Le Borse tornano al pre-guerra, ma la Cassandra dei mercati vede recessione
Mentre i listini si infiammano per le trattative Russia-Ucraina, si inverte la curva dei tassi Usa: evento che ha sempre anticipato la recessione
di Morya Longo
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I punti chiave
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Non è un cessate il fuoco, ma un principio di de-escalation del conflitto tra Russia e Ucraina. Non c’è un accordo di pace, ma almeno un minimo passo avanti. Non è stato l’incontro tra Putin e Zelesnky, ma forse la sua premessa. Pur con tutte le incertezze che ancora circondano le trattative tra Mosca e Kiev, i mercati finanziari martedì non potevano che lasciarsi andare a una speculativa speranza. Così le Borse europee, che soffrono maggiormente il conflitto, hanno spiccato il volo: Milano +2,41%, Parigi +3,08%, Francoforte +2,79%, Madrid +2,98%, Eurostoxx +2,82%.
I listini di Parigi, Francoforte, Madrid e Londra sono addirittura tornati sopra i livelli pre-invasione. E sui titoli di Stato “rifugio” sono continuate le vendite, che hanno fatto salire ulteriormente i rendimenti: il tasso del Bund decennale è balzato da 0,58% a 0,64% e quello dei titoli tedeschi biennali è tornato per qualche momento sopra lo 0%, come non accadeva dal 2014. Insomma: il classico copione del risk-on. Di voglia di rischio.
La Cassandra dei mercati
Ma in questo mercato a tratti euforico, un oscuro presagio finanziario è emerso martedì pomeriggio: si è invertita la cosiddetta curva dei tassi Usa (i rendimenti a due anni hanno superato quelli decennali di 3 centesimi) per la prima volta dal settembre del 2019. Segno, questo, che il mercato teme la recessione negli Stati Uniti. Segno, insomma, che dietro l’euforia speculativa delle Borse ci sono ancora troppe incertezze.
Proviamo ad elencarle: le trattative tra Russia e Ucraina sono solo all’inizio e non hanno alcuno sbocco certo, lo scontro tra Europa e Russia sul pagamento del gas (che Mosca vorrebbe in rubli) rischia di bloccare le forniture con gravi danni all’economia europea, il forte rialzo dell’inflazione e la conseguente stretta monetaria soprattutto negli Stati Uniti rischiano di far deragliare la ripresa economica in uno scenario di “stagflazione”. Insomma: se ieri c’erano motivi per un cauto ottimismo, le incertezze non mancano. E la curva dei tassi Usa lo sottolinea.
L’incognita dell’economia
L’incognita maggiore riguarda l’impatto sull’economia del mix tra Covid (non ancora sconfitto) e guerra in Ucraina. A pesare non è solo il rincaro dell’energia e il possibile blocco delle forniture russe, difficilmente compensabile da altre fonti, ma la carenza di tutte le materie prime necessarie all’industria. Soprattutto se si pensa che questo genera inflazione e spinge le banche centrali ad alzare i tassi d’interesse: il mercato attualmente sconta negli Stati Uniti 10 rialzi da parte della Fed da 25 punti base entro l’anno.


