Così i mercati e le banche centrali giocano al gatto e al topo: chi vincerà?
Il mercato scommette su inflazione in forte calo e su banche centrali più caute, ma queste ultime mantengono una retorica ancora aggressiva.
di Morya Longo
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I punti chiave
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Ogni indicatore economico che esce, ogni indiscrezione, ogni notizia da tutto il mondo sembra confermare alle orecchie dei mercati finanziari la stessa prospettiva: l’economia rallenta, l’inflazione cala e dunque le banche centrali potrebbero alzare i tassi meno di quanto non si pensasse solo poche settimane fa. È questa scommessa - suffragata dai dati ma pur sempre una scommessa - che sta dando ai mercati di tutto il mondo una quantità di benzina che non si vedeva da tempo.
Le super-performance del 2023
Quelli azionari mercoledì hanno frenato il passo solo in serata (le Borse europee hanno chiuso piatte dopo un pomeriggio positivo), ma da inizio anno segnano forti rimbalzi: Milano ha recuperato quasi il 10%, Parigi e Francoforte oltre il 9%.
Ma il rally maggiore si è visto sui mercati obbligazionari, con i prezzi in forte rialzo e i rendimenti (che si muovono sempre in direzione opposta) in deciso ribasso: i tassi dei Bund mercoledì sono calati al 2,02% dal 2,45% di inizio anno, i Treasury Usa sono scesi al 3,42% dal 3,79% di inzio anno e i rendimenti dei BTp decennali sono dimagriti ancora di più, dal 4,55% al 3,76%. Con lo spread sceso da 211 punti base a 174 di mercoledì sera. E tutto per una scommessa: inflazione in calo e banche centrali più ”bonarie”. Scommessa, o azzardo? Questa è la domanda.
Le ultime conferme
La giornata di mercoledì ha confermato in tutti i modi possibili e immaginabili questo scenario. Da un lato la Bank of Japan ha ribadito la sua politica ultra-espansiva. E non era scontato: dunque per i mercati la sorpresa è stata positiva. Negli Stati Uniti sono usciti vari indicatori (dal calo oltre alle attese delle vendite al dettaglio al ridimensionamento dei prezzi alla produzione) che hanno confermato l’aspettativa di consumi in frenata e dunque di prezzi in calo. Anche dal Canada, per non farsi mancare nulla, è arrivata un’indicazione analoga: i prezzi alla produzione sono calati dell’1,1% (come negli Stati Uniti) a dicembre.
Dall’Europa non sono usciti dati importanti, ma il mercato è restato di buon umore per le indiscrezioni pubblicate martedì sera da Bloomberg secondo cui la Bce potrebbe presto rallentare il passo dei rialzi.

