Trimestrali

Unicredit, utile record a 5,2 miliardi. Via a maxi buy back

Quarto trimestre record e sopra le attese. La distribuzione di capitale ai soci aumenta del 40%. Migliore delle previsioni anche la guidance sul 2023

di Luca Davi

Aggiornato il 31 gennaio, ore 18:35

Ecco quello che serve allo sviluppo del Fintech italiano

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Andrea Orcel mette il turbo ai conti di Unicredit, facendoli diventare i migliori degli ultimi dieci anni. Ma soprattutto, ed è ciò che interessa più agli investitori, alza sensibilmente la distribuzione di valore, portandola a 5,2 miliardi sui conti del 2022, superando così le attese degli analisti ferme a 4 miliardi. Ce n’è abbastanza per convincere il mercato, che premia il titolo in Borsa portandolo ai massimi da 5 anni. Ed è tutto fieno in cascina per le prossime mosse, che potrebbero anche – non è escluso – prevedere operazioni di M&A.

Si apre insomma con il botto, la stagione delle trimestrali bancarie italiane. Ad inaugurarla è il colosso di piazza Gae Aulenti, che nell’ultimo trimestre del 2022 mette in cassaforte profitti netti per 2,464 miliardi, più del doppio degli 1,1 miliardi previsti dal consensus degli analisti. Merito in particolare della forte crescita del margine di interesse (+38% sul trimestre 2021), generata dal rialzo dei tassi della Bce, da ricavi da trading migliori delle attese e da accantonamenti minori del previsto. Il 2022 si chiude con un utile netto di 5,2 miliardi (6,5 a livello contabile), in aumento del 47,7% rispetto al 2021, con ricavi netti del 13,3% a 18,4 miliardi (esclusa la Russia), margine di interesse a 10,7 miliardi (+18,6%) e commissioni a 6,8 miliardi (+1%). «Unicredit non è mai andata così bene in 10 anni. L’anno, iniziato con la guerra in Ucraina, per il gruppo è andato bene. Siamo riusciti a restare focalizzati, non ci aspettavamo di avere un quarto trimestre così forte. Speriamo di ripetere tali risultati quest’anno», commenta il ceo Orcel nella conference call.

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Il buyback e il ritorno sul capitale «monstre»

Piazza Gae Aulenti prevede di distribuire 5,25 miliardi di euro sui conti del 2022, con un aumento pari a 1,5 miliardi rispetto all’anno precedente (+40%). Il tutto in un mix composto da dividendi cash, per 1,91 miliardi di euro, e da riacquisti di azioni proprie sugli utili del 2022 per 3,34 miliardi, operazione quest'ultima che dovrà essere autorizzata da Vigilanza e azionisti. Il buyback, nei piani della banca, sarà eseguito in due tranche, la prima da 2,34 miliardi (da avviare il prima possibile dopo l’ok assembleare, fissato per il 31 marzo 2023) e la seconda da 1 miliardo circa, attesa nella seconda metà del 2023, scatterà poco dopo il completamento della prima. Sono numeri, quelli del dividendo e del buyback, nettamente superiori al consensus del mercato, che si fermavano rispettivamente a 1,3 miliardi di euro e 2,5 miliardi di euro. Mosse che equivalgono a un rendimento totale del 17%.«Si tratta di un ritorno sul capitale monstre», commentavano ieri gli analisti di Kbw.

Le prospettive e il risiko

I risultati boom di UniCredit sono un viatico importante in vista dei prossimi appuntamenti della banca. Perché rafforzano la credibilità dell’istituto, che dovrà ora andare in Bce a chiedere di farsi autorizzare la manovra sul capitale. Poi a fine marzo, sarà la volta dell’assemblea degli azionisti, cui toccherà autorizzare anche le politiche di remunerazione, che potrebbero prevedere un importante ritocco per lo stesso Orcel. Ma è ovvio che la crescita della profittabilità di UniCredit è l’aspetto più prezioso da leggere in ottica M&A, perché può (e deve) continuare a dare ossigeno al titolo e agevolare così operazioni di M&A. L’utile 2023 è atteso in linea con quello del 2022. «Verso la fine del piano o ci convinciamo che non c’è valore in operazioni di M&A e quindi integreremo la nostra remunerazione ai soci» distribuendo il capitale in eccesso, dice Orcel, «oppure, e secondo me meglio, se potremo eseguire acquisizioni che aggiungono valore lo faremo».

La dote di capitale del resto è di tutto rispetto. L’istituto ha chiuso il trimestre con Cet 1 del 16%, ben oltre le attese, e 300 punti sopra il 13% visto come target dalla banca stessa: un dato «eccezionale», lo definiscono gli analisti di Credit Suisse. Ovvio che, con questa dotazione patrimoniale, il pensiero vada subito a possibili acquisizioni. Ma su questo fronte Orcel tiene a raffreddare le aspettative, pur tenendo aperta la porta alle riflessioni. «Il piano UniCredit Unlocked genera più valore dell’M&A» dice Orcel e quindi le acquisizioni «si fanno se accrescono il valore e la distribuzione». Il radar rimane acceso sui grandi dossier, da BancoBpm a Mps. E proprio interpellato su Siena, in particolare, conclude il manager, «se in un futuro magari molto lontano ci saranno le condizioni vedremo. Oggi non ci sono».

Il capitolo Russia

L’esposizione cross-border della Russia è stata adeguatamente gestita e ridotta nel corso dell’anno, a costi minimi, complessivamente del 66 per cento circa, ovvero di circa 4,1 miliardi , grazie ad azioni proattive e disciplinate. Unicredit, si legge nella nota sui conti, è impegnata a mantenere un progressivo approccio di de-risking.

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