Capodanno sui mercati

Borsa, il 2022 inizia con un record (ma occhio alla rotazione)

Prima seduta dell’anno in rialzo all’inseguimento del rischio. L’attenzione sui tassi reali riporta però a galla settori penalizzati in passato come banche e industriali.

di Maximilian Cellino

La Borsa, gli indici del 3 gennaio 2022

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Anno nuovo, vecchie abitudini. Mai però la continuità con il recente passato risulta così gradita agli investitori, che hanno ritrovato le Borse nella prima seduta del 2022 proprio come le avevano lasciate qualche giorno prima alla fine di un anno da incorniciare: in rialzo e pronte in molti casi a raggiungere nuovi primati. Lunedì 3 gennaio Milano ha infatti terminato in progresso dell’1,4%, con il FTSE MIB a 27.730 punti a un passo dai livelli raggiunti a metà novembre. Ancora meglio è andata all’Europa nel suo complesso, visto che l’indice Stoxx600 (+0,5%) si è concesso un nuovo massimo storico, imitando in questo una Wall Street ormai abituata a ritoccare record giorno dopo giorno.

In attesa che i dati sull’inflazione previsti in questi giorni (si parte martedì con le cifre francesi, per proseguire il giorno successivo con l’Italia, giovedì la Germania, venerdì il dato complessivo dell’Eurozona, mentre per gli Usa occorrerà aspettare la prossima settimana) possano mettere un po’ di pepe in più su uno dei temi caldi e in grado di influenzare le prossime decisioni della Banche centrali, è l’enorme liquidità alla ricerca affannosa di rendimenti a tenere banco. A maggior ragione nel contesto anomalo e di difficile interpretazione dei primi giorni dell’anno, in cui i volumi restano generalmente contenuti e molti mercati ancora chiusi per festività (Shanghai, Tokyo, Sidney e Londra).

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Il nodo dei tassi reali

Evoluzione della crisi pandemica a parte, in un contesto generale che appare comunque ancora favorevole alle attività legate al rischio la variabile che tiene sulle spine resta pur sempre la dinamica dei tassi. E più che i loro valori nominali di cui si sente parlare ogni giorno, risultare determinanti - per le azioni, ma anche per i bond societari - saranno in soprattutto i loro livelli reali, quelli calcolati cioè al netto dell’inflazione e ancora sotto zero in molte parti del mondo.

Se le banche centrali riusciranno a stabilizzare il percorso dei tassi reali è ragionevole aspettarsi che gli attivi rischiosi continuino a beneficiare anche nel 2022 dei fondamentali che appaiono ancora robusti

Generali Investments Partners Salvatore Bruno

«Ci aspettiamo un’inflazione più persistente di quanto atteso dal mercato e, di conseguenza, tassi nominali in moderata ripresa», avverte infatti Salvatore Bruno, Responsabile Investimenti di Generali Investments Partners, evidenziando quindi un elemento in grado di portare con sè inevitabili episodi di volatilità. «Se le banche centrali nella loro azione di contrasto alla crescente dinamica dei prezzi riusciranno però a stabilizzare il percorso dei tassi reali - aggiunge lo strategist - è ragionevole aspettarsi che gli attivi rischiosi continuino a beneficiare anche nel 2022 dei fondamentali che appaiono ancora robusti».

Le conseguenze sui settori

La condizioni che si potrebbero creare nei mesi a venire sono però in grado di portare all’interno degli stessi listini azionari un cambiamento di scenario, sul quale i gestori stanno ormai discutendo da tempo e che a sprazzi si è già intravisto la stagione scorsa. «In situazioni come queste - riprende Bruno - è bene privilegiare i settori sensibili a prezzi e a rendimenti più alti, in particolare i finanziari e alcuni comparti cosiddetti value, come gli industriali e i beni strumentali che hanno sottoperformato i titoli growth nel corso del 2021».

Quando i tassi di interesse salgono, le strategie di lunga durata tendono a sottoperformare nel mercato obbligazionario, ma anche in quello azionario

Rba - iM Global Partner Richard Bernstein

Il tema della rotazione, che in teoria avvantaggia in termini relativi Borse meno esposte alla spinta dei tecnologici come Piazza Affari e l’Europa in generale, è molto dibattuto in uno contesto in cui le politiche monetarie ultra-espansive dovrebbero tendere alla normalizzazione. «Quando i tassi di interesse salgono, le strategie di lunga durata tendono a sottoperformare nel mercato obbligazionario, ma anche in quello azionario», riconosce Richard Bernstein, a.d. di Rba (società di iM Global Partner).

La rivincita di banche, energia e industria?

Fra quest’ultime, l’ex capoeconomista di Merrill Lynch punta il dito non a caso sui settori legati a tecnologia e innovazione, oltre che investimenti disruptive e venture capital. «Al momento attuale sono fra le classi di investimento più popolari, ma sono anche le più rischiose», aggiunge Bernstein, contrapponendo invece energia, finanza e industria: «settori che storicamente hanno sovraperformato quando la crescita nominale si è rafforzata» e che lunedì spingevano non a caso i listini. Vecchie abitudini insomma, ma fino a un certo punto.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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