Scenari finanziari

Borse, rally in dubbio nel mezzo delle trimestrali e in attesa della coppia Powell-Lagarde

Molti investitori stanno prendendo profitto, considerato il balzo del risk on da inizio anno, in attesa che lo scenario delle trimestrali americani si dipani del tutto e di conoscere le decisioni di politica monetaria di Usa ed Eurozona a inizio febbraio

di Vito Lops

La Borsa, gli indici del 25 gennaio 2023

3' min read

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Sui mercati finanziari tornano le nubi dopo l’abbuffata di questa prima parte del 2023 che ha portato le Borse europee finora a guadagnare il 10% e il tecnologico Nasdaq negli Stati Uniti il 7%. Mentre la stagione delle trimestrali negli Usa sta entrando nel vivo gli investitori si interrogano sul futuro e prendono in parte profitto dopo il recente rally: il 25 gennaio i titoli tech americani sono arrivati a perdere quasi il 3% (per poi dimezzare in finale in rosso) mentre l’Eurostoxx 50 e il Ftse Mib hanno oscillato in una banda compresa tra -1% e la parità chiudendo in leggera flessione.

Il dubbio recessione

La domanda è sempre la stessa: le principali economie riusciranno a scampare la recessione oppure sono indirizzate proprio verso il sentiero della decrescita? La trimestrale di Microsoft ha accresciuto i dubbi: il colosso del software e del cloud ha deluso sul fronte dei ricavi e soprattutto ha fornito delle stime peggiorative per il trimestre in corso (tra 50,5 e 51,5 miliardi di dollari) inferiori ai 52,43 miliardi attesi dagli analisti. Anche l’aumento dei salari annunciato da Walmart, la più grande catena di distribuzione retail negli Stati Uniti, è stato accolto di traverso dato che la paga minima da marzo passerà da 12 a 14 dollari. Un aumento del 17% che ovviamente viene visto da vicino dalle banche centrali che sono ancora fortemente concentrate nella lotta all’inflazione.

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I fari sono puntati al 1 febbraio quando terminerà il Federal open market committee della Federal Reserve. Il governatore Jerome Powell si dovrà pronunciare tanto sui tassi (è atteso un ritocco all’insù da 25 punti base) ma soprattutto sulla traiettoria che intenderà dare agli stessi dato che il mercato in questo momento si è schierato contro la banca centrale andando a prezzare per fine anno tassi al 4,5%, più bassi rispetto a quanto emerso dalle ultime indicazioni della Fed (stando ai dot plots di fine dicembre non è previsto alcun taglio nel 2023 rispetto a un picco che potrebbe superare anche il 5%).

Il 25 gennaio la Bank of Canada ha alzato il costo del denaro di 50 punti base al 4,5%, come non accadeva da 15 anni, annunciando però che giunti a questo punto si prenderà una pausa e si metterà in osservazione di un’inflazione che a dicembre è scesa al 6,3% rispetto all’8,1% del mese precedente.

Il dibattito a Francoforte

Molto dibattuta la questione anche in seno alla Banca centrale europea che si pronuncerà il 2 febbraio. Il mercato sconta a pieno un rialzo da 50 punti base. L’incertezza riguarda le prossime mosse. Nelle ultime dichiarazioni il presidente Christine Lagarde è parsa non voler far sconti e proseguire sulla linea dei 50 punti base anche a marzo. Ma nel consiglio di Francoforte c’è dibattito, come emerso dall’appello alla moderazione sulle strette monetarie arrivato martedì sera dal membro italiano del board della Bce, Fabio Panetta.

Il cambio euro/dollaro sembra però più sintonizzato sulla Lagarde dato che ha superato anche la barriera di 1,09, come non accadeva dall’aprile del 2022. Dai minimi a quota 0,95 di fine settembre il cambio si è apprezzato del 14%. Una buona notizia in termini di inflazione dato che con un euro più forte le materie prime (quotate in dollari) costano meno e quindi “costringono” l’gEurozona ad importare meno inflazione lato commodities.

Da monitorare in ogni caso lo spread BTp-Bund che è tornato a salire (da 176 a 191 punti) in una giornata in cui gli investitori hanno venduto Italia (con il rendimento del decennale tornato oltre il 4%) e comprato Germania (Il rendimento del Bund si è ridimensionato dal 2,18% al 2,14%).

Il rischio geostrategico

Altro tema da non sottovalutare è l’aumento del rischio geostrategico a seguito dell’invio in Ucraina di 14 carri armati tedeschi Leopard 2-A6 a cui dovrebbe seguire l’arrivo di altri 50 carri armati dagli Usa. La guerra resta un tema aperto e fonte di volatilità lato investing.

Le incognite sul piatto sono così tante che cresce il numero di operatori che si aspetta l’avvio di una lunga fase di oscillazione del mercato, come se facesse fatica a prendere una chiara direzione vista la difficoltà di prezzare del tutto lo scenario migliore (soft landing affiancato da un rapido sgonfiamento dell’inflazione) minato dalle probabilità che l’inflazione si riveli nei prossimi mesi più appiccicosa del previsto e a quel punto costringa le banche centrali a mantenere per più tempo i tassi là in alto andando a danneggiare inevitabilmente la domanda, i consumi e, a ruota, l’economia nel suo equilibrio. Arrovellato da questi dubbi l’investitore che da inizio anno ha portato a casa una buona performance sta valutando se mettere già un po’ di fieno in cascina nell’attesa che la stagione delle trimestrali si dipani del tutto e l’accoppiata Powell-Lagarde non riservi altre sorprese.

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