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Delfin: Leonardo Maria Del Vecchio, riassetto era pronto, ora cda spieghi alternativa

"Operazione votata, negoziata con le banche, e poi svuotata" (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 19 giu - Il riassetto di Delfin era pronto: ora il board deve spiegare l'alternativa.

E' questo il titolo della lettera inviata a da Leonardo Maria Del Vecchio, consigliere di EssilorLuxottica e fondatore di LMDV Capital a Quotidiano Nazionale, di cui e' editore.

L'intervento arriva a meno di due settimane dall'assemblea cruciale di Delfin convocata il 30 giugno ed espone la posizione di Del Vecchio sullo stallo dell'operazione con cui punta a consolidarsi come primo socio della holding che custodisce quote chiave in Generali, Essilux, Mps, Unicredit e Covivio.

"La mia disponibilita' a completare l'operazione rimane, purche' vengano ripristinate chiarezza, coerenza e sostenibilita' finanziaria. Il 30 giugno vorro' capire perche' le cautele del board siano emerse soltanto dopo il voto favorevole e dopo dichiarazioni pubbliche che descrivevano il riassetto come un elemento di stabilita'.

Vorro' capire perche', nel momento in cui si poteva finalmente voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro. - si legge nella lettera - Il 30 giugno non riguardera' i dividendi, il bilancio o il closing con Luca e Paola. Non riguardera' un'operazione votata, sostenuta pubblicamente, negoziata con le banche, e poi progressivamente svuotata. Il 30 giugno si affrontera' qualcosa di piu' profondo: la natura stessa e il futuro di Delfin".

Del Vecchio ha anche osservato come nell'operazione di acquisto delle quote dei fratelli, che dipende a un maxi finanziamento bancario alle prese con difficolta' di finalizzazione, sono subentrate "questioni di sostenibilita' e allocazione del rischio". Senza contare che il finanziamento stesso e' finito "nel pieno del risiko bancario italiano" con le banche stesse che "hanno iniziato a chiedere, legittimamente, maggiore certezza sui dividendi, sulla stabilita' del capitale, sul futuro di Delfin".

Davanti a tutto, Del Vecchio accende un faro sull'operato del cda. "Se le banche sollecitavano un impegno piu' forte da parte di Delfin, il board aveva il diritto e il dovere di rivalutarne i rischi. Cio' avrebbe pero' richiesto una posizione chiara, unitaria, trasparente: quali condizioni erano cambiate, quale rischio era emerso, quale maggioranza fosse realmente necessaria. - osserva - Non e' andata cosi'.

Il consiglio non si e' allineato. Alcuni componenti erano disponibili a procedere, altri no. Un parere legale e' stato predisposto su presupposti contestati anche all'interno del board stesso. Informazioni rilevanti sono arrivate ad alcuni soci prima che ad altri. Nessuno ha assunto fino in fondo la paternita' di una decisione".

che.

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