La Bce chiude il Qe e annuncia la stretta
Rialzo di 0,25 punti a giugno, poi un successivo ritocco a settembre, in misura da definire. Scudo anti-spread solo parziale
di Riccardo Sorrentino
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I punti chiave
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Fine degli acquisti il 1° luglio. Primo rialzo dei tassi, da 25 punti base, alla prossima riunione del consiglio direttivo, il 21 luglio. Secondo rialzo a settembre, ma di dimensioni non ancora definite, «dipenderanno dalle riviste prospettive dell’inflazione»: potrebbe essere necessario un aumento di almeno 50 punti base «se le prospettive di inflazione persistessero o peggiorassero». Poi si continuerà con una graduale ma sostenuta stretta. La nuova manovra della Banca centrale europea, decisa all’unanimità dal consiglio di giugno, che si è tenuto ad Amsterdam, è tutta riassunta nel comunicato ufficiale, diffuso prima della conferenza stampa.
Scudo parziale contro la frammentazione
È previsto anche uno scudo contro l’aumento degli spread, ma solo parziale. È previsto un reinvestimento dei titoli in scadenza che, per quanto riguarda i titoli acquistati sotto il programma pandemico Pepp, potrà essere realizzato in modo flessibile «nel caso di una rinnovata frammentazione del mercato legato alla pandemia», e non per altre, diverse considerazioni. Un modo di evitare, evidentemente, un moral hazard, un comportamento opportunistico, da parte dei governi. La presidente della Bce Christine Lagarde, in conferenza stampa, ha anche precisato che un’eventuale diagnosi di frammentazione non potrà basarsi su un unico elemento.
Flessibilità nella politica monetaria
In più parti, nel comunicato, si fa però riferimento alla flessibilità come elemento fondamentale della politica monetaria nel caso in cui sia danneggiata la catena di trasmissione delle decisioni della banca centrale, e l’eccessivo allargamento degli spread è sicuramente uno di questi fattori. I rendimenti dei titoli di Stato, i meno rischiosi, sono infatti il “pavimento” dei tassi bancari e di tutti i tassi finanziari; allontanarsene troppo, per un Paese, significa avere una stretta più rigida che altrove.
Riportare l’inflazione al 2%
La stretta continuerà fino a quando l’inflazione prevista non tornerà all’obiettivo del 2%. Le proiezioni, che sono state rielaborate, puntano infatti a una media del 6.8% in 2022, del 3.5% in 2023 e del 2.1% in 2024 – con un’inflazione core pari al 3.3% nel 2022, al 2.8% nel 2023 e al 2.3% in 2024 (più alta quindi rispetto all’indice complessivo). Un segno, questo, di un aumento dei prezzi non solo persistente ma anche ampio, generalizzato e a un livello, ha spiegato il comunicato, «elevato in modo indesiderabile» (e superiore all’obiettivo).
Aspettative e salari
Le aspettative di inflazione, che iniziano a puntare più in alto del 2%, richiedono «un attento monitoraggio», ha detto Lagarde. Anche i salari negoziati sono aumentati anche se, ha spiegato la presidente, «non ci sono segnali di una spirale prezzi-salari». A marzo l’inflazione per il 2024 era prevista all’1,9 per cento.


