Ristorazione

Catering e banqueting, un business da 2,2 miliardi in cerca di una precisa identità

Giro d’affari cresciuto di oltre il 20% negli ultimi due anni per un settore con 100mila addetti e imprese sempre più strutturate. Aumentano anche i grandi chef e gli hotel di fascia alta che operano nel comparto

di Emiliano Sgambato

Catering: secondo Anbc-Fipe sono oltre 3mila le aziende che operano nel settore in maniera professionale

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Il catering e la banchettistica hanno chiuso il 2024 con un aumento del giro d’affari del 5,8%, che arriva dopo un ottimo 2023 (+15%). Sono attività che valgono in Italia oltre 2,2 miliardi di euro e danno lavoro a più di 100mila addetti, di cui 14mila dipendenti a tempo indeterminato. Spesso operano dietro le quinte e forse proprio per questo il settore fatica ad avere una chiara riconoscibilità e visibilità. Ma le imprese sono sempre più strutturate e desiderose di affermare una propria precisa identità.

«Spesso le aziende di banqueting e catering sono più vicine a una piccola industria alimentare che a un pubblico esercizio che effettua ristorazione o attività di bar-pasticceria e gastronomia. C’è stata un’evoluzione in termini di dimensioni e complessità, per fare fronte a una domanda crescente e sempre più esigente. Le società di catering e banqueting sviluppano numeri più grandi di un ristorante, prevedono l’utilizzo di mezzi di trasporto e di macchinari, hanno più dipendenti» A parlare è Valentina Picca Bianchi, vicepresidente di Anbc, l’Associazione nazionale banquiting e catering aderente a Fipe Confcommercio.

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Dalla logistica al servizio su misura

«Si pensi soprattutto a tutta l’attività di logistica che c’è dietro l’organizzazione di un ricevimento o del servizio di ristorazione per un grande evento, dal cibo da trasportare secondo norme precise di conservazione e refrigerazione fino al montaggio e smontaggio di tavoli e attrezzature. E poi si offre un servizio sempre più completo: dalla musica alle coreografie, agli addobbi floreali. Basti pensare che nell’ultimo contratto di categoria sono state aggiunte tre pagine dedicate alle figure professionali specifiche per il banqueting», continua Picca Bianchi.

Difficile però quantificare il numero preciso di aziende che lavorano nel settore: secondo Fipe oltre 3mila, ma probabilmente meno della metà di queste lo fa come attività esclusiva o prevalente. Il problema è legato ai codici Ateco che spesso vengono aggiunti al momento della creazione delle società per avere la possibilità di svolgere più attività.

Durante la crisi del Covid tutto l’horeca si è “reinventato” per l’attività da asporto e le consegne a domicilio, ma il catering legato agli eventi in presenza è stato probabilmente quello che ha sofferto di più. «Anche perché nel nostro settore c’è maggiore programmazione – argomenta Picca Bianchi, fondatrice della Whitericevimenti – e servono tempi più lunghi sia che si tratti di un matrimonio che di una convention aziendale ».

Dopo il Covid c’è stata una forte voglia di tornare agli eventi dal vivo e questo ha portato a ripresa, che con ogni probabilità ha fatto sì che si affermassero maggiormente le imprese più strutturate. «Il trend è positivo e rimaniamo ottimisti, però in sostanza i risultati degli ultimi anni ci hanno fatto tornare ai livelli pre Covid e comunque il 2025 si è aperto nell’incertezza come riflesso della crisi generale. Permangono le sfide legate alla necessità di contrastare il “dumping contrattuale” e l’abusivismo, di promuovere una maggiore regolamentazione, un maggior riconoscimento delle competenze specifiche del settore», conclude Picca Bianchi, che è anche presidente del gruppo Donne Imprenditrici di Fipe e del Comitato impresa Donna presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Sprint dagli eventi: il caso Zerobriciole

Tra gli operatori il sentiment è che gli affari seguano un trend differenziato: più a rilento nel privato e in provincia e più dinamico sul fronte aziendale e nelle grandi città. Non è un caso che in Lombardia operi più di un quinto di tutte le imprese di catering.

«L’anno è iniziato molto bene con le sfilate moda e le prospettive sono molto buone anche per il Salone del Mobile», dice Martina Camporeale, ceo e founder di Zerobriciole. L’impresa è nata dodici anni fa a Milano con l’idea di sviluppare consegne di pasti sui posti di lavoro, ma poi si è specializzata sul catering per le aziende e ora tra i clienti vanta nomi come Prada, Fendi e Gucci.
«A Milano c’erano solo o servizi molto classici di lusso o all’opposto un food design troppo estremo. Noi ci siamo collocati nel mezzo con un’offerta curiosa e creativa ma anche di sostanza con una cucina espresso di qualità. Ora è uno spazio affollato ma noi siamo stati tra i primi e mi fa molto piacere quando ci dicono che sembriamo una start up: vuol dire che comunichiamo freschezza e vitalità. Lavoriamo molto su progetti su misura, il cibo è un linguaggio che deve raccontare il brand per cui si sta lavorando e un buffet sbagliato fa presto a lasciare un brutto ricordo».

Oggi Zerobriciole fattura 2,1 milioni («il risultato economico è raddoppiato due volte negli ultimi anni»), organizza 60-70 eventi al mese e occupa una ventina di persone full time («il nostro turn over è pari a zero») e prevede una crescita del 20% per quest’anno.
Tra le tendenze da segnalare c’è il lavoro di “service” per i grandi chef. «Alcuni hanno la loro struttura ma altri arrivano solo con uno zainetto e il resto lo fornisce l’azienda di catering», racconta Camporeale. Cosa non funziona? «Ci sono ancora troppi che lavorano senza rispettare le regole e sfruttando i lavoratori».

Risorsa per l’hospitality: il debutto del Four Seasons

Anche molti hotel offrono questo servizio e spesso, soprattutto se di fascia alta, sono in overbooking (è ad esempio il caso del Park Haiatt o del Gritti Palace di Venezia).
L’ultimo in ordine di tempo ad annunciare l’ingresso in questo business è il Four Seasons di Milano: «L’espansione nel catering nasce dall’analisi delle richieste dei nostri clienti e delle tendenze degli ultimi anni e rappresenta un investimento strategico che ci consente di crescere e innovare - dice la direttrice catering Chiara Massini -. La nostra sarà un’offerta a 360 gradi, dalla cerimonie ai meeting aziendali fino alle cene private. Questa diversificazione ci permette di ottimizzare le risorse e massimizzare l’efficienza operativa. Abbiamo fatto investimenti mirati, potenziando le risorse e formando un team dedicato per soddisfare qualsiasi richiesta culinaria, mantenendo gli elevati standard che i nostri clienti si aspettano».

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