Pensioni, Fornero: «Quota 100? Da Salvini solo uno slogan. A pagare saranno i giovani»
di Francesca Barbieri
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«Il diritto alla pensione di un 62enne, faccio una cifra a caso, vale un posto di lavoro e mezzo in più per un giovane». Lo ha dichiarato il vicepremier Matteo Salvini nell’intervista al Sole 24 Ore, precisando che il calcolo è frutto del confronto con medie e grandi aziende. L’obiettivo dunque «è quota 100 integrale, senza paletti».
Se dal mondo produttivo interpellato da Salvini sono piovuti consensi, non è così da quello accademico. Giuslavoristi ed economisti del lavoro interpellati dal Sole 24 Ore non sono sulla stessa lunghezza d'onda del ministro.
A partire da Elsa Fornero, l’autrice della riforma delle pensioni che il Governo punta a smantellare. «Rifiuto l’affermazione per cui per dare lavoro a una persona bisogna mandarne via un’altra: le economie che creano occupazione lo fanno per tutti, uomini, donne, giovani e meno giovani».
Sulla quota 100 annunciata dal vicepremier, il ministro del Lavoro del Governo Monti dice: «Bisognerà vedere come sarà declinata in pratica. Salvini si accorgerà che in politica è impossibile accontentare tutti». Se, ad esempio, si aumenta il periodo contributivo richiesto, si può abbassare l’età di pensionamento: «Così si accontentano di più gli uomini, ma di meno le donne che vantano meno anni di contributi - spiega Fornero -. Di sicuro ci sarà una categoria scontenta per definizione: sono i giovani e le generazioni future che dovranno pagarne i costi». Il conto di questo intervento, in effetti, dovrebbe essere piuttosto salato, si parla di diversi miliardi di euro.
«Risorse che presumibilmente si andranno ad aggiungere al debito pubblico - dice Fornero -. Va considerato poi che se si abbassa l’età del ritiro dal lavoro, in futuro si avranno problemi per assegni pensionistici che avranno perso potere d’acquisto, per cui serviranno altri interventi pubblici di tipo assistenziale».
Non è chiaro poi come la nuova quota 100 si inserirà nel complesso della normativa attuale: «Si introduce un parametro esogeno - avverte Fornero - e non si capisce se verrà adeguato o meno all’aspettativa di vita. Si considerano poi età e contributi, ma non gli importi della pensione. E non è noto che fine faranno l’Ape volontaria e quella sociale». Il rischio insomma è che «questi numeri introdotti sulla base di slogan possano creare disparità di trattamento e produrre costi elevati per i giovani».
