Lo spread? Senza Draghi potrebbe anche salire oltre 200 punti
Gli analisti vedono l’ex-presidente Bce come garanzia per i fondi europei. Il suo allontanamento dalla scena politica italiana rischia di avere conseguenze importanti su costo del debito
di Maximilian Cellino
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Quanto vale Mario Draghi per lo spread italiano? Gli immancabili spiriti critici fanno notare come l’attuale differenziale di rendimento dei BTp nei confronti dei Bund non sia poi sostanzialmente così differente dal livello precedente all’arrivo a Palazzo Chigi dell’ex presidente Bce. Non esiste però controprova di quale sarebbe stato il destino dei nostri titoli di Stato senza la sua presenza, e forse nessuno si augura veramente di conoscerlo.
L’incognita Quirinale
Di certo, l’imminente elezione del Presidente della Repubblica, che vede inevitabilmente coinvolto Draghi e il governo da lui guidato è uno snodo fondamentale già nell’immediato. «L’inizio del 2022 sarà caratterizzato da rialzi dei rendimenti dovuti alle notizie relative alle elezioni ed è verosimile attendere uno spread BTp-Bund in area 150 punti base entro fine gennaio», avverte Assiom Forex, aggiungendo però anche che «il livello è destinato a rientrare rapidamente a 120 punti se l’attuale Governo non verrà impattato dal voto presidenziale».
Draghi, sottolinea ancora l’associazione che riunisce gli operatori dei mercati finanziari, rappresenta «una garanzia per la gestione dei fondi Next Generation Eu e un sentiero di crescita come quello impostato attualmente porterà a far sovraperformare l’Italia rispetto alla Spagna, riducendo lo spread tra i decennali dei due paesi a 30-40 punti base dagli attuali 60».
Lo scenario intermedio
Fin qui il contesto più favorevole, che i mercati finanziari si augurano, ma cosa accadrebbe se le cose non dovessero andare proprio in questo modo? Gli scenari possibili, in questo caso, sono diversi: «Con Draghi al Quirinale e la nomina di un primo ministro fedele alla sua linea politica ci aspettiamo uno spread leggermente più ampio nel breve periodo, tra 130 e 160 punti», riconosce Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di Ig.
L’ipotesi intermedia appare quindi tutto sommato accettabile, il discorso si farebbe invece differente nel caso di una crisi tale da proiettare Draghi fuori dalla scena politica italiana. «Il differenziale sui decennali italiani e tedeschi - mette in guardia Diodovich - potrebbe salire anche sopra quota 200, ma sarebbe contenuto dallo scudo protettivo azionato dalla Bce attraverso i piani Pepp e App».


