La crisi ucraina

Chi sono i “volenterosi”? Dall’Europa al Commonwealth all’Asia, coinvolti 37 Paesi

L’indicazione dell’agenzia Bloomberg: nell’incontro tra i capi di Stato maggiore hanno partecipato anche i rappresentanti di paesi alleati che non appartengono alla Nato tra cui Australia, Giappone e Nuova Zelanda

di Redazione Roma

Ucraina, sabato videocall convocata da Starmer

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La settimana che si chiude ha visto la Francia di Macron muoversi per potenziare il fronte dei cosiddetti Paesi “volenterosi” nel sostegno all’Ucraina e per la sicurezza comune dell’Europa. Prima, martedì 11 marzo, il summit promosso a Parigi con i capi di Stato maggiore di oltre trenta Paesi europei (per l’Italia ha partecipato il generale Luciano Portolano nel ruolo, hanno chiarito fonti legate alla maggioranza, di “osservatore”) presso l’Ecole Militaire.

Il giorno dopo il ministro francese delle Forze armate, Sébastien Lecornu ha ricevuto nell’abbazia reale di Val-de-Grâce gli omologhi di quattro grandi Stati europei - Germania, Italia, Polonia e Regno Unito - per coordinare insieme alla Francia «la propria azione e il sostegno a Kiev».

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Il vertice in videoconferenza convocato da Starmer

In particolare, l’idea è quella di mettere in campo una forza di peacekeeping da dispiegare in Ucraina alla fine della guerra. Accanto alla Francia, a spingere in questa direzione è il Regno Unito. Il premier britannico britannico Keir Starmer ha convocato per le prossime ore una riunione in videocollegamento dei “volenterosi”. Secondo alcune fonti consultate dall’agenzia Bloomberg, in questa occasione Starmer e Macron illustreranno le opzioni dettagliate per le forze di mantenimento della pace in Ucraina.

Discussioni sulla pianificazione militare

Le due uniche potenze nucleari europee stanno cercando di mettere insieme un piano per contribuire a garantire la sicurezza di Kiev, mentre Mosca chiede un massiccio ridimensionamento dell’esercito ucraino come parte di qualsiasi accordo. I ministri della Difesa, ha annunciato il segretario alla Difesa britannico John Healey, si incontreranno di nuovo la prossima settimana per continuare le discussioni sulla «pianificazione militare» in caso di accordo.

Del gruppo dei “volenterosi” fanno parte (allo stato attuale) 37 Paesi

Ma quanti sarebbero, allo stato attuale, i paesi “volenterosi”? Secondo l’agenzia Bloomberg, i paesi che stanno valutando l’ipotesi lanciata da Starmer e Macron sarebbero in tutto 37. Della coalizione farebbero parte Paesi europei, del Commonwealth e dell’Asia. Tutti starebbero ragionando sull’ipotesi di contribuire con finanziamenti, truppe, aerei o navi nella protezione dell’Ucraina dalla prospettiva di un’ulteriore aggressione russa. Nell’incontro con i capi di Stato maggiore di martedì, riporta ancora Bloomberg, avrebbero partecipato anche i rappresentanti di paesi alleati che non appartengono alla Nato tra cui Australia, Giappone e Nuova Zelanda. Avrebbe partecipato anche il Canada. Alcuni volenterosi sarebbero disposti a mandare proprie truppe sul territorio dell’Ucraina, altri sarebbero pronti o a schierare i militari nei paesi confinanti o a fornire armi o un sostegno sul piano dell’intelligence.

Meloni contraria a invio di una forza europea in Ucraina

Per quanto riguarda l’Italia, la premier Giorgia Meloni è contraria all’ipotesi, messa sul tavolo da Francia e Regno Unito, di una forza europea da inviare in Ucraina. La situazione, è il ragionamento, cambia di ora in ora, nelle trattative aperte dagli Usa con Mosca e Kiev ma anche sul campo. E diventa difficile, al di là del formato, immaginare di discutere e magari ipotizzare anche delle decisioni con uno scenario in costante evoluzione.

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