La Bce chiude i rubinetti? Per l’Italia debito più pesante, ma in modo graduale
I BTp in circolazione hanno una lunga durata residua e i costi di emissione per il Tesoro sono ancora gestibili, anche se destinati a crescere
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Spread e BTp prendono il volo? La parola d’ordine sembra essere: «Niente panico». Riecheggia fra i ragionamenti con cui il 9 giugno Christine Lagarde ha accompagnato la svolta di politica monetaria della Bce, che adesso ha altro a cui pensare (inflazione e «falchi») rispetto al fenomeno della frammentazione fra i Paesi dell’Eurozona. Ma la si può avvertire anche nelle stanze del Tesoro italiano, che pure è costretto ogni giorno che passa a pagare interessi sempre più elevati per collocare il debito e viene confermata anche dagli esperti dei mercati.
Fra questi, gli ultimi in ordine di tempo sono gli analisti di Moody’s, che all’indomani del Consiglio dell’Eurotower hanno provato a gettare acqua sul fuoco, sostenendo che l’inevitabile aumento dei costi di finanziamento a cui stanno andando incontro Italia, Spagna e Portogallo non metterà a rischio le loro finanze. L’impatto potrebbe però contribuire a rallentare quel processo virtuoso decennale che ha portato a un miglioramento del rapporto tra gli interessi annuali a servizio del debito e le entrate fiscali.
Il fattore tempo
Le basi del ragionamento non sono certo nuove: il livello di partenza dei tassi era talmente basso (se non addirittura negativo) che, a meno di mosse davvero sorprendenti per rapidità e portata da parte dell’Eurotower, occorrerà ancora tempo perché lo shock si possa tradurre in pagamenti di interessi più elevati.
L’Italia, insieme agli altri due Paesi, continua insomma a emettere titoli a tassi inferiori all’onere medio del debito, circa 70-150 punti base fino allo scorso mese di maggio secondo i calcoli di Moody’s. Le aste finora effettuate nel 2022 dal nostro Tesoro hanno nello specifico registrato un costo medio dello 0,71%, che è sì sette volte più elevato dei minimi storici raggiunti l’anno precedente, ma che si confronta ancora con un rapporto fra spesa per interessi e stock di titoli esistenti che a fine 2021 era del 2,35 per cento.
Se la durata relativamente lunga dei bond in circolazione (circa 7 anni per Italia e Portogallo, quasi 8 per la Spagna) agisce da ulteriore cuscinetto, è però altrettanto certo che i margini si stanno riducendo e continueranno a farlo forse per lungo tempo. Vista la piega che ha preso la politica monetaria europea e il contesto in cui i banchieri centrali sono ormai costretti a muoversi, quel valore del costo medio all’emissione di fine maggio appena reso pubblico dal Tesoro è un dato più che provvisorio e destinato probabilmente a moltiplicarsi ulteriormente.


