BTp, domanda boom per il trentennale. Il 75% dei titoli finisce all’estero
Come un anno fa il Mef avvia un collocamento sindacato nei primissimi giorni dell’anno. Assegnati bond per 7 miliardi al 2,16% dopo richieste superiori a 55 miliardi
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Al Tesoro piace giocare d’anticipo, ed evidentemente anche dare un segnale di continuità a coloro che investono nel debito italiano. Il Mef ha infatti collocato un BTp con scadenza a 30 anni già alla vigilia dell’Epifania proprio come lo scorso anno, quando attraverso un collocamento sindacato venne emesso lo stesso giorno un titolo a 15 anni. Gli acquirenti non sono mancati neanche questa volta, visto che le richieste complessive hanno raggiunto 55,9 miliardi di euro rispetto ai 7 miliardi effettivamente assegnati.
Questo ha permesso di spuntare un rendimento del 2,162%, leggermente inferiore rispetto alle indicazioni che dava mercato il mercato all’avvio dell’operazione-lampo curata da Barclays, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo e Jp Morgan. A fare la fila per i bond italiani siano stati, secondo le indicazioni preliminari e in attesa dei dati definitivi sulla scomposizione della domanda che il Mef comunicherà in seguito, soprattutto investitori con un’ottica di lungo termine: fondi pensione e assicurazioni, oltre che gestori di prodotti destinati al risparmio gestito. E ancora una volta circa tre quarti dell’ammontare complessivo è stato collocato al di fuori dei confini nazionali. Diversificare la platea dei sottoscrittori del debito italiano puntando sugli investitori esteri è da tempo un obiettivo per il Tesoro, e il 2022 sembra iniziare bene sotto questo segno.
Il cammino impegnativo del Tesoro
Non sembra esserci in effetti tempo da perdere, perché il compito dei tecnici del ministero appare ancora una volta piuttosto impegnativo. Si aggira infatti attorno ai 310-320 miliardi di euro l’ammontare complessivo di titoli a medio-lungo termine da collocare da qui al prossimo dicembre, secondo le stime indicate poche settimane fa attraverso le Linee Guida della gestione del debito pubblico. Il quantitativo lordo non è molto differente rispetto a quanto emesso nel 2021, sono però le condizioni di mercato che rischiano di non essere altrettanto favorevoli.
Le incognite sui BTp
Due, e piuttosto importanti, sono infatti allo stato attuale le incognite che pendono su nostri BTp e sui loro rendimenti. La più immediata riguarda l’esito dell’elezione del Presidente della Repubblica che si aprirà ufficialmente il 24 gennaio e alla quale restano indissolubilmente legate anche le sorti di Mario Draghi e del Governo da lui guidato. A questa si aggiunge poi in un’ottica temporale più allungata la riduzione degli acquisti da parte della Bce, che allo stato attuale terminerà il piano pandemico Pepp (per proseguire, ma a un ritmo calante, il programma Pspp) nel prossimo mese di marzo.
Il bilancio (irripetibile) del 2021
L'arrivo a Palazzo Chigi dell’ex presidente dell’Eurotower, così come la «mano amica» di Francoforte sono stati senza ombra di dubbio i due fattori principali che negli ultimi 12 mesi hanno calmierato tassi e spread italiani e permesso al Tesoro di finanziare il debito pubblico a prezzi di saldo: 0,10% all’emissione nel complesso e 0,44% se si considerano i soli bond a media-lunga scadenza. Condizioni del genere hanno permesso risparmi teorici sulle spese per interessi annue nell’ordine 1,65 miliardi rispetto all’anno precedente e di 3,6 miliardi quando si guarda al 2019 pre-Covid, ma a questo punto appaiono irripetibili, se non altro alla luce del generale movimento al rialzo intrapreso ormai da qualche mese a livello globale dai tassi di mercato.


