Reddito di cittadinanza? Carità di Stato su vasta scala
di Alberto Orioli
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Giorno dopo giorno si disvela il vero volto del reddito di cittadinanza: una carità di Stato su vasta scala. Che la lotta alla povertà debba essere priorità dell'agenda politica è sacrosanto. Ma il congegno dell'assegno di cui ora si discute alla Camera assomma in sé scopi diversi e rischia di creare un fortissimo squilibrio all'interno dello stesso mercato del lavoro.
L'Ufficio parlamentare di bilancio ha già spiegato che il 37% delle famiglie che percepiscono l'assegno non avrà alcun obbligo di prestazione lavorativa. Si tratta di circa 500mila famiglie probabilmente strappate alla povertà più nera. Ma che dire delle 400mila famiglie che saranno interessate alla ricerca di un percorso lavorativo di cui la metà già si sa che sarà esclusa dagli obblighi di legge (sempre dati Upb)? Per questi nuclei l'assegno resterà comunque un puro sussidio di assistenza senza altri fastidi.
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Così come probabilmente per chi lo percepirà in molte delle zone più arretrate del Paese (per lo più al Sud ma non solo), dove le opportunità di lavoro semplicemente non esistono e nessuno mai verrà messo di fronte al conclamato rifiuto delle tre offerte di lavoro, reiterato il quale l'assegno viene annullato. Semplicemente, se non interverranno modifiche al Senato, quella prebenda schiettamente assistenziale resterà a vita. Così come probabilmente la gratitudine del percettore verso chi l'ha congegnata.

