Terzo trimestre

Volkswagen, crollano gli utili ma le fabbriche potrebbero essere salve

Il capo negoziatore: no chiusura di siti produttivi in Germania (come chiesto anche dal governo), sì riduzione degli stipendi del 10% e altre misure

di Alberto Annicchiarico

Aggiornato alle ore 19 del 30 ottobre 2024

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Le parti coinvolte al tavole delle trattative per la crisi Volkswagen a Wolfsburg. A destra i rappresentanti del sindacato. A sinistra quelli dell’azienda, tra i quali tra cui Arne Meiswinkel, del consiglio di amministrazione per le risorse umane. REUTERS/Axel SchmidtEPA/CLEMENS BILAN

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«Sappiamo ancora costruire grandi macchine, ma i costi sono ben lontani dall’essere competitivi e occorre intervenire urgentemente, soprattutto in Germania». Parola del direttore finanziario del Gruppo Volkswagen, Arno Antlitz, durante la presentazione dei risultati finanziari del terzo trimestre e dei primi nove mesi del 2024. Il primo produttore automobilistico europeo ha comunicato che l’utile operativo del terzo trimestre è crollato del 42% a 2,86 miliardi, a causa della debole performance del cosiddetto Brand Group Core - che raggruppa i marchi di volume del gruppo, tra cui Volkswagen, Škoda, Seat-Cupra e Volkswagen veicoli commerciali - e, appunto, dei costi elevati, compresi quelli per il rinnovamento dei modelli. Il risultato è stato il peggiore dalla pandemia di Covid-19, ma è sostanzialmente in linea con la stima media degli analisti interpellati da Lseg di 2,80 miliardi di euro.

Il titolo ha chiuso gli scambi con un guadagno dell’1,14%. Ma perde il 21% da inizio d’anno.

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L’utile netto, nel terzo trimestre, ha subito un calo del 63,7% su base annua (1,58 miliardi). Il fatturato del Gruppo è sceso dello 0,5% a 78,85 miliardi negli ultimi tre mesi. Le previsioni degli analisti erano di 76 miliardi. Il risultato operativo è sceso, appunto, del 42% a 2,86 miliardi e il margine corrispondente al 3,6% (il mercato si aspettava un margine operativo del 4,2%). Quanto all’unità principale dopo nove mesi è precipitato al 2% dal 3,8 dello scorso anno. L’utile al netto delle imposte è sceso del 63,7% a 1,58 miliardi di euro.

Il colosso di Wolfsburg ha tuttavia riaffermato le sue previsioni di profitto, che erano state abbassate più volte quest’anno, e le sue previsioni di margine. Vw continua, quindi, a prevedere un utile operativo di circa 18 miliardi di euro per il 2024, che corrisponderebbe a un margine di circa il 5,6%. In precedenza, Vw aveva tagliato le sue stime sui risultati annuali due volte durante il trimestre, unendosi alle altre due big tedesche dell’auto, Bmw e Mercedes-Benz, a sottolineare il passaggio critico per l’industria automobilistica continentale.

«Questo evidenzia l’urgente necessità di significative riduzioni dei costi, complessivamente più di 10 miliardi date le condizioni del mercato, in tutti i marchi del gruppo. E aumenti di efficienza», ha affermato Antlitz nella nota, in riferimento al radicale piano di risparmi che il sindacato ha reso pubblico lunedì: la chiusura di 3 fabbriche in Germania, per la prima volta in 87 anni di storia, decine di migliaia di licenziamenti e tagli agli stipendi del 10%. Ma in serata, dopo l’incontro a Wolfsburg con i leader dei lavoratori, il capo negoziatore per l’azienda, Arne Meiswinkel, ha dichiarato che l’asticella potrebbe abbassarsi: no alla chiusura di siti produttivi in Germania, come chiesto anche dal governo, sì riduzione degli stipendi del 10% e adozione di altre misure. Meiswinkel ha presentato un piano che include anche un sistema di bonus rivisto. «Siamo aperti a qualsiasi discussione per raggiungere i nostri obiettivi finanziari», ha dichiarato il mediatore ai giornalisti.

In mattinata il cfo Antlitz, durante la videoconferenza seguita alla diffusione dei risultati, aveva scattato una fotografia più minacciosa: «Il più grande svantaggio competitivo è sul lato dei costi, soprattutto in Germania». Era sembrato un chiaro avviso in vista del duro confronto con i sindacati, già iniziato nei due giorni precedenti nelle piazze, con una serie di manifestazioni in diverse città.

Che la situazione fosse complessa si era capito anche martedì dalla notizia della fine della produzione, a febbraio 2025, nello stabilimento Audi di Bruxelles, dove si produce il suv elettrico Q8 e-tron, in crisi di domanda. L’obiettivo per Audi, dopo questa chiusura, la prima in assoluto per il Gruppo di Wolfsburg in Europa, sarebbe un margine a doppia cifra nel quarto trimestre.

Tornando ai risultati, quelli a nove mesi «riflettono un contesto di mercato sfidante – ha commentato Antlitz – e sottolineano l’importanza di realizzare i programmi di performance che abbiamo lanciato in tutto il Gruppo. Il marchio Volkswagen ha registrato un margine operativo di solo il 2% dopo nove mesi. Questo evidenzia l’urgente necessità di significative riduzioni dei costi e aumenti di efficienza. Il nostro slancio del prodotto ci dà fiducia. Un portafoglio ordini in Europa occidentale significativamente migliorato nel terzo trimestre su base annua è la prova della nostra gamma di prodotti rafforzata, dalle auto con motore a combustione agli ibridi e ai veicoli completamente elettrici e fornisce slancio per l’ultimo trimestre». Antilitz ha voluto rassicurare gli investitori spiegando che il dividendo quest’anno potrebbe essere più basso ma il pay-out resterà al 30%.

Nei nove mesi i ricavi sono leggermente saliti dell’1% a 237,3 miliardi (erano 235,1 nello stesso periodo del 2023). Il risultato operativo è stato di 12,9 miliardi, inferiore del 21% rispetto ai 16,2 miliardi di un anno fa, con margine operativo al 5,4% (era il 6,9%). In calo ma sempre in sicurezza liquidità (34 miliardi, -5,9 rispetto al 2023) e flusso di cassa (3,3 miliardi, -1,7).

Anche in questo caso il risultato è stato influenzato dalla performance del Brand Group Core e da significative spese di ristrutturazione pari a 2,2 miliardi, nonché da maggiori costi fissi e spese per l’introduzione di nuovi prodotti. Il flusso di cassa si è fermato a 3,3 miliardi (-34%). Quanto alle vendite, 6,5 milioni di veicoli ovvero -4% nei nove mesi. La crescita in Nord America (+4%) e in Sud America (+16%) è stata contrastata dal calo in Europa occidentale (-1%) e in particolare in Cina.

Un dato positivo? Il +9% di domanda per i nuovi modelli, particolarmente in Europa occidentale (+27%).

Sotto i riflettori proprio il calo delle vendite in Cina: -10% nei nove mesi, a 2 milioni. Del resto, il mercato del Dragone è particolarmente impegnativo per i player occidentali. La quota di mercato di Vw è crollata dal 19,3% del 2020 al 14,2% del 2023, sotto l’effetto della crescente concorrenza dei produttori cinesi, come BYD, e della forte diminuzione delle vendite di veicoli a combustione interna nel Paese, superate da quelle di auto elettriche e ibride plug-in. E parlando proprio di auto elettriche, nei primi nove mesi del 2024, il Gruppo Volkswagen ha consegnato 507mila unità, pari a un -5% anno su anno e a una quota sull’intera produzione (6,5 milioni) dell’8%. Molto lontana, quest’ultima, da quel 20-25% necessario l’anno prossimo per rispettare i limiti di emissioni imposti da Bruxelles (in caso contrario ci sarebbero pesanti sanzioni). E infatti Antlitz ha spiegato che nonostante l’andamento degli ordini sia incoraggiante, «è troppo presto per dire se gli obiettivi saranno raggiunti».

Il sindacato prepara il confronto

La tregua sugli scioperi scade il 1 dicembre

Daniela Cavallo, presidente del Consiglio di fabbrica generale e di gruppo di Volkswagen, e Thorsten Groeger, leader distrettuale del sindacato tedesco dei metalmeccanici IG Metall, parlano con i media prima del confronto con i manager. REUTERS/Axel Schmidt

Come accennato, oltre ai conti oggi era molto attesa la ripresa delle trattative tra il Gruppo Volkswagen e i rappresentanti dei lavoratori, dopo che il comitato aziendale aveva annunciato lunedì che la casa automobilistica tedesca è intenzionata a chiudere almeno tre stabilimenti in Germania, a licenzare e ad effettuare tagli del 10% sui salari. «Ci aspettiamo che l’azienda dichiari oggi almeno la sua disponibilità a entrare in un processo di negoziazione con noi, per sviluppare alternative alle chiusure degli stabilimenti e ai licenziamenti», aveva affermato Thorsten Gröger, il leader regionale del sindacato industriale IG Metall. Questa, aveva aggiunto, è «la precondizione per poter continuare questo processo di negoziazione». Gröger aveva ricordato che l’obbligo di stop agli scioperi previsto dall’ultimo accordo salariale con la Volkswagen scadrà il prossimo 1 dicembre. La responsabile del comitato aziendale di Vw, Daniela Cavallo, aveva chiesto un «piano completo per il futuro», che deve andare oltre i soli costi della manodopera e degli stabilimenti. Da Berlino, intanto, un portavoce del governo aveva dichiarato in mattinata che sarebbe troppo presto per decidere se concedere aiuti di Stato per evitare la chiusura degli impianti. Ma il portavoce del ministro dell’Economia aveva aggiunto che la soluzione auspicata non prevedeva la chiusura di impianti. E questa sembra sia la direzione intrapresa.

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