Lo studio di Moody’s

La Bce chiude i rubinetti? Per l’Italia debito più pesante, ma in modo graduale

I BTp in circolazione hanno una lunga durata residua e i costi di emissione per il Tesoro sono ancora gestibili, anche se destinati a crescere

di Maximilian Cellino

La BCE taglia stime crescita a 2,8% nel 2022, 2,1% nel 2023

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Spread e BTp prendono il volo? La parola d’ordine sembra essere: «Niente panico». Riecheggia fra i ragionamenti con cui il 9 giugno Christine Lagarde ha accompagnato la svolta di politica monetaria della Bce, che adesso ha altro a cui pensare (inflazione e «falchi») rispetto al fenomeno della frammentazione fra i Paesi dell’Eurozona. Ma la si può avvertire anche nelle stanze del Tesoro italiano, che pure è costretto ogni giorno che passa a pagare interessi sempre più elevati per collocare il debito e viene confermata anche dagli esperti dei mercati.

Fra questi, gli ultimi in ordine di tempo sono gli analisti di Moody’s, che all’indomani del Consiglio dell’Eurotower hanno provato a gettare acqua sul fuoco, sostenendo che l’inevitabile aumento dei costi di finanziamento a cui stanno andando incontro Italia, Spagna e Portogallo non metterà a rischio le loro finanze. L’impatto potrebbe però contribuire a rallentare quel processo virtuoso decennale che ha portato a un miglioramento del rapporto tra gli interessi annuali a servizio del debito e le entrate fiscali.

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Il fattore tempo

Le basi del ragionamento non sono certo nuove: il livello di partenza dei tassi era talmente basso (se non addirittura negativo) che, a meno di mosse davvero sorprendenti per rapidità e portata da parte dell’Eurotower, occorrerà ancora tempo perché lo shock si possa tradurre in pagamenti di interessi più elevati.

L’Italia, insieme agli altri due Paesi, continua insomma a emettere titoli a tassi inferiori all’onere medio del debito, circa 70-150 punti base fino allo scorso mese di maggio secondo i calcoli di Moody’s. Le aste finora effettuate nel 2022 dal nostro Tesoro hanno nello specifico registrato un costo medio dello 0,71%, che è sì sette volte più elevato dei minimi storici raggiunti l’anno precedente, ma che si confronta ancora con un rapporto fra spesa per interessi e stock di titoli esistenti che a fine 2021 era del 2,35 per cento.

Se la durata relativamente lunga dei bond in circolazione (circa 7 anni per Italia e Portogallo, quasi 8 per la Spagna) agisce da ulteriore cuscinetto, è però altrettanto certo che i margini si stanno riducendo e continueranno a farlo forse per lungo tempo. Vista la piega che ha preso la politica monetaria europea e il contesto in cui i banchieri centrali sono ormai costretti a muoversi, quel valore del costo medio all’emissione di fine maggio appena reso pubblico dal Tesoro è un dato più che provvisorio e destinato probabilmente a moltiplicarsi ulteriormente.

L’impatto dell’inflazione

Secondo Moody’s l’impatto potrebbe addirittura essere così marcato che la tendenza alla riduzione del rapporto fra interessi sul debito ed entrate fiscali è destinato a invertirsi già entro fine anno. Pur mantenendosi su livelli piuttosto ridotti rispetto agli standard storici, quella che l’agenzia di rating chiama debt affordability è prevista infatti aumentare dello 0,3% per Italia e Spagna, anche perché entrambi i Paesi hanno una quota significativa (rispettivamente 10% e 5,7%) del totale complessivo di titoli indicizzati all’inflazione ormai galoppante. Ogni punto in più nel costo della vita costa per esempio al Tesoro italiano 1,8 miliardi di euro di interessi passivi, pari allo 0,1% del Pil (600 milioni di euro per Madrid).

Quando si parla di debito periferico, e in particolare di quello italiano, occorre poi considerare il fatto che la fine degli acquisti della Bce comporterà un graduale spostamento nella composizione dei detentori del debito pubblico verso investitori del settore privato più sensibili al rischio, primi fra tutti quei fondi esteri che negli ultimi mesi paiono in effetti aver allentato la presa. «L’aumento degli spread può aiutare ad attirarli di nuovo, ma i Paesi diventeranno più esposti a rischi idiosincratici che potrebbero anche spaventarli», ammette Moody’s su questo aspetto.

LA FOTOGRAFIA DEL DEBITO ITALIANO

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Paracadute Ue

Il quadro tracciato dall’agenzia resta però tutto sommato rassicurante e nel loro scenario di base il debito pubblico potrà comunque continuare a diminuire, anche perché la stessa Ue con le emissioni legate al piano Next Generation Eu contribuirà ad assorbire circa il 50% del fabbisogno del nostro Stato (il 35% per la Spagna e la totalità per quello portoghese). I presupposti perché questo avvenga risiedono però soprattutto nel fatto che la crescita si mantenga ancora «relativamente forte», favorita dai cospicui afflussi dei fondi del Recovery Plan e in termini nominali anche dallo stesso aumento dell’inflazione.

Guerra in Ucraina e politiche monetarie – oltre alla variabile rischio politico interno, che sarà inevitabilmente messa a dura prova da qui alle elezioni della prossima primavera – restano elementi senza dubbio importanti. Ma a fare la differenza, a maggior ragione nel contesto attuale, sarà in fondo la capacità di mettere a frutto l’occasione che l’Europa ci ha concesso.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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