Materie prime

Alluminio scarso e costoso: il caro energia chiude le fonderie e il prezzo vola

Il prezzo supera 3.100 dollari per tonnellata a Londra, in rialzo del 20% in meno di due mesi. Da primato anche i premi per rifornirsi di metallo

di Sissi Bellomo

(Bildwerk - stock.adobe.com)

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Alluminio sempre più caro, mentre cominciano a manifestarsi carenze di metallo in seguito alla chiusura di fonderie: un problema che riguarda soprattutto l’Europa, dove il costo dell’energia per molti produttori è diventato insostenibile, anche se non è limitato al Vecchio continente.

Oggi, 7 febbraio, Norsk Hydro ha comunicato un ulteriore rallentamento (al 60% della capacità) degli impianti Slovalco, l’unica fonderia di alluminio dell’Europa centrale, e al London Metal Exchange il prezzo del metallo si è spinto fino a 3.135 dollari per tonnellata, il massimo da 4 mesi. Da metà dicembre è in rialzo del 20%, sostenuto in parte anche dalle tensioni con la Russia, che è un fornitore importante attraverso Rusal.

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Anche i premi – che i consumatori pagano in aggiunta alle quotazioni Lme per rifornirsi di alluminio – sono a livelli da primato: non solo sul mercato europeo, dove hanno superato 460 dollari per tonnellata secondo Reuters, ma anche negli Usa (a 760 dollari).

L’alluminio scarseggia persino in Cina, dove il Governo ha intensificato la chiusura degli impianti più inquinanti in modo da garantire cieli azzurri durante le Olimpiadi invernali: il Paese asiatico – oggi non più esportatore, ma importatore netto di metallo – potrebbe soffrire un deficit di alluminio intorno a 1,5 milioni di tonnellate quest’anno, prevedono gli analisti.

I magazzini delle Borse, intanto, vengono presi d’assalto e le scorte stanno letteralmente crollando. Al Lme sono più che dimezzate da marzo 2021, riducendosi ai minimi da 22 anni: 768.250 tonnellate, di cui il 46% “prenotate” per la consegna. Nei magazzini dello Shanghai Futures Exchange le giacenze si sono invece ridotte di un quinto da inizio dicembre e ammontano a 266.906 tonnellate.

Le difficoltà rischiano di durare a lungo, avverte ANZ, perché nel settore dell’alluminio – nonostante una forte domanda – si stanno fermando anche gli investimenti: «Ci aspettiamo che l’offerta globale cresca dell’1,5-2,5% nei prossimi tre anni, anche se l’outlook per la domanda è positivo». Il risultato potrebbe essere un deficit crescente.

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