Trasferte di lavoro, ecco perché alle aziende serve una pianificazione
Con la pandemia le procedure interne, già tendenzialmente complesse in Italia, spesso sono state ulteriormente complicate
di Dario Bongiovanni *
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La gestione delle trasferte lavorative delle aziende, da sempre rappresenta un’attività delicata e complessa, che si muove all’interno di uno dei settori tra i più dinamici di tutto il panorama industriale, quello turistico, declinato nelle sue varie sfaccettature (retail, viaggi di lavoro, ecc.). Se durante il periodo pandemico tale attività ha necessitato di un’attenzione ai dettagli sempre maggiore (ferma restando la significativa riduzione delle trasferte), in ambito post-Covid complicazioni, punti di attenzione e complessità sono significativamente aumentati, ma con essi anche le opportunità di razionalizzare le logiche di acquisto e fruizione.
È innegabile come la pandemia abbia impattato in modo importante su tutto il mondo legato agli spostamenti. In ambito aziendale, a differenza del turismo, ne hanno risentito sia la filiera della fornitura, che le aziende stesse, che improvvisamente sono state costrette ad evitare di mandare in giro il loro personale (fatte salve esigenze non ovviabili), senza prospettive certe rispetto al futuro.
Possiamo dire che il mondo di viaggi di lavoro ha iniziato il suo risveglio dal letargo forzato; sono riprese le trasferte in parecchi settori merceologici, ed ha iniziato lentamente ad aumentare la capacità di trasporto delle compagnie aeree (il principale attore in termini di trasporto e di volumi generati) con percentuali ben auguranti; ovvero di ripresa a due digit in cui il primo tende a due (se pur lentamente).
È poi necessario ricordare come il settore identifichi l’anno 2025 come quello in cui si sarà ritornati ai volumi del 2019, l’ultimo anno pieno anche per i viaggi di lavoro. Due considerazioni: una di tipo “storico”, ovvero il settore reagisce ad un determinato tipo di crisi in un arco temporale che oscilla tra i 5 ed i 6 anni, ed una di mercato, ovvero il fatto che se le previsioni dicono che il 2025 dovrà vedere di nuovo il settore a regime, da qui a tale data non potrà che esserci un incremento esponenziale dei viaggi, fermo restando altri eventuali fattori di blocco.
L’escalation della crisi in Ucraina da un lato ha visto chiusure incrociate di spazi aerei con impatti sugli operativi dei voli, dall'altro un incremento della componente tasse-carburante della biglietteria aerea. Il mercato ha rivisto i paradigmi che lo governano, e li ha improntati ad una sempre maggiore flessibilità; purtroppo, troppo spesso le aziende non sono altrettanto rapide nell’adeguarsi, ma è indubbio come, nel futuro a breve/medio termine, risulterà vincente chi sarà stato in grado di dotarsi di strumenti di controllo e supporto alla razionalizzazione.

