Carenze di diesel in Europa: i colossi del trading rilanciano l’allarme
Il crollo delle importazioni dalla Russia, che soddisfaceva il 15% del nostro fabbisogno, espone al rischio di razionamenti avvertono Vitol, Trafigura e Gunvor
di Sissi Bellomo
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Senza la Russia l’Europa rischia carenze di diesel. A rilanciare con forza l’allarme, già evidenziato da diversi analisti, sono i vertici delle principali società di trading di combustibili: colossi globali come Vitol, Trafigura e Gunvor, che godono di uno sguardo privilegiato sulle condizioni di approvvigionamento. E quello che vedono è davvero preoccupante.
«La scarsità di diesel sul mercato è estrema e lo sarà sempre di più», ha avvertito Jeremy Weir, ceo di Trafigura, durante il Commodities Global Summit del Financial Times. Intervenendo allo stesso convegno Russell Hardy, numero uno di Vitol, ha parlato di «carenza sistemica» di diesel: un problema che non risparmia nessuna area del mondo, ma di cui è soprattutto il Vecchio continente a soffrire le conseguenze.
«È un problema globale – conferma il ceo di Gunvor Torbjorn Tornqvist – ma per l’Europa è molto dura perché l’Europa è talmente a corto di diesel».
Rischio razionamento
Qui rischiamo razionamenti di carburante, concordano i tre manager, perché siamo molto dipendenti dall’estero e in particolare da Mosca, che soddisfa – o meglio soddisfaceva – il 15% del nostro fabbisogno di diesel. Se le raffinerie europee aumenteranno la produzione, questo potrebbe andare a scapito di altri prodotti raffinati. In parole povere: la coperta è troppo corta.
Dei circa 1,4 milioni di barili al giorno di diesel, gasolio e altri distillati che l’Europa ha importato l’anno scorso (volumi pari addirittura a un quinto dei nostri consumi) oltre la metà sono arrivati dalla Russia, il resto quasi tutto dal Medio Oriente.


