Europa a caccia di diesel: senza Russia rischio carenze e razionamenti
Scorte crollate ovunque nel mondo e prezzi all’ingrosso al record storico. Il Vecchio continente sta peggio di tutti, perché dipende dall’estero per un quinto del fabbisogno e metà delle importazioni venivano da Mosca
di Sissi Bellomo
3' min read
I punti chiave
3' min read
Le quotazioni del petrolio finalmente scendono, ma l’allarme sulle forniture (oltre che sui rincari) dei carburanti non si attenua. E a preoccupare è soprattutto il diesel, che in Europa comincia a scarseggiare.
Il problema numero uno, tanto per cambiare, è la Russia: il Vecchio continente – dopo anni di crisi nel settore della raffinazione – dipende dall’estero per quasi un quinto del fabbisogno di diesel, gasolio e altri distillati. E dei circa 1,4 milioni di barili al giorno che importiamo, oltre la metà arrivava da Mosca.
Rischio carenze reale
Ora che i barili russi scottano siamo costretti a cercarli altrove, ma non è impresa facile. «C’è competizione per assicurarsi le scarse forniture alternative e i tempi di consegna sono lunghi», afferma Jonathan Leitch, analista di Turner, Mason & Co. Come minimo ci vorrà del tempo per trovare un assestamento. E nel frattempo dobbiamo incrociare le dita.
«In Europa c’è un rischio reale di carenze fisiche», avverte la società di consulenza OilX, secondo cui forse già ad aprile qualche Paese potrebbe razionare le vendite.
Anche per il petrolio greggio, da cui si ricava ogni tipo di carburante, la Russia era tra i nostri primi fornitori, con circa 2,5 milioni di barili al giorno. E se si guarda alle importazioni via mare (che sono già crollate, a differenza di quelle via oleodotto) l’Italia fino a poco tempo fa era addirittura il terzo acquirente al mondo, con 184mila barili al giorno in media nel 2021 secondo stime di Kpler: ci superavano solo la Cina (con 723mila) e i Paesi Bassi, sede di enormi raffinerie (con 497mila bg).


