I bond vedono la recessione in Usa, Wall Street la crescita: chi ha ragione?
Economisti e Borsa scommettono sulla recessione evitata, mentre la curva dei tassi prevede una dura caduta dell’economia. Ecco perché
di Morya Longo
4' min read
4' min read
È possibile prevedere contemporaneamente pioggia e sole? Bel tempo e cattivo tempo? Sentirsi bene e sentirsi male? Sui mercati la risposta è affermativa: si può. Perché, proprio in questo momento, i mercati riescono a prevedere per il 2023 negli Stati Uniti sia una brusca recessione sia la scampata recessione. Da un lato la curva dei rendimenti si è invertita in questi giorni al massimo dal 1981 (i rendimenti a due anni sono arrivati a stare 87 punti base più in alto di quelli decennali), segnalando proprio il rischio di una pesante caduta dell’economia. Dall’altro, però, le Borse americane salgono (da inizio anno Wall Street guadagna il 7,5% segnalando al contrario ottimismo) e gli economisti ormai prevedono che gli Stati Uniti eviteranno la recessione. Il Fondo Monetario, per fare un solo esempio, ha appena alzato le stime sul Pil Usa del 2023 dall’1% all’1,4%. Chi ha ragione dunque? Come si spiega questo paradosso?
La curva vede nero
La curva dei rendimenti è sempre stata, soprattutto negli Stati Uniti, una Cassandra molto spesso affidabile: tutte le recessioni sono sempre state anticipate di 12-18 mesi proprio dall’inversione della curva. Cioè da rendimenti a breve termine più alti di quelli a lungo termine. Il mercato dei titoli di Stato sconta infatti nel breve termine tassi Fed ancora in rialzo (per questo i rendimenti dei titoli più brevi restano elevati), ma nel medio termine sconta tassi in forte ribasso per contrastare una recessione in arrivo (per questo i rendimenti a lunga scadenza sono più bassi). Morale: la curva dei tassi si inverte.
E non solo quella dei rendimenti a 2 e 10 anni. Anche un’altra curva, molto guardata dalla Fed per prevedere il futuro dell’economia, è pesantemente invertita: quella tra i tassi trimestrali previsti tra 18 mesi e i tassi trimestrali oggi. Ebbene: i secondi sono attualmente 62 punti base più alti e poco tempo fa addirittura il gap era di 100 punti base. Era dal 2000 (quando poi la recessione arrivò) che non si arrivava a tanto. Insomma: se si guarda questo indicatore di mercato, viene da toccare ferro.
Gli economisti vedono rosa
Ma se il mercato obbligazionario prevede una tale recessione, perché Wall Street sale? È vero che nel 2022 era scesa tanto e se si guarda la performance negli ultimi 12 mesi sono ancora negativi sia l’indice S&P 500 sia il Nasdaq. Ma nel 2023 il recupero è stato consistente: +7,5% Wall Street e +13,4% il Nasdaq. E anche gli economisti vedono il futuro diverso da quello stimato dalla curva dei rendimenti: la media delle previsioni per il 2023 negli Stati Uniti calcolata da Bloomberg segnala un +0,5% nel 2023. Il Fondo monetario, come detto, prevede +1,4%. E Goldman Sachs ha ridotto le probabilità di recessione al 25%.
In effetti gli ultimi dati economici confermano le previsioni rosee. Il tasso di disoccupazione a gennaio è sceso al minimo dal 1969. L’indice Ism è sopra la soglia di 50, segnalando espansione economica. Anche l’indice di fiducia delle famiglie, misurato dall’Università del Michigan, è tornato al massimo dal gennaio 2022. Gli indizi lasciano dunque intendere che la recessione - al netto di imprevisti - potrebbe essere evitata. E l’inflazione, se le previsioni fossero corrette, dovrebbe scendere oggi dal 6,5% al 6,2%. Allora perché il mercato obbligazionario vede nero? E soprattutto: chi ha ragione?

