Lancet: il mercato ittico potrebbe non essere la fonte del nuovo virus
È quanto emerge dalla lettura dei dati da parte della prestigiosa rivista scientifica. Non si tratta di scenari complottistici o di fughe di virus, ma di dati epidemiologici e analisi retrospettive
di Francesca Cerati
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Il mercato ittico di Wuhan potrebbe non essere la fonte del nuovo virus che si è diffuso a livello globale. È quanto emerge dalla lettura dei dati da parte della prestigiosa rivista scientifica Lancet. Non si tratta di scenari complottistici o di fughe di virus, ma di dati epidemiologici e analisi retrospettive.
Come già è successo con la sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers), malattia che può essere letale e che si verifica sporadicamente: inizialmente si è stabilito che fosse arrivata da un paziente dell’Arabia Saudita nel giugno 2012. Studi successivi hanno poi fatto risalire l’origine a un precedente focolaio di polmonite inspiegabile in Giordania nell'aprile dello stesso anno.
Anche per il nuovo coronavirus cinese l’attenzione si è concentrata sul mercato del pesce a Wuhan. Ma una descrizione dei primi casi clinici appena pubblicati su The Lancet contesta tale ipotesi.
L’articolo - scritto da un numeroso gruppo di ricercatori cinesi appartenenti a diverse istituzioni - offre dettagli molto interessanti sui primi 41 pazienti ospedalizzati a causa di quello che è stato soprannominato il coronavirus 2019 (2019-nCoV).
Secondo gli autori, il primo caso risale al primo dicembre, e non c’era alcun collegamento con il mercato del pesce. Non solo, i loro dati evidenziano anche che, 13 dei 41 casi non avevano alcun collegamento con il mercato. Un numero piuttosto significativo.

