Ministro del Turismo

Visibilia, Santanchè a processo a Milano per falso in bilancio. Le opposizioni: si dimetta

La maggioranza fa quadrato intorno alla ministra (di Fdi) imputata nel procedimento per falso in bilancio per tre società del gruppo da lei fondato

di Redazione Roma

Visibilia, Santanchè: "Vado avanti tranquilla, non partecipo a processi mediatici"

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Daniela Santanchè è stata rinviata a giudizio nel procedimento per falso in bilancio sul caso Visibilia. Dovrà rispondere dell’accusa di false comunicazioni sociali. Oltre alla senatrice di FdI a processo altre 15 persone tra cui il compagno di Santanchè, Dimitri Kunz, la sorella Fiorella Garnero, la nipote Silvia Garnero e Visibilia, società del fondato dalla parlamentare e imprenditrice che ha dismesso le cariche nel 2022 e ne ha ceduto il controllo a fine dicembre 2024. Il rinvio a giudizio è stato deciso dalla gup Anna Magelli.

Il Gup: le prove dei pm non consentono il proscioglimento

Il processo si aprirà il 20 marzo davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano. La giudice ha dichiarato prescritte le imputazioni per gli anni dal 2016 al 2018 dichiarando in questo caso il non doversi procedere tra gli altri anche per la ministra. Le prove raccolte dalla Procura di Milano, «tutte pienamente utilizzabili, escludono la possibilità di emettere una sentenza» di non luogo a procedere qualora risulti evidente, tra le altre cose, che il fatto non sussiste o l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato. È quanto si legge nel decreto con cui il gup Magelli ha disposto il giudizio. L’accusa è .

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Difesa Santanché: decisione che lascia l’amaro in bocca

«È una decisione che ci lascia l’amaro in bocca, ma che un po’ ci aspettavamo, siamo pronti a dimostrare l’estraneità alle accuse nel dibattimento» ha detto l’avvocato Nicolò Pelanda, difensore di Daniela Santanchè, che si aspettava «un esito diverso».

Le richieste dei Pm

Su venti imputati, tra cui il compagno di Santanchè Dimitri Kunz e la sorella Fiorella Garnero, i pm Marina Gravina e Luigi Luzi avevano ribadito la richiesta di processo per 17 posizioni, ministra compresa. Federico Celoria, ex consigliere di amministrazione, ha chiesto invece di patteggiare e due società, ossia Visibilia Editore ed Editrice, hanno concordato una sanzione amministrativa.

Le accuse

Le indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano hanno evidenziato, per l’accusa, presunti bilanci truccati per sette anni, tra il 2016 e il 2022, per nascondere “perdite” milionarie, per permettere al gruppo Visibilia di rimanere in piedi, ingannando gli investitori, e di conseguenza continuare a trarre “profitto” da aziende ancora attive. Una delle contestazioni “chiave” è quella che riguarda l’iscrizione «nell’attivo dello stato patrimoniale» nei bilanci di Visibilia Editore spa dal 2016 al 2020 dell’avviamento (ossia il valore intrinseco della società) per cifre che vanno dagli oltre 3,8 milioni di euro a circa 3,2 milioni, “senza procedere” alla “integrale svalutazione” già nel dicembre 2016.

Per la difesa di Santanchè, coi legali Nicolò Pelanda e Salvatore Sanzo, da parte degli allora vertici di Visibilia, tra cui Santanchè, non c’è mai stata «alcuna operazione di maquillage sui bilanci», non è mai stato «nascosto alcunché», perché i soci erano sempre «informati sulle perdite», c’era una «offerta informativa trasparente». E sulla voce “avviamento”, finita al centro delle accuse, secondo i difensori, la Procura si era già espressa in un fascicolo archiviato, escludendo che la società dovesse essere messa in liquidazione.

Le altre inchieste

Il 29 gennaio la Cassazione dovrà decidere sulla competenza tra Milano o Roma sul caso in cui Santanchè con altri risponde di truffa aggravata ai danni dell’Inps per la vicenda della cassa integrazione in Visibilia nel periodo Covid. In più, la ministra è anche indagata per bancarotta dopo il fallimento di Ki Group srl, società della galassia del bio-food un tempo guidata dalla senatrice. Liquidazione giudiziale (il vecchio fallimento) che, a dicembre, ha riguardato anche Bioera, spa del gruppo del biofood di cui la ministra del Turismo è stata presidente fino al 2021 e che ha avuto tra gli amministratori anche l’ex compagno della senatrice di FdI, Canio Giovanni Mazzaro.

L’impatto politico

La ministra ha escluso in più occasioni che la sua vicenda giudiziaria possa avere ricadute sul suo ruolo nel governo. Anche in caso di un rinvio a giudizio, aveva detto alla vigilia del G7 turismo a Firenze di novembre, «i miei avvocati dicono che sono certi che non ci sarà una condanna, e in ogni caso io non ho mai parlato di dimissioni». Alla domanda sulla posizione della ministra posta nella conferenza stampa di inizio anno la premier Giorgia Meloni si è mostrata cauta: «Aspettiamo i giudici».

La maggioranza ribadisce la fiducia

«Siamo garantisti sempre, non da oggi: si è innocenti fino alla condanna definitiva. Vale per un privato cittadino come per un ministro. Ribadiamo la fiducia di Forza Italia a Daniela Santanchè». Così Forza Italia. E non fa da meno la Lega con parole analoghe, secondo sui «si è colpevoli dopo tre grandi di giudizio, non prima: ribadiamo la fiducia al ministro Santanchè». Così una nota della Lega.

Schlein: Meloni ora pretenda le dimissioni

Le opposizioni chiedono le dimissioni della ministra. «Daniela Santanchè - attacca la segretaria del Pd Elly Schlein - è stata rinviata a giudizio. Appena una settimana fa Giorgia Meloni diceva di voler aspettare la decisione della magistratura: ora è arrivata. Non può più continuare a far finta di niente. Lei, che quando era all’opposizione chiedeva le dimissioni per molto meno, ora che fa? Cambia idea anche su questo? Una Presidente del Consiglio non può usare due pesi e due misure, soprattutto verso gli amici che lei ha voluto al governo e per cui adesso è politicamente responsabile. Il processo farà il suo corso per accertare se è colpevole, ma quando le accuse sono così gravi chi ricopre le più alte cariche istituzionali deve fare un passo indietro. Daniela Santanchè si dimetta. E Giorgia Meloni deve pretendere le sue dimissioni».

Conte: si dimetta, Meloni abbia un sussulto

 «Noi - scrive il presidente del M5s, Giuseppe Conte - insistiamo per le dimissioni immediate della Ministra, senza volere anticipare l’esito dei processi penali». L’ex premier aggiunge: «È assolutamente indecoroso per le istituzioni di governo che la Ministra rimanga lì. Meloni, che in passato chiedevi le dimissioni di tutti i Ministri per molto meno, oggi che fai, continuerai a fischiettare indifferente? Non avverti neppure adesso un sussulto di dignità che ti spinga finalmente a tutelare l’immagine e l’onore delle istituzioni?».

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