Bce in ritirata e incognita Quirinale: per i BTp si apre un anno di incertezza
Se il 2021 è stato l’anno di Draghi Premier e del grande sostegno della Bce, il 2022 rischia di essere diverso per i BTp. Ecco quali sono i rischi per il debito pubblico italiano
di Maximilian Cellino e Morya Longo
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I punti chiave
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Se il 2021 è stato l’anno dell’effetto-Draghi e del grande sostegno della Banca centrale europea, il 2022 rischia di rivelarsi l’esatto opposto per il mercato dei titoli di Stato italiani. Perché da un lato la Bce a marzo terminerà il programma pandemico di acquisti di attività: dunque ridurrà in misura sostanziale il sostegno ai BTp. E, dall’altro, sul mercato inizia ad affacciarsi un’altra incognita: l’eventualità che Draghi venga eletto Presidente della Repubblica, lasciando Palazzo Chigi orfano del Premier più amato dai mercati finanziari.
Le tensioni sullo spread
Dei due grandi sostegni del 2021, insomma, uno (la Bce) verrà notevolmente ridimensionato e l’altro (Draghi) è avvolto da incertezza. È con queste due incognite che lo spread tra BTp e Bund ultimamente è salito, toccando fino a 141 punti base pochi giorni fa. Sul mercato c’è chi prevede che possa arrivare a 150 punti, chi addirittura oltre 200 come si legge nell’articolo a fianco. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma l’incertezza è elevata. E la volatilità rischia di esserlo altrettanto.
L’effetto Draghi
È passato meno di un anno da quando lo spread sfondò, al ribasso, i 100 punti base. Era il 5 febbraio, e il Presidente Mattarella aveva appena conferito a Mario Draghi l’incarico di formare un nuovo Governo. Erano giorni di grande ottimismo: la campagna vaccinale proseguiva a rilento, ma iniziava a ingranare. L’economia si riprendeva, anche se le stime di crescita dell’Italia erano ancora più basse di quelle attuali sul 2021. La Bce continuava a comprare titoli di Stato europei, italiani inclusi, a ritmo «pandemico». E a Palazzo Chigi arrivava l’uomo del whatever it takes, la persona che dalla presidenza della Bce aveva salvato l’Europa dalla crisi dello spread nel 2012.
Così il rendimento dei BTp cadeva velocemente verso il basso, passando da 0,7% del 22 gennaio (prima della caduta del Governo Conte) al minimo di 0,45% l’11 febbraio, quando Draghi era pronto a giurare. E lo spread faceva lo stesso: da 123 punti base del 22 gennaio a 91 dell’11 febbraio. Con gli analisti che prevedevano il raggiungimento degli 80 punti . Poi la discesa si è interrotta. E oggi, a meno di un anno di distanza, la situazione appare capovolta.
Ecco come caleranno gli acquisti della Bce
Innanzitutto c’è la svolta annunciata dalla presidentessa Bce, Christine Lagarde, il 16 dicembre: il piano pandemico di acquisti di titoli di Stato (che ha permesso a Francoforte di comprare ogni mese titoli europei per circa 70-80 miliardi) a fine marzo 2022 terminerà. Resterà in piedi l’altro piano di acquisti (App), che sarà portato da 20 a 40 miliardi al mese a livello europeo. Ma il calo degli acquisti della Bce sarà drastico. E non mancherà di farsi sentire anche sui titoli italiani.

