Real estate

Creditori offshore di Evergrande chiedono il controllo societario

I creditori offshore di China Evergrande Group chiedono una partecipazione azionaria di controllo dello sviluppatore e di due delle sue filiali

di Rita Fatiguso

Il quartier generale di  Evergrande Group a Shenzhen

2' min read

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Ribaltone in vista per gli agguerriti creditori di Cina Evergrande ai quali non bastano più le promesse di un piano di risanamento vero e proprio che, in realtà, non ha mai visto la luce. Siccome l’eterna fase di discussione si trascina, i creditori ormai tentano l’impossibile: agguantare, addirittura, il controllo societario prima che la società sia messe in liquidazione.

La proposta

Un gruppo di detentori di azioni offshore in cambio della chiusura di ogni rivendicazione del debito pregresso vuole una partecipazione di controllo azionaria nell’impresa immobiliare e di due controllate a Hong Kong. L’ipotesi è stata inserita come parte della nuova proposta di ristrutturazione del debito della società: offrire a Evergrande lo scambio di parte del debito offshore con azioni della società e due unità quotate a Hong Kong, e di ripagare il resto con “certificati” non negoziabili garantiti sempre da attività offshore.

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L’udienza

Lunedì si terrà l’udienza, slittata più volte, l’ultima volta un mese fa, davanti a un tribunale di Hong Kong per presentare una proposta “concreta” rivista di ristrutturazione del debito appositamente per i creditori offshore. Si tratta dell’ultima chiamata prima della messa in liquidazione della società oberata da 300 miliardi di dollari di debito, per la maggior parte onshore, cioè in renminbi. Per di più si è aperta anche la strada giudiziaria penale: il fondatore Hui Ka Yan è ancora sotto torchio in una località segreta, capro espiatorio eccellente insieme ai top manager che nei mesi scorsi sono stati arrestati. Mossa tardiva che, ovviamente, non appaga i creditori rendendo ancora più complessa la soluzione del caso Evergrande.

Ma a dar più fastidio, rispetto ai creditori cinesi, è la pletora di detentori di titoli in dollari ai quali proprio non va giù l’idea di rimanere a bocca asciutta. Sono loro i più agguerriti e soprattutto quelli più attivi nella ricerca di una soluzione che compensi le perdite enormi accumulate finora.

Il tentativo di dare la spallata dei creditori offshore non è stato confermato da Evergrande ma, se così fosse, se la loro proposta venisse accolta dal tribunale, per la prima volta fondi stranieri detentori di obbligazioni per la maggior parte gravitanti nella City londinese entrerebbero nel capitale di una società cinese privata solo nella forma ma statale nella sostanza data la rilevanza del settore immobiliare per l’intera economia cinese, nel bene e, adesso, nel male.

L’impatto

Certo per il sistema finanziario cinese si prospettano scenari terrificanti, inimmaginabili finora. Ma forse il sistema ha cominciato a scricchiolare quando un decennio fa lo Stato autorizzò il fallimento per la prima volta nella storia della Cina contemporanea di una società di medie dimensioni attiva nel settore dei pannelli solari. Prima di allora nessuna società era stata lasciata fallire per il mancato pagamento di interessi su bond corporate.

Fatte le debite proporzioni con lo sgretolamento di Evergrande a franare sarebbe invece una pietra miliare in grado di trascinare con sé l’intero sistema.

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