Borse e titoli di Stato

Così i mercati e le banche centrali giocano al gatto e al topo: chi vincerà?

Il mercato scommette su inflazione in forte calo e su banche centrali più caute, ma queste ultime mantengono una retorica ancora aggressiva.

di Morya Longo

(REUTERS)

3' min read

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Ogni indicatore economico che esce, ogni indiscrezione, ogni notizia da tutto il mondo sembra confermare alle orecchie dei mercati finanziari la stessa prospettiva: l’economia rallenta, l’inflazione cala e dunque le banche centrali potrebbero alzare i tassi meno di quanto non si pensasse solo poche settimane fa. È questa scommessa - suffragata dai dati ma pur sempre una scommessa - che sta dando ai mercati di tutto il mondo una quantità di benzina che non si vedeva da tempo.

Le super-performance del 2023

Quelli azionari mercoledì hanno frenato il passo solo in serata (le Borse europee hanno chiuso piatte dopo un pomeriggio positivo), ma da inizio anno segnano forti rimbalzi: Milano ha recuperato quasi il 10%, Parigi e Francoforte oltre il 9%.

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Ma il rally maggiore si è visto sui mercati obbligazionari, con i prezzi in forte rialzo e i rendimenti (che si muovono sempre in direzione opposta) in deciso ribasso: i tassi dei Bund mercoledì sono calati al 2,02% dal 2,45% di inizio anno, i Treasury Usa sono scesi al 3,42% dal 3,79% di inzio anno e i rendimenti dei BTp decennali sono dimagriti ancora di più, dal 4,55% al 3,76%. Con lo spread sceso da 211 punti base a 174 di mercoledì sera. E tutto per una scommessa: inflazione in calo e banche centrali più ”bonarie”. Scommessa, o azzardo? Questa è la domanda.

Le ultime conferme

La giornata di mercoledì ha confermato in tutti i modi possibili e immaginabili questo scenario. Da un lato la Bank of Japan ha ribadito la sua politica ultra-espansiva. E non era scontato: dunque per i mercati la sorpresa è stata positiva. Negli Stati Uniti sono usciti vari indicatori (dal calo oltre alle attese delle vendite al dettaglio al ridimensionamento dei prezzi alla produzione) che hanno confermato l’aspettativa di consumi in frenata e dunque di prezzi in calo. Anche dal Canada, per non farsi mancare nulla, è arrivata un’indicazione analoga: i prezzi alla produzione sono calati dell’1,1% (come negli Stati Uniti) a dicembre.

Dall’Europa non sono usciti dati importanti, ma il mercato è restato di buon umore per le indiscrezioni pubblicate martedì sera da Bloomberg secondo cui la Bce potrebbe presto rallentare il passo dei rialzi.

E questo è il punto: tutti questi dati economici (e i tanti usciti nelle scorse settimane) sembrano indicare che le banche centrali possano rallentare il passo dei rialzi dei tassi. Se si guardano le aspettative misurate dai futures, si scopre che oggi negli Stati Uniti gli investitori iniziano ad azzardare che la Fed non arriverà a portare i tassi fino al 5% (dal 4,50% attuale) come previsto a inizio anno. Ma potrebbe fermarsi prima. In Europa le aspettative di inflazione tra un anno (misurate dall’inflation swap) sono scese dal 4,5% di due settimane fa al 2,40% attuali grazie alla caduta del prezzo di gas ed elettricità: così il mercato inizia a scommettere che la Bce porterà il tasso dei depositi dall’attuale 2% al 3-3,25% a giugno, mentre a inizio anno le possibilità che arrivasse al 3,5% erano ben più elevate. Questo sta dando benzina ai mercati.

E se il mercato facesse i conti senza l’oste?

Il problema è che le banche centrali non hanno più di tanto cambiato la loro retorica super-restrittiva. È vero che è uscita l’indiscrezione di Bloomberg su una Bce più cauta, ma la realtà è che - per ora - vari esponenti del consiglio continuano a parlare di rialzi dei tassi «significativi». Insomma: il mercato sta facendo una scommessa forte, ma non è detto che sia azzeccata. Tante variabili sono in gioco.

«Il mercato sembra scontare lo scenario migliore, che può avverarsi ma non è scontato», osserva Filippo Casagrande, Head of Insurance Investment Solutions di Generali. «Le aspettative dei mercati sono molto positive - osserva Teresa Gioffreda, executive director di Ubs Am -. Se i dati economici usciranno in futuro più forti oppure se l’inflazione non scenderà come sperano i mercati, allora potremmo vedere rendimenti in risalita».

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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