Giornata della pizza

World Pizza Day, ecco come cambiano business e consumi nel mondo

Giro d’affari del fuori casa da 150 miliardi e consumi previsti in crescita del 5% l’anno, tra preparazioni gourmet, catene che inaugurano nuovi locali e spazi fieristici dedicati

di Emiliano Sgambato

Pizza, un operatore su due punta sulla crescita

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Il 17 gennaio con il World Pizza Day si celebra il successo di un piatto sempre più universale, che non accenna a perdere popolarità. Nel mondo, ma in primo luogo dove è nato, con le pizzerie in Italia che da alcuni anni stanno scoprendo una nuova vita, mettendosi alle spalle la vecchia immagine di cenerentola della ristorazione.

Che si tratti di locali che propongono lievitazioni e farine speciali, versioni adatte a qualsiasi intolleranza o topping gourmet degni di un ristorante stellato (e non mancano le polemiche per la scelta della Guida Michelin di continuare a escludere le pizzerie tra le sue eccellenze). O che si tratti dell’espressione di singoli “maestri” o di catene, che non solo continuano ad inaugurare nuovi locali (cosa impensabile fino a una decina di anni fa, quando lo scetticismo regnava sulla possibilità di affermare brand diffusi in un paese che vanta pizzerie “indigene” ad ogni angolo di strada) ma si espandono anche all’estero.

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Pizza, affari in crescita

Un mondo variegato che non è però facile da misurare economicamente. Secondo ITA0039, certificazione Asacert nata per riconoscere i veri ristoranti italiani all’estero, a livello mondiale il business ammonterebbe a oltre 151 miliardi di dollari (poco meno di 147 miliardi di euro) «con una crescita prevista a un tasso annuo composto (Cagr) del 5% dal 2024 al 2031».

Secondo i dati Tradelab illustrati nel corso della 19esima edizione di PizzaUp - «simposio tecnico esperienziale sulla pizza italiana contemporanea» organizzato da Petra Molino Quaglia lo scorso novembre a Venezia - gli italiani nell’ultimo anno hanno speso «circa 25 miliardi di euro per occasioni fuori casa con la pizza, con 1.173 milioni di pizze consumate». Per Tradelab le opportunità di crescita, soprattutto nella fascia medio alta, non mancano: «puntare sull’aumento del valore per il consumatore e sull’attrazione di nuovi clienti permetterà agli operatori del settore di capitalizzare su un mercato che, nonostante le sfide, rimane ricco di potenzialità», commentano i ricercatori.

Un’indagine di Cna Agroalimentare presentata in occasione di TuttoPizza, il Salone internazionale che si tiene a Napoli in primavera, ha rilevato del resto che un proprietario di pizzeria su due prevedeva un 2024 di crescita per la propria attività.

Coldiretti: ricette casalinghe anti-contraffazione

Le stime di Coldiretti per il mercato italiano parlano invece di 15 miliardi di euro per un settore che sforna 2,7 miliardi di pizze e che occupa più di 100mila lavoratori a tempo pieno, cifra che sale a 200mila durante i fine settimana. E un’indagine Coldiretti-Ixe’ afferma come in 4 famiglie su 10 la pizza si prepara in casa, «magari ricorrendo all’uso di farine speciali o di ingredienti gourmet».
«La pizza in casa risolve peraltro – sottolinea Coldiretti – anche il problema dell’originalità degli ingredienti in un’Italia dove quasi due pizze su tre servite sono preparate con prodotti provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori, come mozzarella lituana, concentrato di pomodoro cinese, olio tunisino o farina da grano ungherese».

Ma la pizza è un veicolo anche per il made in Italy: ad esempio secondo Anicav (Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali) «in Italia circa 7 pizze su 10 sono a base pomodoro, per un totale di oltre 200 milioni di kg di conserve rosse impiegate».

Patrimonio Unesco da valorizzare

L’Italia non è il solo paese a rivendicare la paternità di questa specialità che ha in effetti molte versioni e molte preparazioni che in qualche modo ricordano la specailità che noi conosciamo ed esportiamo in tutto il mondo. Ma è solo in Italia a vantare un riconoscimento Unesco come Patrimonio immateriale dell’umanità per l’Arte del pizzaiuolo napoletano.

Tuttavia si tratta di «un settore in grande crescita ma ancora non maturo», ha detto Massimo Di Porzio, presidente Fipe Confcommercio Campania, in occasione del varo a Napoli nei giorni scorsi, dell’Osservatorio socio-economico della pizza napoletana, strumento per aiutare gli imprenditori a capire dove va il mercato, nato per iniziativa dell’Avpn (Associazione Verace Pizza Napoletana) insieme con Università Parthenope, Cnr/Dipartimento Scienze Umane e Sociali Patrimonio Culturale, Fipe-Confcommercio campana.

Avpn anche quest’anno organizza il Vera Pizza Day che coinvolgerà 19 Paesi, tra cui le new entry Qatar e Filippine con 22 masterclass in programma, tutte in diretta sul canale YouTube di Avpn (una di queste sarà con gli scienziati della Base Concordia in Antartide).

Di novità di prodotto e strategie di valorizzazione e innovazione si discuterà anche alla 46esima edizione del Sigep che, in programma a Rimini dal 18 al 22 gennaio, aggiunge tra gli spazi espositivi due padiglioni dedicati agli operatori del settore pizza.

Boom di consegne a domicilio e social network

Gli Stati Uniti detengono il primato dei consumi, con 13 chili pro capite all’anno, mentre in Europa dietro agli italiani, con 7,8 chili annui, seguono gli spagnoli con 4,3 chili, i francesi e i tedeschi con 4,2, gli inglesi con 4.

In Italia il boom si registra anche nelle consegne a domicilio: Just Eat ha raggiunto circa 5,12 milioni di chili consegnati, con una media giornaliera di oltre 14mila chili e un ordine ogni 2 secondi. Le classiche Margherita, Diavola e Capricciosa sono le più richieste, ma i nuovi trend premiano anche i topping dolci come quelli alle nocciole o al mascarpone.

Per Deliveroo le consegne sono in aumento del 20% e  nella Top 10 dei capoluoghi di provincia che amano di più la pizza (in base al numero degli ordini sul totale degli ordini da asporto) dominano città di piccole e medie dimensioni: in testa troviamo Rovigo, Campobasso, Nuoro, seguite da Foggia, Isernia, L’Aquila, Avellino, Matera, Crotone e Latina.

Record infine anche sul web e sui social con, secondo le rilevazioni di Bonusfinder, oltre 3,6 milioni di ricerche online ogni mese a livello globale e più di 75 milioni di hashtag su Instagram. Quella con più like? «La Pizza Fritta grazie a 15mila ricerche mensili in Italia e ben oltre 200mila hashtag su Instagram». Seguono Margherita e Calzone.

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