli corazzati (IFV/APC) – Le forze UE possiedono decine di migliaia di veicoli corazzati per fanteria. Ad esempio, la Francia conta 622 IFV (VBCI) e 2.507 APC (VAB, Griffon ecc.), la Germania 680 IFV Marder/Puma e 876 APC, la Polonia oltre 1.200 IFV (principalmente BMP-1) e 444 APC Rosomak. L’Italia dispone di 449 IFV (Dardo, Freccia) e 370 APC (cingolati c/amphibious Bv 206S e ruotati Puma). In totale i 27 paesi UE superano ampiamente i mezzi corazzati russi in questa categoria. La Russia infatti schiera circa 4.050 IFV (BMP-1/2/3) e 4.700 APC (serie BTR e MT-LB) attivi, quindi ~8.800 veicoli corazzati da trasporto/truppe in servizio, oltre a scorte depositate (es. ~2.800 BMP-1/2 e ~1.000 MT-LB aggiuntivi). Vi sono inoltre veicoli specializzati (es. ricognizione: 200 BRM-1K in Russia). In sintesi, l’UE dispone di un parco di veicoli corazzati numericamente comparabile o superiore, sebbene frammentato tra vari eserciti, mentre la Russia concentra un numero elevato ma ormai logorato di mezzi.

Artiglieria – Gli eserciti UE allineano migliaia di bocche da fuoco di vario tipo (artiglieria trainata, semovente e lanciarazzi). Ad esempio, la Polonia schiera 664 pezzi, la Francia ~245 (inclusi 60 semoventi CAESAR), l’Italia 763 sistemi (67 semoventi PzH 2000, 167 trainati FH-70/Mod56, 21 MLRS, 508 mortai). Sommando tutti i paesi UE si superano probabilmente i 7–8 mila sistemi d’artiglieria. La Russia mantiene circa 4.397 pezzi attivi, di cui 1.583 semoventi (2S1, 2S3, 2S19 Msta ecc.), 220 trainati, 941 lanciarazzi multipli (Grad, Uragan, Smerch) e 1.514 mortai. A questi si aggiungono enormi riserve: p.es. oltre 3.600 ulteriori semoventi e 6.890 pezzi trainati d’epoca sovietica in deposito. Ciò indica che quantitativamente l’artiglieria russa attiva è paragonabile a quella complessiva europea, ma l’UE conserva un vantaggio in qualità su alcuni sistemi (es. maggior precisione di CAESAR, PzH 2000), mentre la Russia ha fatto ampio uso della superiorità numerica in artiglieria convenzionale.

Unità di fanteria – I paesi UE schierano decine di brigate di manovra (fanteria meccanizzata, corazzata, alpina, aviotrasportata, ecc.), ciascuna forte di più battaglioni. Ad esempio l’Esercito Italiano comprende 11 brigate combattenti (2 corazzate, 4 meccanizzate, 2 alpine, 1 paracadutisti, 1 aeromobile, 1 anfibia). Francia, Germania, Polonia e altri contribuiscono con altre decine di brigate. Prima della guerra, l’esercito russo disponeva di una forza equivalente di circa 40 brigate di manovra (organizzate in divisioni o brigate autonome), includendo anche truppe aviotrasportate e fanteria navale. Tuttavia, “quasi tutta la potenza da combattimento di manovra russa dispiegabile è rimasta impegnata in Ucraina”, con elevatissime perdite che hanno ridotto gli organici ben al sotto del livello normale in molti battaglioni. Nel 2022 la Russia ha dovuto ricorrere a mobilitazioni per ricostituire reggimenti e formare unità di riserva territoriali. In sostanza, la massa di fanteria professionale russa è oggi logorata da “persistenti tassi di perdite elevati” e risulta meno numerosa e pronta rispetto alla fanteria combinata dei 27 eserciti UE, sebbene la Russia stia cercando di ampliare di nuovo il proprio organico (con dubbi sulla sostenibilità).

Forze aeree

Caccia e aerei da combattimento – Le aeronautiche dei 27 paesi UE schierano insieme circa 2000 aerei da combattimento (caccia multiruolo, intercettori e cacciabombardieri). Per esempio, la Francia ha ~210 caccia Rafale e Mirage 2000 operativi, la Germania ~140 Eurofighter e 90 Tornado, l’Italia 192 velivoli da combattimento (93 Eurofighter, 22 F-35A/B, 49 Tornado IDS/ECR), la Spagna ~100 (Eurofighter e F/A-18), la Svezia ~100 (JAS 39 Gripen), la Grecia ~230 (F-16 e Mirage 2000) ecc. La Russia dispone invece di una forza aerea numericamente simile ma concentrata in un solo paese: circa 878 aerei da combattimento totali (escludendo i bombardieri strategici) – suddivisi in ~188 caccia puri (MiG-29, MiG-31, Su-27), ~433 cacciabombardieri multiruolo (Su-30SM, Su-34, Su-35S, Su-57 ecc.) e ~257 aerei d’attacco al suolo dedicati (Su-24M, Su-25 e anche MiG-31K con missili balistici). In termini qualitativi, diversi caccia europei sono di quarta e quinta generazione (es. Rafale, Eurofighter, F-35) analogamente ai più moderni russi (Su-35S, Su-57), ma la Russia compensa in parte con un maggior numero di intercettori pesanti (MiG-31). Va notato inoltre che gli aerei da combattimento UE sono sparsi tra molteplici forze aeree nazionali, mentre quelli russi sono sotto un unico comando (VKS), fattore che incide su prontezza e capacità di schieramento congiunto.

Bombardieri – Nessuna nazione UE possiede bombardieri strategici a lungo raggio. Le missioni di attacco al suolo sono svolte da caccia-bombardieri tattici (es. Tornado, Rafale) o da missili da crociera. La Russia invece ha una componente di bombardieri strategici significativa: 129 velivoli tra cui ~60 bombardieri a lungo raggio Tu-95MS “Bear H” (turboprop) e ~13 Tu-160 “Blackjack” (supersonici) equipaggiati per il lancio di missili da crociera nucleari, oltre a ~57 bombardieri medi Tu-22M3 “Backfire”. Questi asset conferiscono alla Russia una capacità di strike strategico globale che l’UE, priva di bombardieri strategici, non possiede (affidandosi per il ruolo nucleare ai soli missili balistici lanciati da sottomarini francesi).

Aerei da trasporto – Collettivamente, i paesi UE dispongono di diverse centinaia di aerei da trasporto militari. Ad esempio, la Francia ha ~76 velivoli da trasporto (A400M, C-130, C-160 ecc.) e 4 aerocisterne KC-767, la Germania ~50 (A400M), l’Italia 76 da trasporto tattico (C-130J, C-27J, P-180) e 4 tanker KC-767A, la Spagna ~45 (A400M, C-295), e così via. La Russia mantiene una flotta ampia di velivoli da trasporto ereditata dall’URSS, indispensabile per il rifornimento delle truppe in teatro: circa 427 aerei da trasporto tra cui velivoli pesanti (10 An-124 Condor, Il-76 in varie versioni), medi (An-12) e leggeri (An-26, An-72, ecc.), oltre a 15 aerocisterne Il-78 Midas. In termini numerici le capacità di trasporto aereo aggregate dell’UE e della Russia sono comparabili, ma l’UE fa affidamento anche su programmi multinazionali condivisi (es. unità di trasporto strategico SAC con C-17, flotta multinazionale di tanker A330 MRTT) per sopperire alle esigenze strategiche comuni.

Elicotteri d’attacco – Gli eserciti europei allineano anch’essi numerosi elicotteri da combattimento dedicati, sebbene in numero inferiore rispetto alla Russia. La Francia ad esempio schiera 67 elicotteri da attacco Eurocopter Tiger, la Germania ~50 Tiger UHT, la Spagna 18 Tiger, i Paesi Bassi 28 AH-64 Apache, la Grecia 29 AH-64 Apache, e l’Italia 33 AW-129 Mangusta. In totale i paesi UE sommano circa 250–300 elicotteri d’attacco. La Russia ha una forza superiore di elicotteri armati, fondamentale per il supporto alle truppe: circa 340 macchine d’attacco dedicate – tra cui ~85 Kamov Ka-52 Hokum (versioni A e M), ~99 Mil Mi-28 Havoc e ~152 Mil Mi-24/35 Hind – impiegate per attacco al suolo, supporto ravvicinato e counter-insurgency. Questa componente rotante ha subito perdite sensibili in Ucraina, ma resta un elemento chiave della potenza di fuoco russa.

Elicotteri da trasporto – Le forze armate UE dispongono di oltre un migliaio di elicotteri da trasporto e multiruolo di varie classi, distribuiti tra eserciti, aeronautiche e marine. Ad esempio, la Francia conta 172 elicotteri da trasporto medi e pesanti (Cougar, Caracal, Puma, NH90), l’Italia circa 148 nel solo Esercito (CH-47 Chinook, NH90 TTH, ecc.) più quelli dell’Aeronautica (14 AW101, 86 HH-139/AH-212/Gazelle in varie versioni), la Germania ~240 (CH-53G, NH90), la Spagna ~80, ecc. La Russia schiera circa 307 elicotteri da trasporto attivi, principalmente Mil Mi-8/17 “Hip” (oltre 270 in varie versioni) e una ventina di pesanti Mi-26 “Halo”. La flotta elicotteristica da trasporto russa è quindi comparabile per numero a quella europea aggregata, pur essendo concentrata in un unico servizio (forze aerospaziali russe), mentre gli asset UE sono frammentati ma garantiscono flessibilità multiruolo (es. elicotteri NH90 e Black Hawk usati sia per trasporto truppe che missioni MEDEVAC). Da notare che alcuni paesi UE (es. Italia, Francia) utilizzano parte degli elicotteri d’attacco anche per scorta armata al trasporto e CSAR, mentre la Russia dispone di alcuni Mi-8 appositamente equipaggiati per guerra elettronica e supporto (es. 16 Mi-8MTPR-1 EW).

Forze navali

Portaerei – Le marine militari Ue dispongono di alcune portaerei leggere STOVL. In particolare la Francia ha 1 portaerei nucleare (Charles de Gaulle), l’Italia 2 portaerei convenzionali (Cavour e Garibaldi) , la Spagna 1 unità d’assalto anfibio con aeromobili STOVL (Juan Carlos I). In totale si contano ~4 portaerei operative in ambito UE. La Russia ha 1 portaerei convenzionale (Admiral Kuznetsov), attualmente in lungo refit da oltre 6 anni e non disponibile per operazioni; la sua efficienza e futuro rimangono incerti.

Cacciatorpediniere e fregate – Le marine Ue schierano numerose unità maggiori di superficie. Nel complesso si contano circa ~20 cacciatorpediniere (inclusi i moderni destroyer antiaerei come i 2 Horizon francesi, 2 Horizon italiani, 3 Iver Huitfeldt danesi, 4 De Zeven Provinciën olandesi, 3 Sachsen tedeschi, ecc.) e oltre 50 fregate multiruolo operative tra tutte le marine UE (ad es. FREMM francesi/italiane, F-100 spagnole, MEKO e Type 23 varie, ecc.). L’Italia ad esempio schiera 13 fregate (10 FREMM/Orizzonte/Maestrale). La Russia per confronto ha meno navi di scorta moderne: dispone di ~8 cacciatorpediniere ereditati (principalmente classe Udaloy I/II e Sovremenny degli anni ‘80) e circa 11 fregate di epoca più recente (4 classe Gorshkov, 3 Grigorovich e alcune Krivak mod). La flotta russa include anche incrociatori missilistici pesanti (2 classe Slava ancora in servizio nel 2023, dopo l’affondamento dell’Moskva, e 1 incrociatore nucleare Kirov P. Velikiy la cui modernizzazione è stata cancellata) – capacità (missili da crociera antinave a lungo raggio) che le marine UE non hanno, compensata però dall’apporto navale statunitense in ambito NATO.

Sommergibili – L’Ue dispone di numerosi sottomarini convenzionali diesel-elettrici, oltre ai battelli nucleari francesi. In totale le marine dei 27 paesi UE schierano ~29 sottomarini diesel/elettrici (es. 8 della Grecia, 6 della Germania, 4 dell’Italia, 4 della Spagna, 5 della Svezia, 2 dei Paesi Bassi, ecc.) e 4 sottomarini lanciamissili balistici nucleari francesi (SSBN) oltre a 6 sottomarini d’attacco nucleari francesi (SSN). La Russia ha invece la seconda flotta subacquea al mondo dopo gli USA: circa 10 SSBN nucleari schierati (classi Borei e Delta IV), ~9 SSN d’attacco nucleari (classi Akula, Yasen, Oscar II e altre) e ~21 sottomarini diesel convenzionali (classi Kilo e derivate, in gran parte nella Flotta del Mar Nero e Pacifico). Complessivamente i numeri di sommergibili sono simili (intorno a 40 unità ciascuno), ma la Russia mantiene la capacità di deterrenza strategica subacquea autonoma (SLBM nucleari) mentre l’unica potenza nucleare UE, la Francia, la esercita in ambito alleato.

Capacità anfibie – Diverse marine UE possiedono navi d’assalto anfibio moderne: ad esempio la Francia ha 3 grandi LHD classe Mistral (20 elicotteri e 900 soldati ciascuna), l’Italia 3 navi da sbarco (2 LPD San Giorgio e la nuova LHD Trieste) e la Spagna 1 LHD (Juan Carlos I) oltre a navi da sbarco minori nei paesi del Nord Europa e Baltico. La Russia invece ha capacità anfibie più limitate e datate: la sua Flotta impiega principalmente mezzi da sbarco medi da bordo spiaggia (una decina di LST classi Ropucha e Alligator degli anni ‘70–’80) e alcuni hovercraft di grosse dimensioni (es. 2 classe Zubr in Mar Nero), adatti a operazioni anfibie costiere. Nel Mar Nero nel 2022–23 la Russia ha perso alcune unità da sbarco (Saratov, Olenegorskiy Gornyak, ecc.) riducendo ulteriormente la già modesta capacità d’invasione anfibia. Per colmare il gap, Mosca ha impostato nel 2020 due nuove LHD classe Ivan Rogov, ma la loro entrata in servizio è attesa solo a fine decennio. In sintesi, le forze anfibie combinate UE (navi LHD/LPD e truppe da sbarco dei marine nazionali) surclassano le capacità anfibie russe in termini di proiezione lontana di forza, mentre la Russia mantiene mezzi per sbarchi rapidi in aree adiacenti (Baltico, Mar Nero).

Forze strategiche, difesa aerea e nucleare

Missili balistici – A livello UE, la capacità balistica è limitata ai soli missili lanciati da sottomarini francesi. La Francia schiera 4 SSBN con missili SLBM M51 (range intercontinentale) armati di testate nucleari multipli (fino a 6 TN-75 per missile). Nessun paese UE possiede missili balistici terrestri tattici né ICBM terrestri strategici. Di contro, la Russia ha il più vasto arsenale di missili balistici al mondo insieme agli USA. Le Forze Strategiche russe (RVSN) allineano 328 ICBM terrestri operativi – suddivisi tra RS-24 Yars moderni (silo-mobili MIRV) e vecchi ICBM sovietici in via di ritiro (RS-18 Stiletto, RS-20 Satan, RS-12 Topol) – capaci di colpire a distanza intercontinentale con testate nucleari multiple. A livello tattico, la Russia impiega inoltre missili balistici a corto raggio: ~200 lanciatori (es. 50 Tochka-U e ~150 Iskander-M) schierati tra le Forze Terrestri, utilizzati anche nel conflitto ucraino (gli Iskander hanno gittata ~500 km). L’UE non dispone di analoghi sistemi balistici tattici (se non tramite forze alleate NATO sul proprio territorio).

Difese aeree (SAM) – I paesi UE affidano la difesa aerea principalmente a caccia intercettori e a sistemi SAM a medio raggio come Patriot (Germania, Spagna, altri), SAMP/T (Francia, Italia), NASAMS (diversi paesi) e sistemi a corto raggio (Skyguard/Aspide, RBS-70, Mistral, Stinger ecc.). La frammentazione nazionale implica eterogeneità: ad esempio l’Italia schiera 16 batterie SAMP/T a lungo raggio, la Francia combina SAMP/T e Mistral, la Germania Patriot e IRIS-T, ecc. La Russia invece possiede un sistema integrato di difesa aerea multistrato molto denso, ereditato dalla dottrina sovietica. Le Forze Aerospaziali russe dispongono di 186 lanciatori SAM a lungo raggio (90 S-300PM e 96 S-400 Triumf) schierati per la difesa di area strategica, integrati da numerosissime batterie a medio-corto raggio (es. Buk-M2/3, Tor, Pantsir). Ad esempio sono attivi almeno 36 sistemi 96K6 Pantsir-S1 per la difesa ravvicinata di punto (artiglieria anti-aerea mobile). Complessivamente la difesa aerea russa è considerata una delle più robuste al mondo in termini di stratificazione di missili terra-aria; l’UE nel suo complesso non ha un’architettura paragonabile unificata, ma singoli paesi come la Francia e l’Italia hanno capacità avanzate (es. SAMP/T con intercettori Aster 30) e si stanno facendo progressi cooperativi (iniziativa EU Sky Shield). Inoltre, la Russia mantiene anche un sistema nazionale anti-missili balistici attorno a Mosca (68 intercettori Gazelle nel 2023), mentre l’Europa fa affidamento sullo scudo NATO (intercettori USA Aegis Ashore in Romania/Polonia) per la difesa anti-balistica.

Capacità nucleari – Sul fronte nucleare strategico, nell’UE solo la Francia è una potenza nucleare (il Regno Unito non fa più parte dell’Unione). La Force de Frappe francese dispone di ~290 testate nucleari operative, distribuite tra i missili balistici lanciati dai 4 SSBN (dissuasion océanique) e bombe/cruise nucleari aria-superficie ASMP-A montate sui caccia Rafale (forza aerea strategica). L’Italia e gli altri paesi UE non hanno armi nucleari proprie, salvo il dual key NATO: alcune nazioni (Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi) ospitano bombe nucleari tattiche B61 statunitensi in ambito NATO, impiegabili con cacciabombardieri nazionali, ma non sono arsenali sotto controllo UE. La Russia invece è la prima potenza nucleare globale per testate totali (~5.889 testate nucleari dichiarate) e seconda per testate schierate (~1.674 strategiche operative) – numeri non nel documento IISS ma stimati da fonti open. Dal punto di vista dei sistemi, la triade russa include: ICBM terrestri (sopra descritti), missili balistici lanciati da 10 SSBN (tipo Bulava sui sottomarini classe Borei, con MIRV nucleari) e una flotta di bombardieri strategici (Tu-95MS e Tu-160) armati di missili da crociera nucleari. Questa capacità consente a Mosca di avere un deterrente nucleare strategico globale. Inoltre, la Russia dispone di testate nucleari non-strategiche (tattiche) per missili balistici a corto raggio, missili da crociera e bombe aeree, mentre la Francia non ha armi nucleari tattiche al di fuori delle testate strategiche. In sintesi, l’UE (con la sola Francia) possiede un arsenale nucleare limitato ma credibile come deterrente, mentre la Russia mantiene un arsenale molto più vasto che rappresenta la spina dorsale del suo status di superpotenza militare.

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