Il nuovo piano strategico al 2026

Snam: balzo degli investimenti a 10 miliardi per rafforzare la sicurezza energetica

Il gruppo accelera sull’impegno finanziario: 9 miliardi destinati all’infrastruttura gas. Venier: «Snam ha garantito il massimo supporto all’emergenza»

di Celestina Dominelli

A Milano la seconda edizione dell'Innovation Day di Snam

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Un occhio puntato sul breve periodo per continuare a gestire l’emergenza scatenata dalla decisione della Russia di ridurre progressivamente le forniture di gas. E un altro focalizzato sulla media-lunga distanza con l’obiettivo di rafforzare gli asset strategici per la sicurezza energetica del Paese. Al servizio del quale Snam si è posta con decisione negli ultimi mesi, con l’arrivo di Stefano Venier al timone. Si muove su questo doppio livello il nuovo piano strategico del gruppo, presentato oggi, giovedì 19 gennaio, al mercato, il primo firmato dal nuovo ad e che prevede un balzo degli investimenti, con uno sforzo di 10 miliardi da qui al 2026 (+23%).

Lo sforzo principale per l’infrastruttura gas

Ben 9 miliardi saranno destinati all’infrastruttura gas tra potenziamento del trasporto, a cominciare dalla Linea Adriatica, la nuova dorsale gas lungo la direttrice adriatica, cruciale per processare i nuovi flussi di gas e Gnl (gas liquefatto) che arriveranno sempre più consistenti da Sud e dalla rotta mediterranea (a partire dal Tap). Una scelta voluta fortemente da Venier convinto che il sistema debba acquisire ulteriore flessibilità e ridondanza, in modo da rafforzare la resilienza della rete in tempi di crisi. E, con lo sguardo al futuro, predisporla sempre più per l’accoglimento dei gas verdi (idrogeno e biometano) e renderla ancora più performante attraverso un uso ancora massivo delle tecnologie digitali (su cui il piano, grazie a SnamTec, scommette 450 milioni di investimenti al 2026).

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Venier: da Snam massimo supporto all’emergenza

Ecco perché, nel presentare la nuova strategia alla comunità finanziaria, il top manager ribadisce che «il 2022 è stato un anno di svolta per il sistema energetico globale. In uno scenario di incertezza e volatilità estrema, Snam è stata in grado di garantire il massimo supporto per far fronte all’emergenza, costruendo i presupposti per le azioni necessarie alla gestione del prossimo futuro», per poi evidenziare il forte aumento degli investimenti rispetto al passato proprio «per rafforzare le infrastrutture e contribuire alla maggiore sicurezza energetica del Paese per i prossimi anni e per l’orizzonte più lontano».

Focus su stoccaggio e rigassificazione

Accanto allo sforzo destinato alla rete di trasporto, Snam concentrerà 1,3 miliardi nell’ampliamento e rinnovo dei siti di stoccaggio, a partire da Alfonsine (Ravenna), che farà salire del 15% la capacità su questo versante, mentre 1,4 miliardi serviranno sul fronte del Gnl con un significativo aumento legato all’acquisto che il gruppo ha realizzato su mandato del governo di due rigassificatori galleggianti, destinati a Piombino e a Ravenna, e dei relativi investimenti infrastrutturali.

Lo sprint sulla transizione energetica

Insieme al rafforzamento dell’infrastruttura, il nuovo piano di Snam scommette poi con forza sulla transizione energetica, alla quale riserva 1 miliardo di euro di investimeni che dovranno servire, innanzitutto, da un lato, ad accelerare lo sviluppo del biometano (con 100 megawatt di impianti in esercizio entro il 2026 e una produzione attesa pari a circa 200 milioni di metri cubi), e, dall’altro, a spingere anche la diffusione dell’idrogeno, che potrà sfruttare altresì la sponda del Recovery Plan e che correrà lungo l’asse della partnership con De Nora, il gioiellino attivo nell’elettrochimica e leader nelle tecnologie sostenibili e, per l’appunto, nell’idrogeno verde. L’altro filone su cui il gruppo è intenzionato ad accelerare è poi quello della Ccs (la cattura e lo stoccaggio del carbonio) che sta conoscendo un enorme sviluppo in giro per il mondo e sul quale Snam punta 120 milioni di investimenti nell’arco di piano. Il tutto senza dimenticare l’impegno assunto per il raggiungimento dei target di neutralità carbonica che saranno mantenuti e potenziati, come il taglio delle emissioni di metano.

Le mosse sulle consociate

C’è poi il capitolo delle consociate, che spazia dalla francese Teréga alla partecipazione detenuta in Italgas (13,5%). E qui la strategia di Snam è quella di diversificare le mosse in funzione del ruolo delle società rispetto agli obiettivi strategici di breve e medio-lungo periodo. E su alcune di queste, si legge chiaramente nel piano strategico, il gruppo non esclude di poter valutare una strategia di rotazione del capitale per gli asset considerati “non core” che potrebbero essere utilizzati per possibili opportunità di crescita non organica.

I target finanziari. E la politica dei dividendi

Quanto ai target finanziari, per effetto del balzo degli investimenti sale naturalmente la Rab, la remunerazione riconosciuta agli asset della società, che cresce sopra il 5% medio annuo nell’arco di piano, più del doppio quindi rispetto a quello precedente. L’ebitda registrerà una crescita media annua del 7% (a fronte del 4,5% del precedente piano) e l’utile netto marcerà a un ritmo medio annuo di aumento di circa il 3 per cento. In virtù di ciò, la guidance sull’utile netto al 2022 è pari ad almeno 1,13 miliardi di euro con proiezione a fine 2026 di 1,27 miliardi di euro. Infine, la politica dei dividendi che è confermata ed estesa di un anno: 2,5% di crescita minima annua della cedola allungata al 2026 con conferma del +5% per azione nel 2022.

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