Vannacci, il libro del generale spacca le coalizioni. Ecco chi lo difende e chi no
Le parole del militare non solo non sono cadute nel vuoto ma, almeno dal punto di vista politico, hanno fatto emergere distanze all’interno delle stesse coalizioni, a partire da quella del destra centro
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I punti chiave
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Probabilmente il generale Roberto Vannacci, travolto dalle polemiche dopo la pubblicazione di un libro di 300 pagine (“Il mondo al contrario”) in cui ha espresso opinioni contro gay, femminismo e migranti, non è rimasto stupito del fatto che le sue parole non solo non sono cadute nel vuoto ma, almeno dal punto di vista politico, hanno fatto emergere distanze all’interno delle stesse coalizioni, a partire da quella del destra centro. E che le cose stiano così lo si capisce dal tenore di una nota che inserisce nelle prime pagine del libro. «Quest’opera rappresenta una forma di libera manifestazione del pensiero ed espressione delle personali opinioni dell’autore e non interpreta posizioni istituzionali o attribuibili ad altre organizzazioni statali e governative».
Vannacci è stato avvicendato nel comando dell’Istituto geografico militare a favore del generale Massimo Panizzi e, contestualmente, posto a disposizione del Comando Forze Operative Terrestri.
La linea del ministro Crosetto
Il primo a prendere posizione contro le «farneticazioni» del generale è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto (FdI), che ha annunciato una azione disciplinare esortando, via social, a «non utilizzare le farneticazioni personali di un generale in servizio per polemizzare con la Difesa e le forze armate». Il generale Vannacci, ha puntualizzato il ministro, «ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione».
La spaccatura interna alla maggioranza
Una posizione chiara, insomma, che tuttavia non è stata apprezzata da tutti. Critiche sono giunte dal “fuoco amico”, ovvero dal mondo della destra. Contro la linea Crosetto si sono mossi infatti non solo il coordinatore di FdI Giovanni Donzelli e diversi esponenti del partito, ma anche il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi: tutti hanno difeso a spada tratta il militare alto in grado. Donzelli, vicinissimo a Giorgia Meloni, responsabile Organizzazione di Fdi e vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha difeso il generale e si è mostrato quantomeno perplesso su quella che potrebbe essere percepita come un’inopportuna censura di libere idee. Stessa linea per Galeazzo Bignami, viceministro alle Infrastrutture di Fratelli d’Italia. Al gruppo di chi ha criticato la linea del ministro si è poi aggiunto Gianni Alemanno (ex ministro, ex sindaco An di Roma e leader del Forum dell’indipendenza italiana), che con toni ancora più ruvidi ha offerto la sua sponda al generale e attaccato chi da destra non difende i veri valori di destra.
La difesa del ministro
Crosetto ha negato che nel modo in cui ha agito ci siano state limitazioni di libertà, punizioni, o sacrifici in nome del politicamente corretto. «Solo senso delle istituzioni e dello Stato», ha chiarito. Il ministro ha ricordato che «le Forze Armate e di polizia, cui è consentito per legge e Costituzione, l'uso della forza, devono operare prive di pregiudizi di ogni tipo (razziali, religiosi, sessuali). Perché tutti devono sentirsi sicuri».

