Università, tecnologia e scienze restano ancora campi maschili
Hanno performance scolastiche migliori e una maggiore regolarità negli studi, ma le donne sono solo il 37% degli studenti Stem
di Greta Ubbiali
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Un futuro sempre più digitale richiede competenze adeguate ma la formazione attuale, in particolare quella femminile, non riesce a stare al passo con la corsa dell’innovazione. Le sfide globali, come la transizione ecologica e la digitalizzazione, necessitano di conoscenze scientifico-tecnologiche avanzate tuttavia il numero di studentesse italiane in queste materie resta al palo. Nel 2021-22, solo il 37% degli studenti Stem era donna, un dato invariato negli ultimi 10 anni. Inoltre, nonostante carriere scolastiche più brillanti, il tasso di occupazione finiti gli studi è inferiore rispetto agli uomini. Il quadro emerge dal 3° report dell’Osservatorio Stem promosso da Fondazione Deloitte e dal Programma di politiche pubbliche di Deloitte, visionato in anteprima dal Sole 24Ore. Avviato nel 2020, lo studio analizza il contesto formativo tecnico-scientifico, indaga gli orientamenti degli studenti, delle aziende e le principali barriere che ostacolano l’accesso all’educazione.
In Italia, i percorsi d’istruzione terziaria Stem continuano a essere intrapresi da una minoranza di studenti. Dall’anno accademico 2012-13 al 2021-22 la percentuale di immatricolati Stem è salita di un solo punto percentuale, dal 26 al 27%. Non solo il dato generale è fermo, ma resta un forte gender gap. I divari socioculturali, di genere e di opportunità d’apprendimento, visibili fin dai primi anni di scuola, si traducono in una minore acquisizione di competenze matematiche e scientifiche delle studentesse e questo divario si proietta negli anni fino ad arrivare alla scelta accademica. Quindi, nonostante le ragazze siano la maggioranza della popolazione studentesca universitaria italiana (erano il 56% nell’anno 2021-22), costituiscono solo il 37% del totale nelle lauree Stem. Un dato invariato negli ultimi 10 anni che però risulta migliore rispetto alla media di altri nove Paesi europei analizzati da Deloitte, pari al 31%. Diversi fattori influenzano le scelte accademiche delle studentesse: si va dagli stereotipi di genere, allo scarso orientamento fino alla mancanza di role model femminili.
Il dato medio poi nasconde differenze rilevanti tra diversi cluster Stem. Le donne sono infatti presenti soprattutto nei corsi dell’area scientifica, dove costituiscono il 58% del totale, e in Architettura e Ingegneria civile, dove sono il 46%, mentre sono ancora una ristretta minoranza nell’Ingegneria industriale e dell’Informazione (23%) e nell’Informatica e Tecnologie ict (15%), un ambito che a sua volta è ancora più di nicchia.
Pur essendo in numero minore, le studentesse Stem ottengono risultati migliori sia in termini di voti sia per regolarità negli studi. Analizzando il tasso di conversione degli studenti in laureati negli ultimi 6 anni, Deloitte evidenzia come, in media, in ogni cluster la performance migliore sia quella delle studentesse. Anche nell’Ict, dove sono presenti in netta minoranza, il tasso di successo femminile è superiore a quello dei colleghi maschi. Inoltre il voto medio di laurea è più alto (104,2 su 110, rispetto al 102,3 degli uomini, dati Almalaurea) ed è migliore anche la riuscita in termini di regolarità negli studi: tra le donne il 58% ha concluso gli studi nei tempi previsti rispetto al 53% degli uomini.
Performance universitarie superiori non bastano comunque alle donne per assicurarsi una presenza equa nel mondo del lavoro tanto che, a 5 anni dal conseguimento del titolo di secondo livello, il tasso di occupazione è pari al 91%, rispetto al 94% degli uomini.

