Quanto rischia il mercato fra «occhiali rosa» e profezie che si autoavverano?
Il dato (nelle attese) sull’inflazione Usa alimenta l’euforia verso azioni e bond su scala globale. Gli analisti continuano ad andare con i piedi di piombo, ma qualcuno inizia ad abbassare la guardia
di Maximilian Cellino
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«L’aspetto sorprendente del dato sull’inflazione di dicembre è la vicinanza al consenso». Il commento a caldo di Tiffany Wilding, economista per il Nord America di Pimco a proposito dell’atteso appuntamento con le indicazioni macro Usa è esemplare di quanto i mercati abbiano iniziato questo 2023 con un atteggiamento diametralmente opposto rispetto all’anno precedente e inforcando i classici «occhiali rosa». I prezzi al consumo statunitensi sono cresciuti del 6,5% su base annua (e del 5,7% per la loro componente di base) proprio come era nelle attese e i mercati hanno festeggiato, a modo loro.
L’ottimismo del mercato
È salita infatti Wall Street e hanno chiuso ancora una volta al rialzo le Borse europee, con Piazza Affari in progresso dello 0,73% (e ormai in recupero di oltre l’8% da inizio anno come gli altri listini europei) a riavvicinare sempre più i livelli precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina. Il ritorno dell’appetito per il rischio (oltre che le attese sui tassi Usa) hanno contribuito al deprezzamento del dollaro e a riportare l’euro sopra quota 1,08 e ai massimi da aprile.
Gli acquisti hanno riguardano al tempo stesso anche l’obbligazionario, dove i rendimenti dei titoli di Stato continuano a scendere in maniera sensibile. Il decennale Usa rende adesso il 3,5%, il Bund tedesco il 2,13% e il nostro BTp ne approfitta per tornare sotto il 4% (spread a 187 punti base) proprio come un mese fa, prima che le parole di Christine Lagarde gelassero le attese per un rallentamento nella politica monetaria della Bce.
Il fatto che il Tesoro italiano abbia collocato titoli a 3 e 7 anni per complessivi 7 miliardi di euro a tassi rispettivamente del 3,26% e del 3,77% e in crescita di 19 e 16 centesimi rispetto all’operazione precedente non deve trarre in inganno. Riflette infatti il calendario delle aste, che in quel caso erano state effettuate prima della riunione Bce che aveva innescato la svolta rialzista sui tassi ora in gran parte rientrata.
Le speranze sulla Fed
E il tema gira in fondo sempre attorno a questo punto: il dato sull’inflazione Usa, pur nella sua assoluta prevedibilità, non fa in realtà altro che ravvivare ulteriormente le attese di quanti sperano di vedere quanto prima un cambio di marcia sui tassi. «L’emergere di una tendenza al ribasso dell’inflazione conferma in larga misura la traiettoria di base della Fed per la politica monetaria dei prossimi mesi e sostiene l’ipotesi di un’ulteriore riduzione del ritmo di rialzi a 25 punti base nel prossimo meeting di inizio febbraio», conferma Silvia Dall’Angelo, Senior Economist di Federated Hermes.


