Le tre ipotesi al vaglio del governo per nazionalizzare le autostrade
di Manuela Perrone
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L’affidamento della gestione ad Anas, la creazione di una Newco nuova di zecca o l’arrivo di un commissario. Sono queste le tre strade al vaglio del governo per la nazionalizzazione della rete autostradale. Una linea su cui i Cinque Stelle tengono il punto, spalleggiati dal premier Giuseppe Conte, nonostante il freno di una parte dei leghisti. Con la voce autorevole del sottosegretario Giancarlo Giorgetti che si fa portavoce dei dubbi dei suoi: «Non sono molto persuaso che la gestione dello Stato sia di maggiore efficienza», ha detto oggi dal meeting Cl a Rimini. Parole che hanno avuto l’effetto di ridurre le perdite del titolo di Atlantia in Borsa e anche di far “ravvedere” una parte del M5S, quella più governista e realista. Come il sottosegretario Stefano Buffagni, che ha smentito l’indiscrezione di un blitz legislativo per la revoca della concessione: «Creerebbe instabilità».
La fiducia nella decadenza della concessione
Le tre strade, in effetti, sono appese a una condizione cruciale per poter andare avanti e niente affatto scontata: l’annullamento della convenzione sottoscritta nel 2007 con Autostrade per l’Italia. Il governo, e in particolare chi lavora al dossier in prima linea (i tecnici del Mit guidato da Danilo Toninelli, con quelli della presidenza del Consiglio e del ministero dello Sviluppo economico di Luigi Di Maio), ha fiducia che la procedura amministrativa per la decadenza della concessione avviata venerdì si concluda positivamente nel giro di qualche mese, senza dover pagare il temuto indennizzo di 20 miliardi.
Un iter stimato di cinque mesi
La tabella di marcia, per il governo, è ancorata all'iter descritto agli articoli 8, 9 e 9 bis della convenzione, anche se riferito a grave inadempimento e non a un disastro come quello avvenuto. Autostrade, ovvero Atlantia, ha 15 giorni per presentare la sua relazione e le sue controdeduzioni sull'accaduto (il tempo che è stato ritenuto congruo dal concedente, ovvero dal Mit). Se non saranno ritenute soddisfacenti, lo Stato diffida il concessionario ad adempiere entro i successivi 90 giorni. Se ancora sussiste l'inadempienza scattano altri 60 giorni. In tutto l'esecutivo calcola quindi cinque mesi, trascorsi i quali potrebbe a suo avviso procedere a dichiarare la decadenza con un decreto del ministro delle Infrastrutture, di concerto con il ministro dell'Economia.
Gli obblighi di Autostrade per l'ordinaria amministrazione
Il governo, quindi, non avrebbe intenzione al momento di entrare nell’iter di revoca della concessione con un provvedimento legislativo. All’orizzonte c’è invece, a strettissimo giro, l’annunciata legge speciale per Genova con la nomina del commissario straordinario. E secondo l’esecutivo non c’è alcuna incompatibilità tra il destino della concessione e l’attuazione del piano di aiuti da mezzo miliardo promesso da Atlantia, inclusa la demolizione di quel che resta del ponte Morandi e la ricostruzione di un nuovo ponte di acciaio in otto mesi. Anche perché - fanno notare dal Mit - l'articolo 9 della convenzione stabilisce che «il concessionario resta obbligato a proseguire nell'ordinaria amministrazione dell'esercizio delle autostrade fino al trasferimento della gestione stessa».
La via difficile di nazionalizzare tramite Anas
È soltanto a quel punto che subentrerebbe una delle tre vie individuate dal governo. La soluzione di far rientrare Anas nella partita è più di una suggestione, vista anche la contrarietà dell'esecutivo Conte alla sua fusione con Ferrovie. Consentirebbe, secondo i fautori, di incassare i pedaggi e di rilevare i dipendenti della società e i contratti. Ma Anas è un’azienda pubblica che già conta 6mila dipendenti e già gestisce 26mila chilometri di strade (spesso in cattive condizioni: c'è anche lei tra i 156 concessionari che entro il primo settembre devono consegnare il report sulle infrastrutture di propria competenza), funestata negli anni da scandali, inchieste e contenziosi.
