L’addio di Cingolani: «Nato difficile da smantellare, ma l’Europa si rafforzi»
di Celestina Dominelli
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Nulla di fatto all’incontro diplomatico tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e quello ucraino Dmytro Kuleba organizzato ad Antalya, con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu a fare da arbitro. Il primo a parlare, dopo i colloqui, è stato il ministro degli Esteri ucraino Kuleba: «Sono venuto qui con uno scopo umanitario: organizzare corridoi da Mariupol e per Mariupol per consentire ai civili di fuggire e agli aiuti di muoversi ma sfortunatamente il ministro Lavrov non è stato in grado di impegnarsi». E mentre Kiev si prepara alla resistenza, Kuleba ha fatto sapere che anche sul cessate il fuoco «non ci sono stati impegni. Sarò pronto a incontrarlo nuovamente, comunque».
Su una tregua è arrivato anche l’appello congiunto del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz, che durante un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin hanno chiesto «un cessate il fuoco immediato» e «una soluzione negoziata della crisi», come ha reso noto l’Eliseo, spiegando che i tre leader hanno deciso di rimanere «in stretto contatto» anche «nei prossimi giorni».
Dopo Kuleba ha parlato il ministro degli Esteri russo Lavrov: «Abbiamo trattato di questioni umanitarie, spiegando che cosa fanno i nostri militari a difesa dei civili che vengono usati come scudi umani dagli ucraini. Lo sforzo per i corridoi umanitari della Russia resta».
Sulla soluzione del conflitto «nell’ultimo incontro abbiamo presentato delle proposte per colloqui seri in Bielorussia. L’Ucraina ha detto che ci risponderà». L’Unione europea, con le forniture di armi all’Ucraina, «va contro i suoi valori. Quelle armi finiranno in mano ai terroristi che le utilizzeranno contro l’aviazione civile non solo in Ucraina ma anche in Europa», sostiene Lavrov.
La Russia non vuole un’Ucraina militarizzata, «rappresenterebbe una minaccia per la Russia. Vogliamo che l’Ucraina sia un Paese neutrale, nel quale non vengono vietati la cultura e la lingua russa. vogliamo una Ucraina smilitarizzata, che sia un Paese amico», ha aggiunto Lavrov.