Waiting lists, the platform is a flop: too short times and little transparency for citizens
The tool created to allow patients to know the time it takes to receive treatment provides only national data that also mixes the waits for intramoenia
Uno o due giorni per una visita oculista oppure oncologica urgente, meno di una settimana per una mammografia e poco più di due settimane per una colonoscopia sempre urgente. I tempi si allungano a una decina di giorni o al massimo a due mesi, nel caso le stesse visite ed esami siano state prescritte dal medico indicando nella ricetta la priorità “B” (Breve: entro 10 giorni) o “D” (Differibile: entro 30 giorni). Solo nel caso di prescrizioni con priorità “P”, quelle meno urgenti (Programmabile: entro 120 giorni) i tempi si allungano fino a sfiorare quasi un anno per la mammografia e la colonoscopia. Questo è quanto attendono gli italiani in media per ricevere queste prestazioni dal Ssn secondo la nuova Piattaforma nazionale sulle liste d'attesa, uno degli strumenti più attesi del piano del Governo contro l'emergenza delle code in Sanità - lanciato ormai oltre un anno fa - e che dovrebbe aiutare le Regioni a monitorare meglio e consentire ai cittadini di capire da soli quanto devono aspettare
Tempi decisamente positivi, anzi verrebbe da dire “troppo” positivi. In realtà a leggere meglio i dati - estratti per il Sole 24 ore da Salutequità direttamente dalla Piattaforma che viene alimentata dai flussi regionali ed è on line da fine giugno scorso - si capisce meglio il perché non rappresentino davvero la realtà che sperimentano molti cittadini quando chiamano i Cup per prenotare una prestazione. I motivi sono principalmente due: il primo è il fatto che il dato pubblicato dalla Piattaforma sia nazionale e non declinato a livello regionale (per ora si è preferito rinviare la diffusione del dato locale) e così i tempi di attesa del Veneto si calcolano insieme a quelli della Calabria per fare la media. Il secondo motivo forse è ancora più decisivo: nei tempi di attesa si mettono insieme le prestazioni prenotate con il Ssn e quelle in intramoenia, le prestazioni cioè pagate in libera professione negli ospedali pubblici, che notoriamente hanno tempi molto brevi. Insomma il rischio è quello
Tra l'altro i dati pubblicati sono anche molto complicati da leggere e da interrogare (al momento sono divisi per quartili). «Ad oggi per i cittadini nessuna utilità concreta da questa piattaforma. Dati vecchi, fermi a quasi 2 mesi fa, con medie nazionali che non permettono di sapere quali siano i reali tempi di attesa per una prestazione all'interno della propria Asl o Regione. Nessuna informazione su liste chiuse e blocco delle prenotazioni, come pure sul rispetto della normativa sull'intramoeni»,, avverte il presidente di Salutequità Tonino Aceti. Che sottolinea come «la cosa più grave» sia rappresentata dall'assenza del dato sulla «percentuale di prestazioni che vengono erogate entro i tempi massimi di attesa per codice di priorità previsti dalle norme». I dati raccolti da Salutequità mostrano anche che c'è un alta percentuale di prenotazioni di prestazioni nonaccettate dai cittadini oltre al monitoraggio delle pre-liste, un sistema di “galleggiamento” in cui un paziente, non ottene


