Ecco perché le Borse europee scendono anche senza notizie negative
In una giornata senza particolari dati, i listini europei scendono ancora. Tra i motivi: i mercati iniziano ad avere paura di se stessi
di Morya Longo
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«I mercati sono sempre più scossi dalla eccezionale volatilità dei dati economici. Con il dato sull’inflazione Usa in arrivo in questi giorni, è importante proteggere i portafogli da un’altra eventuale brusca reazione dei mercati». Questa frase, scritta dagli analisti di Bank of America, spiega bene perché ancora una volta le Borse europee abbiano chiuso in calo, pur in assenza di grandi novità o di importanti dati macroeconomici. Anzi, con una notizia potenzialmente molto positiva: l’apertura russa a un incontro tra Biden e Putin. Il motivo è che i mercati hanno paura. Hanno paura di se stessi. Della propria reazione qualora, giovedì, esca un dato sull’inflazione elevato.
L’ultima volta reagirono malissimo, con Borse in caduta e volatilità estrema: per cui questa volta, in vista di questo appuntamento, gli investitori preferiscono stare cauti. Scarichi di rischi. Così vendono: martedì i listini europei hanno chiuso ancora in calo pur sopra i minimi di giornata (Milano -0,87%, Francoforte -0,57%, Parigi -0,23% e Londra -1,06%) e quelli Usa hanno prima toccato i nuovi minimi dal 2020 per poi invertire la rotta nel pomeriggio e tornare deboli in serata. Ma poco cambia il quadro generale. Volatilità elevata, pessimismo cosmico e paura sono le costanti sui mercati. Ieri per almeno due ordini di motivi.
Uno: sindrome dell’avvitamento
I mercati non si fidano più. Come un bambino che rimane scottato e poi non vuole avvicinarsi più al fuoco. «Il mercato scende perché tutte le volte che ha provato a rialzare la testa è arrivato qualche membro della Fed a dire che i tassi saliranno ancora», osserva Giuseppe Sersale, gestore di Anthilia. Insomma: ogni volta che la Fed vede che il mercato si rilassa, interviene verbalmente per restringere le condizioni finanziarie. Oppure arriva qualche indicatore economico, come l’inflazione Usa, a bastonare chi sperava in un allentamento della stretta monetaria globale.
Questo spinge gli investitori a stare cauti, a vendere. Questo a sua volta alimenta il pessimismo e, per motivi tecnici, anche le vendite forzate di investitori che hanno bisogno assoluto di cash e sono costretti a liquidare posizioni in Borsa. Così il mercato si avvita, rendendo sempre più precaria la stabilità finanziaria globale. Non giova neppure vedere che le banche centrali che provano a mettere una pezza su situazioni pericolose, come la Bank of England, faticano a domare i mercati. La banca centrale inglese ha dovuto aumentare il suo piano di acquisti di titoli di Stato per evitare il crack del sistema pensionistico eccessivamente esposto sul mercato dei derivati. Ma ancora non ha vinto la partita.
Due: recessione, utili e Fed
C’è poi un motivo più concreto: la paura per la recessione in arrivo (ieri ribadita anche dal Fondo monetario) e per il fatto che le banche centrali continuano ad alzare i tassi nonostante la caduta delle economie. Fino a che punto sono disposte a combattere l’inflazione? Fino a che punto sono pronte a tollerare la caduta economica? E l’instabilità finanziaria? Queste sono le domande - senza risposta - che spaventano gli investitori.


