Adattarsi agli altri senza snaturarsi: questo è il problema nelle relazioni
La soluzione è nel rendere naturale l’adattamento alle diverse situazioni senza perdere, di conseguenza, le proprie caratteristiche
di Massimo Calì *
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In uno di questi articoli, tempo fa, ragionavo su questioni legate all’adattamento comunicativo nelle nostre relazioni. Il tema nasce dalla frequenza, nelle aziende con cui lavoro, di incontri con persone che manifestano la loro difficoltà nell’adattarsi all’altro per paura di perdere la propria spontaneità (e sincerità, verità, autenticità). Sulla spontaneità già mi sono espresso: se è “la tendenza abituale a comportarsi con naturale franchezza e immediatezza”, in pratica spesso coincide col fare la prima cosa che ci viene, come ci viene. E non è sempre la cosa più utile.
Esploriamo le altre parole, sospendendo la naturale propensione a aderire ad esse in modo valoriale, per provare a dire se siano necessariamente funzionali ad una buona relazione e soprattutto se siano automaticamente escluse nel momento in cui ci adattiamo nella relazione.
La sincerità, intesa come “corrispondenza di un’espressione o di un comportamento all’effettivo modo di sentire o di pensare”, ci pone il primo grande quesito: sentire o pensare? E se sentire e pensare divergono? Basterebbe questo per dirci che la sincerità implica una visione, una mediazione dell’individuo con quello che sente e pensa. Ed è una delle caratteristiche che permette all’attore di stare su un palco ed essere sincero, e quindi credibile, quando interpreta un personaggio distante da sé.
Sulla verità, in epoca di complessità elevate, interconnessioni, overload informativo e fact checking, non mi dilungherei: dato il contesto in cui ci muoviamo, le sfaccettature sono sempre talmente tante che la verità, intesa come unica e inconfutabile, rimane un miraggio forse nemmeno desiderabile se percepiamo le verità “assolute” come ineluttabili semplificazioni della realtà.
L’autenticità “continua ad apparire come un concetto elusivo”. Cito il bell’articolo di Annamaria Testa sul suo sito in cui approfondisce il tema, rendendolo molto meno elusivo attraverso aspetti filosofici, pratici e lucidità sulle questioni che pure rimangono aperte: “le persone sarebbero troppo complicate, sfaccettate e spesso conflittuali per poter valutare l’autenticità di qualcuno alla luce di un suo (forse inafferrabile) “vero sé”.


