Economia circolare e gestione ambientale: limiti e opportunità
Le aziende devono vagliare con attenzione investimenti, costi e prospettive e devono mostrare flessibilità e una rapida propensione al cambiamento
di Enrichetta Lupo *
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Il difficile periodo storico impone alle aziende una visione attenta e lungimirante per poter affrontare al meglio le sfide imposte dal’'emergenza sanitaria nonché dalla crisi derivante dal conflitto in Ucraina. Le aziende devono vagliare con attenzione investimenti, costi e prospettive e devono mostrare flessibilità e una rapida propensione al cambiamento. Temi quali l’ottimizzazione delle risorse, la riduzione dei consumi energetici, la valutazione di fonti alternative e la riduzione della produzione di rifiuti nonché valutazioni dettagliate in merito alle performance ambientali di ciascuna realtà devono essere prioritari nelle previsioni di bilancio. In questo modo, la riduzione dei possibili impatti generati dalle attività produttive può diventare un’opportunità per le imprese.
Una spinta in questa direzione arriva dall’imponente piano di finanziamenti della comunità europea declinati a livello nazionale nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).Nel concreto, però, questa grande dotazione finanziaria e questa visione a lungo termine si scontrano con la pesante prassi amministrativa per l’ottenimento dei titoli abilitativi necessari a conseguire gli adeguamenti previsti.
In questa falla per la realizzazione di una vera economia circolare si rileva comunque in alcuni recenti passaggi normativi l’impegno da parte del governo centrale alla semplificazione dei percorsi amministrativi, al fine di accelerare la transizione ecologica nel nostro paese nell’ ottica di “non arrecare danno all'ambiente”
L’Italia era, e resta, fanalino di coda a livello europeo per quanto riguarda le tempistiche necessarie ad ottenere un’autorizzazione ambientale, ma non solo: anche la durata delle autorizzazioni è inferiore al resto dei Paesi europei. A questa tematica va aggiunta quella, non indifferente, dei costi necessari, diretti ed indiretti, per ottenere il rilascio delle autorizzazioni. Le lungaggini burocratiche vanno a creare un gap competitivo e strutturale non indifferente, che penalizzano non poco il nostro Paese nel raggiungimento di un’economia circolare e di un sistema di gestione dei rifiuti che siano all’avanguardia, moderni, e che possano stare al passo con un’evoluzione sia tecnologica, sia strutturale che hanno tempi ormai sempre più veloci.
In uno scenario del genere, la lentezza e la farraginosità di un sistema lungo, complesso e costoso rischiano di diventare delle vere e proprie zavorre sulle imprese, che, oltre a perdere terreno, possono perdere nuove opportunità e nuove tendenze di mercato, con effetti a caduta che vanno ben oltre la gestione dei rifiuti e l’economia circolare, basti pensare all'indotto e all'occupazione.

