Bce più cauta. Perché il mercato ci crede (e gli analisti un po’ meno)
Pronte a cogliere la palla al balzo delle indiscrezioni Bloomberg per un allentamento sui tassi, le Borse tornano sui livelli pre-guerra. I rendimenti dei BTp scendono in picchiata. Ma dagli esperti continuano ad arrivare richiami alla prudenza.
di Maximilian Cellino
3' min read
I punti chiave
3' min read
Un rallentamento nella marcia al rialzo dei tassi Bce? È quanto si augurano da tempo gli investitori, pronti come in quest’avvio di anno a tornare in acquisto su azioni e bond, e che (forse) da qualche giorno pensa anche qualche banchiere dell’Eurotower. Così almeno hanno lasciato trapelare nel pomeriggio di martedì indiscrezioni dell’agenzia Bloomberg, provocando l’immediata reazione favorevole dei mercati, che confermano così particolare sensibilità sul tema in questo momento.
Annullate le perdite dal conflitto Russia-Ucraina
Dopo una seduta dall’andamento estremamente prudente e dettata dal rallentamento della Cina, dalle ombre proiettate dai bilanci delle società Usa e anche dalla crescente attesa per la riunione della Banca del Giappone in programma stamani, le Borse europee hanno immediatamente virato al rialzo. Con un progresso dello 0,31% in linea con gli altri listini europei, Piazza Affari ha riagganciato i livelli precedenti il conflitto Russia-Ucraina, al termine di una progressione di quasi il 10% in questo scorcio di 2023.
L’avanzata dei BTp
Gli acquisti hanno interessato in misura forse più marcata l’obbligazionario, ed è ancora una volta significativo sotto questo aspetto che il tasso decennale dei BTp si sia riportato al 3,88 per cento. Era infatti stato avvistato su valori simili per l’ultima volta proprio il giorno in cui, poco più di un mese fa, il Consiglio Bce (e la successiva conferenza stampa della presidente, Christine Lagarde) aveva dato una sterzata al rialzo ai rendimenti dell’Europa. Il fatto che lo spread sul Bund si sia ridotto a 180 punti base rappresenta l’ennesima conferma di quanto i titoli del Tesoro siano al momento molto più reattivi ai temi di politica monetaria che non a quelli della politica interna. Così come l’indebolimento dell’euro (sceso sotto 1,08 dollari) è comprensibile conseguenza delle voci di allentamento della morsa sui tassi.
Le indiscrezioni sull’Eurotower
Le fonti raccolte da Bloomberg, rigorosamente anonime, segnalano come tra le stanze dell’Eurotower si stia appunto iniziando a prendere in considerazione l’ipotesi su cui si è retto il «rally di Capodanno», ovvero che il passo sulle strette monetarie possa adesso procedere in modo meno spedito rispetto a quando indicato da Lagarde a dicembre. In particolare, l’aumento di 50 punti base nella riunione del primo febbraio prossimo sarebbe probabilmente fuori discussione, mentre quello di metà marzo potrebbe essere sì più contenuto, di 25 punti .
Le convinzioni del mercato
È vero che nessuna decisione è stata già presa, come avverte Bloomberg, ma tanto è bastato a far rialzare la testa ai mercati. E a confermare un atteggiamento già evidente nel sondaggio Bank of America, secondo il quale i fondi di investimento hanno ridotto la componente cash del proprio portafoglio al 5,3% dal 5,9 per cento. Si tratta del calo più marcato addirittura dal giugno 2020, ed è ancora più significativo il fatto che il denaro si sia diretto soprattutto verso i bond. La prospettiva è che da qui a dodici mesi i tassi a breve siano infatti inferiori rispetto agli attuali, come pensa la maggioranza degli intervistati da BofA per la prima volta da marzo 2020.

