A proposito di quiet quitting: l’insolita prospettiva della malinconia
Una nuova chiave di lettura di un fenomeno sempre più diffuso e che spesso viene valutato in modo frettoloso e impreciso
di Gianluca Rizzi
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Pare che una volta Aristotele si sia posto una domanda: come mai gran parte di coloro che hanno eccelso nei campi della filosofia, della politica, della poesia o delle arti hanno sofferto di malinconia? Pensando a Platone, Socrate, Ercole e Aiace, Aristotele intendeva mettere in evidenza un nesso tra l’intelligenza e la malinconia, uno stato d’animo, quest'ultimo, per certi versi controverso e spesso non visto di buon occhio.
A cosa si deve questa possibile connessione? Secondo Alain De Botton, brillante filosofo e divulgatore, “se ha senso associare malinconia e intelligenza, è perché i malinconici sfuggono a due errori tipici delle menti più deboli: la rabbia e l’ingenuità.”
Il malinconico è intimamente consapevole del fatto che non sempre le cose vanno come dovrebbero o come ci si aspetterebbe e pertanto non cede alla tentazione della frustrazione rabbiosa. Al tempo stesso rifugge da una forma ingenua di ottimismo trovando nel possibilismo verso i fatti, piccoli e grandi, della vita, un posa funzionale e soddisfacente.
Ormai da molti mesi a questa parte si continua a parlare di great resignation e di quiet quitting. Le grandi dimissioni e l’abbandono silenzioso sono due fenomeni distinti intorno a cui si sta consumando un dibattito, nella migliore delle ipotesi utile a tenere viva l’attenzione su una situazione contingente legata alla recente emergenza pandemica, nella peggiore delle ipotesi fuorviante se l’obiettivo diviene quello di formulare affermazioni definitive sui fenomeni stessi.
Bisogna aggiungere che la misurabilità dei due trend è molto diversa e, cionondimeno, controversa in entrambi i casi. Nel caso della great resignation, i dati grezzi sono reperibili da più fonti e certamente attendibili; la loro interpretazione invece è qualcosa di decisamente più complesso e come Francesco Armillei riferisce in un articolo pubblicato su Lavoce.info: “Le interpretazioni date nel dibattito pubblico sono state le più diverse, ma in sostanza sono raggruppabili in due categorie: l’interpretazione della “normalità” e quella della “eccezionalità”.

