Vino, Italia leader per crescita dell’export sul 2019. Federvini: serve più sostegno
Mercato del fuori casa in ripresa, ma pesano le restrizioni dei primi mesi dell’anno: mancano ancora 19 miliardi rispetto al 2019
di Emiliano Sgambato
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I punti chiave
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Il 2021 si sta rivelando una buona annata per il settore del vino e degli spirits made in Italy, ma «non è tutto oro quel che luccica», ha avvertito la presidente di Federvini Micaela Pallini aprendo l’incontro di presentazione del nuovo Osservatorio Economico elaborato con Nomisma e Trade Lab. «Penso all’aumento dei costi dell’energia e soprattutto di quello dei noli. Un container per gli Usa è passato a costare da 2.500 euro a 10mila e con tempi molto più lunghi. Chiaramente questo mette a repentaglio margini e capacità di investimento. Per questo chiediamo che si monitori sulla eventuale presenza di posizioni dominanti», ha spiegato la presidente.
Pur in un contesto di ripresa del settore grazie soprattutto alla ripartenza dei consumi fuori casa (trend che però potrebbe essere messo in pericolo da una recrudescenza dei contagi e dal conseguente inasprimento delle misure restrittive) e al costante aumento delle vendite retail, Micaela Pallini ha messo in evidenza altre criticità: «Da un lato bisogna difendersi dagli attacchi al made in Italy portati avanti con l'introduzione di dazi o barriere normative ed inaccettabili aggressioni alle nostre denominazioni, come insegna il caso del Prosek croato, ma non solo. Pensiamo – ha spiegato – all’attacco della Slovenia al nostro Aceto Balsamico (Federvini rappresenta anche le industrie dell’aceto, oltre a quelle dei liquori e dei superalcolici e naturalmente del vino, ndr) che sono solo la punta dell’iceberg dei danni provocati dall’italian sounding».
Pallini ha citato poi anche gli attacchi sulla dannosità dell’alcol portati avanti da Oms e Ue, affermando che invece occorre difendere «il consumo responsabile e conviviale tipico dello stile italiano». Un altro rischio, infine, è quello di «perdere opportunità sui mercati esteri», per cui Federvini richiede un sostegno forte, certo e continuativo da parte del Governo.
Sprint degli spumanti
Secondo lo studio “Vini, spiriti e aceti: Valori mercato e competitività”, curato da Nomisma , «le vendite nel canale off-trade (in sostanza supermercati e negozi, ndr) mostrano a fine settembre (secondo dati NielsenIQ) una crescita a valori del 6,1% rispetto allo stesso periodo 2020, grazie soprattutto al forte impulso dato dagli spumanti che mettono a segno un aumento del 27,5%, trainati dalle tipologie Charmat secco e Metodo Classico».
Nell’export, per i primi nove mesi dell’anno a confronto con il 2020, Nomisma evidenzia «aumenti del 14,7% negli Stati Uniti, del 6,1% in Uk, del 9,4% in Germania, del 15% in Canada, del 27% in Russia e di ben il 47,2% in Cina». L’export italiano di vino aumenta del 12,1% nei primi 8 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, contro il +6,8% della Spagna e il +10,9% della Francia, che però con la fine dei dazi nel 2020 sta correndo (+35% nel 2021 sul 2020).Negli Stati Uniti, in particolare, le esportazioni di vino italiano registrano un tasso di crescita rispetto al livello pre-pandemico (2019) che è oltre il doppio di quello fatto registrare dalla crescita dei vini spagnoli (+6,8%) e oltre il triplo di quello fatto registrare dalla crescita dei vini francesi (4,7%).


