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Borsa: stretta Fed piu' lontana ma Europa frena nel finale, Milano chiude invariata

Petrolio in calo con i dubbi sulla domanda, Brent -2% (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 13 ago - L'allontanarsi dell'ipotesi di una nuova stretta monetaria da parte della Fed e il deciso calo dei corsi del petrolio spingono Wall Street (con il Nasdaq tornato sopra quota 30mila punti) ma non le Borse europee che dopo una seduta tutta in rialzo frenano nel finale e ripiegano dai massimi. Il Ftse Mib di Milano si ferma a un passo dal suo record storico, a 53.693 punti (-0,01%), non lontano dalla soglia dei 54mila punti, toccata finora soltanto due volte durante le sedute del 6 e 7 agosto.

All'indomani del dato sull'inflazione americana, anche i prezzi alla produzione Usa confermano un rallentamento: a luglio sono infatti risultati invariati mentre a livello annuale si sono attestati al 4,7%, meglio delle attese che scontavano un +0,2% sul mese e un +4,9% rispetto a luglio 2025. Questo quadro, alla luce anche del rapporto sull'occupazione inferiore alle attese pubblicato lo scorso venerdi', permette alla Federal Reserve di prendersi ancora del tempo prima di ritoccare il costo del denaro, e il mercato comincia cosi' a credere che l'istituto di Washington potrebbe addirittura astenersi dall'aumentare i tassi d'interesse quest'anno. Il FedWatch tool del Cme Group prevede al momento tassi fermi nelle riunioni di settembre e ottobre, e una probabilita' di circa il 33% che restino invariati anche dopo il meeting di dicembre. Per il prossimo appuntamento del 16 settembre, in particolare, la percentuale di investitori che si aspettano un mantenimento dello status quo e' passata dal 59,6% al 67,9% dopo il dato sui prezzi alla produzione.

Questa e' anche la previsione del Global Wealth Management di Ubs, secondo cui l'inflazione 'dovrebbe moderarsi ulteriormente con il passare dei mesi'. Inoltre, 'sebbene la volatilita' del petrolio rimanga un rischio - notano gli esperti - al momento non riteniamo che l'aumento dei prezzi dell'energia costituisca una fonte di pressione inflazionistica sottostante e sostenuta'.

Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz rimane un punto centrale del conflitto tra Stati Uniti e Iran, mentre il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno scadra' domenica. Il mercato resta pero' ottimista, con le quotazioni del greggio in deciso ribasso, complice anche l'indebolimento della domanda, dopo le stime al ribasso dell'Opec: il Brent per ottobre arretra del 2% a 87,2 dollari al barile, mentre il Wti in scadenza a settembre si attesta a 81,3 dollari (-2,3%). In discesa anche il gas naturale scambiato ad Amsterdam, a 60,2 euro al megawattora (-1,2%) Sull'azionario di Piazza Affari brilla Saipem (+3,64%), che festeggia una maxi commessa in Medio Oriente, in controtendenza rispetto agli altri titoli petroliferi che seguono l'andamento del petrolio (Eni -0,6%, Tenaris -0,2%).

Forti acquisti anche su Nexi (+2,37%) sostenuta dalle voci su un'accelerazione di Cdp verso il 29,9%. Denaro anche su Fincantieri (+2,52%). A diverse velocita' le banche, con Unicredit (+0,78%) che si attesta come migliore del comparto grazie alle indiscrezioni secondo cui la Bce dovrebbe dare il via libera all'integrazione con Commerz (+1,45% a Francoforte).

Tra le materie prime, l'oro prende fiato dopo il recente rally, con il contratto spot che ripiega a 4.361 dollari l'oncia (-1%). Sul valutario, poco mossi i principali cambi: l'euro si attesta a 1,1534 dollari (da 1,1522 della chiusura precedente); l'euro/yen e' a 183,8 (da 183,69); il dollaro/yen a 159,35 (da 159,4).

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