Mercati

Caporetto sui bond: ecco perché marzo è nero per i titoli di Stato globali

Rendimenti in forte risalita, scompaiono quasi del tutto i bond a tasso negativo: da gennaio la performance dei titoli di Stato globali è di -6,3%

di Morya Longo

“Con tassi in rialzo puntare su obbligazioni coperte sulla volatilità del prezzo”

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Ci eravamo convinti che quella fosse la nuova normalità. Un mondo pieno di liquidità, fornita con abbondanza dalle banche centrali. Un mondo dove la metà dei titoli di Stato globali offriva agli investitori rendimenti negativi. Un mondo alla rovescia. Ma ormai familiare. Confortevole. Quella «nuova normalità» è finita: ora che l’inflazione galoppa e le banche centrali preparano la stretta sui tassi, nonostante la guerra, il mercato obbligazionario sta subendo la sberla più forte che storia ricordi. I rendimenti sono saliti alla velocità della luce, tanto che ormai solo il 7% dei titoli di Stato globali ha ancora tassi nominali negativi contro il 50% di agosto 2019.

Solo lunedì sono tornati sopra lo zero i titoli a 2 anni di Belgio e Olanda. Non accadeva dal 2014. Questo ha fatto cadere i prezzi dei bond: così ad oggi, secondo l’indice Bloomberg Barclays Aggergate, i mercati obbligazionari nel 2022 registrano una performance negativa (in termini di ritorno totale) del 6,3%. Un numero che non solo è il peggiore di sempre. Ma che aiuta a spiegare, in questi periodi di guerra, molti fenomeni finanziari: per esempio il grande rally delle Borse, nonostante l’incertezza per la guerra e lo shock energetico.

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La debàcle obbligazionaria

I rendimenti dei titoli a 2 anni di Belgio e Olanda sono stati gli ultimi a tornare, proprio lunedì, sopra la soglia dello 0%. I rendimenti decennali tedeschi sono arrivati a 0,58%, rispetto a -0,18% di inizio anno. Ma sono stati i tassi tedeschi a 2 anni a fare il balzo maggiore: nel solo mese di marzo sono saliti di 40 punti base (maggior rialzo mensile dal 2011), arrivando a -0,06%. Negli Stati Uniti l’incremento è stato ancora più forte: lunedì i rendimenti decennali hanno toccato il 2,55% (erano a 1,51 a inizio anno), anche se poi sono scesi a 2,45%.

TRAMONTA L'ERA DEI TASSI NEGATIVI

Titoli di Stato con rendimenti sotto zero, in migliaia di miliardi di $ e in % sul totale titoli di Stato globali

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Quando i rendimenti salgono significa che i prezzi scendono: cioè che gli investitori perdono. E uno scossone così violento sui titoli di Stato non si vedeva da molto tempo: l’unico esempio che gli investitori ricordano è il 1994, quando però alla fine la perdita annua sui bond fu del 2,9% (includendo le cedole).

L'ANNO NERO DEI BOND

Performance annue (in termini di total return) dei mercati obbligazionari, secondo il Bloomberg Barclays Aggregate index. Dati in %

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L’impatto sulle Borse

Questo cataclisma sui mercati obbligazionari è una delle concause della forza delle Borse. Anche lunedì i listini hanno chiuso in rialzo (Milano +0,63%, Parigi +0,54%, Francoforte +0,78%), irrobustendo ulteriormente il rimbalzo dai minimi toccati a marzo dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Dai minimi raggiunti tra il 7 e l’8 marzo, Milano ha recuperato l’11,5%, Francoforte il 12,4%, Parigi il 10,5% e Wall Street l’8,5%.

«Gli investitori escono dal mercato obbligazionario e vanno su quello azionario, che protegge meglio in caso di inflazione», osserva un investitore. Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Am, spiega il fenomeno anche con alcuni numeri: attualmente il rendimento del mercato azionario (earning yield) supera i rendimenti reali dei titoli di Stato di 5,79 punti percentuali negli Usa e di 9,33 punti in Europa. Questo significa che chi investe in azioni ha un premio per il rischio in Europa maggiore di quello di inizio anno: un incentivo in più a spostarsi dalle Borse ai bond.

Le ragioni della debàcle

Il motivo principale di questo terremoto obbligazionario va cercato nei comportamenti delle banche centrali di fronte a un’inflazione che sale in maniera strutturale. Se con l’inizio della guerra i mercati si erano illusi che l’incertezza sull’economia avrebbe frenato la Fed e la Bce nei loro propositi (pur diversi) di stretta monetaria, la realtà si è rivelata ben diversa.

«Le banche centrali hanno fatto capire che lo shock attuale le preoccupa più sul fronte dell’inflazione che su quello della crescita economica», osserva Delitala. Questo significa che hanno mantenuto i propositi di stretta monetaria (come nel caso della Bce) oppure li hanno incrementati (come nel caso della Fed Usa). Questo ha cambiato le aspettative: il mercato oggi è convinto che la Fed aumenterà i tassi 10 volte nel 2022 (incluso il rialzo già effettuato), mentre lo scorso dicembre prevedeva solo 4 rialzi. E, di conseguenza, i rendimenti dei titoli di Stato si sono adeguati al rialzo.

Si inverte la curva dei tassi Usa: profezia di recessione?

Il problema è che si fa sempre più strada il timore che la stretta monetaria possa pesare sulla crescita economica in futuro. È per questo che la curva dei tassi negli Usa si sta appiattendo. Ieri si è anche invertita tra i 5 e i 30 anni per la prima volta dal 2006: questo significa che i rendimenti dei titoli a 5 anni hanno superato quelli dei titoli con scadenza trentennale. Il motivo è che il mercato sconta forti rialzi dei tassi Fed nel breve, ma problemi economici in futuro. E questo potrebbe, d’ora in avanti, pesare anche sulle Borse.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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